AMALTEO GIOVANNI BATTISTA

AMALTEO GIOVANNI BATTISTA (1525 - 1573)

cistercense, poeta

Nacque nel 1525 a Oderzo, terzogenito di Francesco, che fu stimato maestro e dotto umanista; tra i suoi zii paterni furono Cornelio Paolo e Marcantonio, letterati di notevole reputazione, e una Natalia, dal cui matrimonio con Lunardo della Motta nacque il celebre pittore Pomponio Amalteo. La madre dell’A., Emilia Melchiori, apparteneva a una nobile famiglia opitergina. L’ambiente familiare, oltremodo colto e dedito tradizionalmente all’arte e alla poesia, influenzò l’A. così come il fratello suo maggiore Girolamo e il minore Cornelio: ancora ragazzo diede le prime prove poetiche, tra le quali un carme in lode del cardinale Girolamo Aleandro. Si trasferì presto a Venezia, dove conobbe e frequentò Trifone Gabriel, cui fu particolarmente legato e di cui lamentò la morte in un pregevole epigramma funebre; conobbe inoltre Paolo Manuzio, Girolamo da Molino, Sperone Speroni, Pietro Aretino, Giovanni Giustiniani, Federico Badoer. I rapporti d’amicizia allora inaugurati proseguirono negli anni, com’è provato dalla sua corrispondenza. Nel 1545 si spostò a Padova, coltivando ancora i prediletti studi letterari, frequentando i cenacoli della città, e anche lavorando come istitutore dei figli di Giovanni Lippomani; finché, nel 1548, decise di dedicarsi agli studi giuridici. ... leggi Era una scelta dettata piuttosto da convenienza che da autentico interesse, tanto che scrisse al fratello Aurelio: «mi son dato allo studio delle leggi quasi contra natura e il voler mio». Il nuovo impegno non gli impedì di approfondire la conoscenza delle lingue classiche, e di comporre alcuni carmi latini, di cui tredici furono dati alle stampe in Venezia da Ludovico Dolce nel 1550. Tale raccolta, che in apertura conteneva le poesie di Benedetto Lampridio, non era autorizzata dall’A. (ciò si ricava anche dalla epistola dedicatoria di Dolce, che dice: «alterius [Benedicti Lampridi] … quotquot posteris commendanda ipse statuit, alterius [I. B. Amaltei] … pauca quaedam a me collecta»), e, come succede in simili casi, il testo era compromesso da molti refusi. Fin dai primi anni padovani ebbe la protezione di Federico Badoer, che seguì in ambasciate a Urbino, nel 1547, e l’anno successivo a Genova e a Milano. Furono queste occasioni per frequentare importanti personalità, fra le quali Girolamo Fracastoro e Girolamo Muzio. Il 26 ottobre 1552 conseguiva la laurea in diritto civile. Quattro anni più tardi, al seguito di Pietro Lippomani, intraprendeva un viaggio impegnativo verso il Nord Europa. Fu a Bruxelles, quindi a Londra e poi a Edimburgo. Ne nacquero nuove amicizie (con Giovanni Michiel, con Matteo Priuli e con Scipione Castro; ricordi di questo viaggio sono anche in più tardi componimenti poetici a quegli amici indirizzati), ma non l’impiego onorevole che l’A. stava cercando e che ottenne invece circa nel 1558 dalla Repubblica di Ragusa. Qui, accompagnato dal fratello Cornelio, per quattro anni svolse l’ufficio di segretario; e qui promosse la già viva cultura umanistica, chiamandovi a insegnare da Reggio Emilia Nascimbene Nascimbeni, ed esplorando il patrimonio librario, poiché, come scrisse a Paolo Manuzio in una lettera (edita a stampa) del 27 febbraio 1561, in città si diceva fossero dispersi codici greci «della libreria di re Mattia Corvino». La scelta di trasferirsi a Ragusa fu anche influenzata dalla presenza in quella città di Ludovico Beccadelli, già segretario del cardinale Contarini, attivo sostenitore della Riforma cattolica, ma anche appassionato umanista e studioso del Petrarca, che dal 1555 era stato (come egli stesso scrisse) «relegato» in Ragusa con la nomina ad arcivescovo della città. Nel 1562, sempre accompagnato da Cornelio, partì alla volta di Roma, dove divenne segretario del cardinale Carlo Borromeo, nonché segretario della commissione di otto cardinali preposti all’interpretazione dei decreti conciliari. Il suo interesse per gli studi umanistici ricevette nuovo impulso con la frequentazione dell’Accademia delle Notti vaticane, di