ANTONIO DI MARTINO DA CIVIDALE (1260 ca.-1342)

ANTONIO DI MARTINO DA CIVIDALE (1260 ca.-1342)

magister, notaio

Immagine del soggetto

Signum del notaio Antonio da Cividale.

Le origini familiari del notaio A. da C. rappresentano un caso esemplare di quella mobilità che contraddistinse la società cividale sullo scorcio del XIII e gli inizi del XIV secolo, in cui  legittime aspirazioni di riconoscimento e innalzamento sociale sembrano aver indotto alcuni membri dell’emergente ceto artigiano ad avviare i propri figli agli studi al fine di poter far loro esercitare la prestigiosa professione di notaio. Il padre di A., mastro Martino sarto († 9 aprile 1291) – figlio a sua volta di un macellaio, tale Rubeus becharius – ebbe dalla moglie Maria (†12 giugno 1286), altri due figli. Uno di questi, Pellegrino, ricalcando le orme del padre, svolse l’attività di sarto: dei suoi due figli maschi, Giacomo e Odorico, il secondo svolse anch’egli l’attività di notaio, attestata per il primo ventennio del XIV secolo. L’altro fratello di A., Matiussio detto Bricillo, seguì il mestiere del nonno macellaio, benché inizialmente fosse stato avviato agli studi: nel 1296 egli è infatto menzionato con la  qualifica di scholaris. Poi, il 28 febbraio 1300, presente il fratello notaio, Matiusso detto Bricillo e la moglie Bella acquistavano dai nipoti Giacomo e Odorico, figli di Pellegrino sarto, una casa a Cividale, nella piazza del mercato del sale. Entrambi i coniugi sono ricordati nel libro degli anniversari di Cividale: prima Bella (†29 novembre 1306) e poco meno di un anno dopo Bricilg carnifex (†18 ottobre 1307). Quanto ad A., nato a Cividale presumibilmente intorno agli anni Sessanta del secolo, si sa che ricevette in commissione dal patriarca Raimondo della Torre le note di un omonimo collega: sette dei suoi documenti più risalenti (1285-1287) sono infatti riduzioni in publicam formam di note di Antonio da Cividale del fu vicedomino, del quale fu molto probabilmente un discepolo. ... leggi Dal settembre 1286 fino a tutti gli anni Trenta del secolo XIV il notaio svolse un’intensissima attività, a testimonianza della quale sono rimaste numerose pergamene autografe e frammenti di protocolli. Fu A. a scrivere una parte consistente degli statuti di Cividale il 25 luglio 1291, così come il 21 ottobre 1296. Nel frattempo, già dal 1294 (25 giugno) A. risulta notaio del comune di Cividale, in collaborazione col collega Nicolò del fu Francesco Noschetti che rivestiva allora la mansione di avvocato mercuriale. Nell’estate di quello stesso anno (21 agosto), A. acquistava da un macellaio di Cividale una casa nella contrada della Prepositura; aveva inoltre un terreno in borgo d’Oltreponte, vicino alle rive del Natisone e alla chiesa di San Lazzaro degli Infermi. L’anno seguente (1296), il notaio A. da C. fu camerario della chiesa cividalese di San Giovanni in Senodochio, il cui titolare, prete Giovanni, fu fratello di Giuliano da Cavalicco e coautore della Civitatensis Chronica. Assieme  al collega Odorico da Udine, già camerario di quella comunità, A. da C. redasse gli atti del parlamento della Patria, tenutosi a Cividale il 14 agosto 1299, in cui Fulchero del fu Rodolfo di Savorgnano, procuratore del canonico Giovanni da Ferentino vicario generale del neoletto patriarca d’Aquileia Pietro, col consenso dei rappresentanti delle comunità di Cividale, Udine e Gemona e di alcuni nobili friulani, obbligò i beni del Patriarcato per il pagamento di un ingente prestito. Agli inizi dell’anno successivo (25 gennaio 1300), A. vendette al decano e al capitolo di Cividale il reddito di quattro sestari di frumento che aveva su una braida edificata e un campo contiguo che il notaio teneva a Lovaria (a sud di Udine). Nel 1307 acquistò da due coniugi di Gagliano di Cividale i beni che questi tenevano iure livelli in quella località. Pochi giorni dopo, forse proprio per far fronte all’acquisto appena fatto, A. prese in prestito da Sabateo giudeo e dallo zio di questi, Abramo, quattro marche aquileiesi, come risulta in una nota scritta da suo nipote Odorico da Cividale (11 giugno). Il 9 giugno 1319, su richiesta del notaio Guglielmo, nipote del defunto maestro Gualtiero da Cividale, Pagano della Torre, patriarca di Aquileia eletto, commetteva a maestro A. da C. le note del defunto maestro Gualtiero fino ad allora tenute dal nipote. Il titolo di magister, che poi continuò a distinguere il notaio fino alla fine dei suoi giorni, compare qui per la prima volta, non si sa se come segno di distinzione o se effettivamente dovuto a un suo magistero (svolto forse presso le scuole laiche di Cividale). Il 2 agosto di quell’anno 1319 il presule d’Aquileia conferì a maestro A. da C una formale investitura (di una decima sui redditi di un monte non ben identificato): in ogni caso il notaio dové avere parecchi pascoli necessari ai numerosi capi di bestiame da lui posseduti, come testimoniano due diversi verbali per cause di abigeato mosse da A. rispettivamente contro Lazzaro da Premariacco (26 novembre 1321) e Ulrico d’Arcano (21 giugno 1323). Il 30 aprile 1326 aggiungeva due ulteriori articoli agli statuti di Cividale. Dal 1313 aveva cominciato a rogare anche il figlio, Nicolò di Antonio, avuto dalla moglie Richinda, di cui è nota solo la data di morte (15 novembre 1340). A. sarebbe morto da lì a poco più di due anni, a Cividale il 15 dicembre 1342.