cui fu attivissimo membro e per la quale compose varie dissertazioni erudite a carattere letterario, filosofico e teologico. Si trasferì quindi a Milano nel 1565, allorché Carlo Borromeo prese possesso di quella diocesi. Per i successivi tre anni, A. fu sempre a fianco del cardinale in qualità di segretario, svolgendo compiti di particolare fiducia, come la stesura della corrispondenza (documentano il laborioso incarico vari manoscritti ambrosiani) e la rappresentanza in numerose legazioni. A ricompensa della sua fedeltà ricevette quattro benefici ecclesiastici, tra i quali un canonicato in Padova. Ma non ne ricavò frutto immediato, anche perché solo nel 1568 decise di assumere vincolo religioso, entrando nell’ordine dei frati cistercensi di S. Salvatore in Lauro in Roma. In quello stesso anno, per interessamento del Borromeo e con l’appoggio del cardinal Francesco Alciati e di Nicolò Ormaneto, ottenne la carica di cameriere segreto del papa: lasciò perciò Milano alla volta di Roma, dove, sollevato dai precedenti e pressanti uffici, ebbe agio di dedicare nuovo impegno alle lettere. A questo periodo risalgono infatti alcune delle sue più fortunate composizioni poetiche, fra cui le tre, in tre diverse lingue, dedicate ai comandanti vincitori di Lepanto (rispettivamente: una canzone volgare a Marco Antonio Colonna; un’ode greca a don Giovanni d’Austria; un poemetto esametrico latino a Sebastiano Venier). Nel 1572 con l’elezione al pontificato del cardinale Ugo Boncompagni (papa Gregorio XIII), già accademico delle Notti vaticane, l’A. ottenne nuovi riconoscimenti: il cavalierato di Gerusalemme e il cavalierato di Gesù Cristo. Morì a Roma il 23 febbraio 1573, e fu sepolto in S. Salvatore in Lauro. Come per i fratelli Girolamo e Cornelio, la fortuna dell’A. si deve specialmente alla raccolta delle sue poesie latine curata da Girolamo Aleandro il Giovane, pubblicata a Venezia nel 1627: essa comprende 74 carmina di A. e fu per due volte ristampata ad Amsterdam, nel 1689 e nel 1728, unitamente alle poesie di Sannazaro. Cinque egloghe, già edite da Ludovico Dolce e poi dall’Aleandro, furono ristampate a Bergamo nel 1753 in appendice alla prestigiosa raccolta di Carmina quinque illustrium poetarum, Petri Bembi, Andreae Naugerii, Balthassaris Castillionii, Joannis Casae, et Angeli Politiani (tale edizione riproduce la precaria edizione del Dolce, non quella più corretta e affidabile dell’Aleandro). Nella raccolta Versi editi ed inediti di Girolamo, Giambattista, Cornelio fratelli Amaltei tradotti da varii sono antologizzate le traduzioni di 17 carmina dell’A. già editi da Aleandro. Fra le poesie latine speciale notorietà ebbero le egloghe pastorali: caratterizzate da una struttura omogenea, esse sono tutte monodiche; omaggiano celebri personalità del tempo (Cosimo I Granduca di Toscana, Cristoforo Madruzzo, Marcello Cervini, Federico Badoer); sono prive sia di riferimenti autobiografici espliciti, sia di risvolti allegorici; in tutte sono evidenti gli importi dalle Eclogae piscatoriae del Sannazaro. Negli epigrammi latini l’A., come il fratello Girolamo, seppe mettere a frutto la lettura della Anthologia graeca, componendo versi che in qualche caso traducono alla lettera gli originali greci. Le rime volgari, che furono stampate in varie raccolte e comprendono sonetti, una sestina, un’anacreontica, stanze, madrigali e canzoni, hanno carattere prevalentemente amoroso e furono occasionate da un’esperienza autobiografica sofferta, cioè l’amore per una fanciulla di Cividale del Friuli. Nell’epistolario l’A. la ritrae con i caratteri propri di una cortigiana, mentre nelle liriche amorose le conferisce una dimensione più spirituale e consonante con i dettami della lirica amorosa bembesca, senza tuttavia privarla della sua fisica umanità e descrivendo la relazione amorosa con accenti anche fortemente sensuali. Ma in quest’ambito le prove di originalità sono rare, e frequenti sono invece le poesie (specie quelle che lamentano la fine dell’amore e la gelosia per la donna perduta) improntate a un petrarchismo di maniera.