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Bibliografia

Dei protocolli di A. da C. (inventariati sotto il nome di «Antonio Nicoletti») si sono conservati sei vacchette (1293-1342): ASU, NA, b. 669, fascicolo 3 (cc. 1-32 del 1293; cc. 33-45 databili post 1319) e fascicolo 4; [cc. 7-72]; b. 670, fascicolo 2, cc. 5-6; per un elenco delle pergamene autografe duecentesche di A. da C. cfr. S. Blancato, I notai del Patriarcato di Aquileia. Uomini delle istituzioni patriarchine (seconda metà del XIII secolo), tesi di dottorato, Università degli Studi di Udine, a.a. 2015-2016 (disponibile in: https://dspace-uniud.cineca.it/handle/10990/729), 354 n. 402. MANC, PC, t. IX, ni 31, 60; ASU, NA, b. 667/2, 31r; b. 667/4, 10v; b. 667/5, 24r; b. 668/5, 72v, 78r; b. 668/6, 7v, 55r-v; b. 670/9, 55r BIANCHI, Indice, ni 589, 591, 671, 747, 749, 817, 821, 840, 859-861, 865-868, 870-876, 878, 899, 912, 995, 997, 1000, 1006, 1011, 1014, 1016, 1033-1034, 1038-1040, 1060-1061, 1067-1069, 1072-1074, 1082, 1246, 1276, 1428, 1433, 1445, 1506, 1554, 1565, 1568-1570, 1573, 1580, 1583-1586, 1591, 1593-1594, 1602, 1605-1608, 1610, 1612, 1616, 1619, 2215, 2447, 2450, 2702, 2849, 3046, 3048, 3079; ID., Documenti al 1325, 31 n° 16, 181 n° 87, 191-192 ni 95-96, 239 n° 118, 276-278 n°141, 282-283 n° 146, 301 n° 157, 307-308 n° 163, 320 n° 174, 426 n° 237, 446-447 n° 247, 466 n° 264, 472 n° 268, 477-480 ni 273-274, 494-496 ni 285-286, 500 n° 291, 519 n° 304, 566-567 n° 341, 630 n° 373, 637 n° 377;  ID., Documenti al 1332, 3 n° 426. S. Blancato, I notai del Patriarcato di Aquileia. Uomini delle istituzioni patriarchine (seconda metà del XIII secolo), tesi di dottorato, Università degli Studi di Udine, a. ... leggia. 2015-2016 (disponibile in: https://dspace-uniud.cineca.it/handle/10990/729), 352-356, 542-543 n° XVII; LEICHT, Parlamento,  37-38  n° XLI; L. PANI, Gualtiero, 60 n. 160, 62 e n. 66, 161 n° 63, 230 n° 133, 246 n° 147, 252 n° 151, 328 n° 229, 335 n° 238, 374-375 n° 273; SCALON, Libri degli anniversari, 289 e n. 34, 338, 464, 486, 497, 512 e n. 47; Statuta Civitatis Austriae. Nozze Volpe-Pasini, a cura di A. Volpe, Udine 1891, 10-14, 80-81.Chiudi

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