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Bibliografia

Mss BAV, Vat. Ottob. it., 2418 (corrispondenza dell’A.); Ibid., Vat. Reg. lat., 2027 (corrispondenza dell’A.); mss Milano, Biblioteca Ambrosiana, G 46 inf.; P 1 sup.; R 100 sup. (lettere scritte dall’A. per Carlo Borromeo); ms BGSD, 224 (p. 565: Catalogo delle lettere volgari di G. B. Amalteo).

Trofeo della Vittoria Sacra ottenuta dalla Christianissima lega nell’anno 1571, rizzato dai più dotti spiriti […] con diverse rime […] disposte da Luigi Groto, Cieco di Hadria, Venezia, Bordogna e Patriani, 1572 (c. 80v-82v canzone a M.A. Colonna); le rime amorose sono in A. ARRIVABENE, Libro terzo de le rime di diversi nobilissimi et eccellentissimi autori nuovamente raccolte, Venezia, al segno del Pozzo [A. Arrivabene], 1550; Il primo volume delle rime scelte da diversi autori, di nuovo corrette et ristampate, Venezia, Giolito de Ferrari, 1563; D. ATANAGI, De le rime di diversi nobili poeti toscani, Venezia, Avanzo, 1565. Lettera di N. N. al signor Raimondo Cecchetti intorno a Giovambatista e Girolamo fratelli Amaltei, in Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, a cura di A. CALOGERÀ, II, Venezia, C. Zane, 1729, 227-271: 231-240

LIRUTI, Notizie delle vite, II, 38-54; A. BUIATTI, Amalteo, Giovanni Battista, in DBI, 2 (1960), 629-631; KRISTELLER, Iter Italicum, I, 290b, 305b, 310a; II, Ibid. ... leggi, 1967, 405a; L. BERRA, L’Accademia delle Notti Vaticane fondata da S. Carlo Borromeo, Roma, Bretschneider, 1915; ID. Un umanista del Cinquecento al servizio degli uomini della Controriforma. Giovambattista Amalteo friulano (1525-1573), «L’Arcadia», 1 (1917), 19-48; Ibid. 2 (1917), 47-86; Ibid. 3 (1918), 117-134; E. PASTORELLO, L’epistolario manuziano: inventario cronologico-analitico, 1483-1597, Firenze, Olschki, 1957, 84 (per la lettera a P. Manuzio, febbraio 1561); G. PIZZI, Storia degli Amaltei, Oderzo, Becco Giallo, 1990 (Passato e Presente. Le storie, 2), 48-60; M. MOSCHELLA, Amalteo, Giovanni Battista, in Letteratura italiana diretta da A. ASOR ROSA, Gli autori. Dizionario bio-bibliografico e indici, I, Torino, Einaudi, 1990, 69 s.; Acta graduum academicorum Gymnasii Patavini ab anno 1551 ad annum 1565, a cura di E. DALLA FRANCESCA - E. VERONESE, Roma/Padova, Antenore, 2001, 78 n., 196; Gentilhomeni, 386-387; D. BARTOLINI, Diplomi di laurea degli Amalteo nella Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia (1533-1569), «Quaderni per la storia dell’Università di Padova», 39 (2006), 221-230; M. VENIER, Poesia latina degli Amalteo, «Aevum», 80/3 (2006), 687-716.

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