ARCANO (D’) GIULIO

ARCANO (D’) GIULIO

docente di diritto canonico, giurista

Immagine del soggetto

Stemma dei signori d’Arcano, chiamati Tricani per i tre cani dello scudo centrale.

Figlio di Giovanni Nicolò e di Regina di Polcenigo, fu un importante giureconsulto del secolo XVI. La data della sua nascita, indicata in genere nel 1513, deve forse essere, anche se di pochi anni, retrodatata sulla base di alcuni atti che lo vedono nel 1600 comparire in qualità di testimone all’età di novantadue anni o, come nel patto dotale riguardante Camilla d’Arcano (figlia di Nicolò e nipote di G., padre di quest’ultimo) redatto dal notaio Aloisio (Luigi) Amalteo in data 24 febbraio 1602, quando G. risultava ancora in vita, quasi centenario. La presenza della famiglia d’Arcano, attestata anticamente anche con il nome Tricano, è documentata in Friuli a partire dal XII secolo. Proveniente dalla Baviera e discendente da un ceppo originario della Slavonia, secondo alcune fonti connesso direttamente con la casa regnante di Croazia, la famiglia d’Arcano fu ascritta fin «da tempo immemorabile» tra i vassalli del patriarca di Aquileia e successivamente si vide riconoscere dalla Repubblica di Venezia l’investitura per il castello d’Arcano, cui era associato il titolo comitale. Sul feudo che comprendeva la villa di Arcano, diverse ville minori e i territori ad esse circostanti, le prerogative della famiglia erano ampie e prevedevano, tra gli altri diritti, l’esercizio del «mero et misto imperio» e il libero utilizzo delle acque del torrente Corno. Nel giugno del 1522, in seguito alla morte del padre «Giannicolò de’ signori d’Arcano», G. e i suoi fratelli, fra i quali vanno ricordati il celebre poeta Giovanni Mauro e il cavaliere gerosolimitano Alfonso, con atto del notaio Niccolò Varmeo di Udine, ricevettero dal luogotenente Antonio Bon, l’investitura feudale del castello e dei territori ed abitati ad esso connessi. Al godimento di questi benefici, come si evince da un atto redatto in data 20 febbraio 1546 dal notaio di San Daniele Mattia Milini, vanno sommate altre prerogative quali la giurisdizione per la festa di S. Floriano a Pozzalis e di S. Maria Assunta a Cisterna, nonostante queste ville fossero soggette al luogotenente della Patria. ... leggi Secondo quanto scrive il Liruti (e il di Manzano riprende), G. fu «dottore in legge ed uno de’ rinomati giureconsulti che fiorirono circa il 1560. Non esercitò la professione di avvocato, ma fu professore pubblico di diritto canonico in Padova, indi di feudi in quella Università l’anno 1530». Pur permanendo un’incertezza sugli anni precisi d’esercizio della docenza, la notizia viene confermata dai Fasti gymnasii patavini ab anno 1260 ad annum 1752 collecti del Facciolati, dove il nome di G. compare fra i docenti della «Iuris civilis scholae». Il legame con Padova, oltre che professionale, fu anche intimo e familiare. G., infatti, probabilmente tra la fine degli anni Trenta e gli anni Quaranta del Cinquecento, sposò la nobildonna padovana Camilla Capodivacca, figlia di Federico. Da essa ebbe cinque figli: Nicolò, Archilia, Filippo, Riccarda ed Emilio. Due di essi, Emilio e Nicolò, compaiono in un documento datato 23 gennaio 1604, ove, in seguito alla scomparsa del padre, fanno richiesta alla pubblica autorità di ricevere l’investitura del castello di Arcano e relative prerogative feudali. Personaggio di spicco della nobiltà friulana, G. ricoprì diverse cariche (tra le altre quella di capitano di Belgrado), la maggior parte delle quali sulla scena pubblica udinese: nell’ottobre del 1565 venne inserito in qualità di membro straordinario fra i conservatori del Monte della città di Udine (ove lo ritroviamo anche nel 1589), mentre l’anno seguente (1566) venne ascritto al Maggior consiglio in qualità di consigliere nobile perpetuo. Fu inoltre deputato (1569, 1572, 1574, 1585, 1588, 1590, 1592, 1595), membro della giunta (1570, 1577, 1587, 1591, 1593, 1594, 1597), provveditore alla sanità (1573, 1585), censore (1575), procuratore alla pace e ai matrimoni (1577, 1588).

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Bibliografia

ACAU, Acta Curiae, Extraordinarium, 4, atto datato 24 luglio 1600; Ibid., AOSM, 255, 109; ASU, Archivio d’Arcano, 54 buste (in particolare 7, 18); Ibid., NA, 3912, atto redatto dal notaio Mattia Milini in data 20 febbraio 1546; Ibid., 3913, atto redatto dal notaio Mattia Milini di San Daniele in data 23 settembre 1555; BCU, CA, Annales, LVI-LXIV; Ibid., CA, inv. 236, Descrizione di tutti i consiglieri nobili e popolari sii ordinari come straordinari, perpetui et annuali, ch’entrano nel magnifico Maggior consiglio di Udine, 1563-1779, e consiglieri straordinari ch’entrano nel consiglio per cagione d’uffici, che amministrano insieme con la nota di tutti gli ufficiali de la mag.ca comunità, 1563-1611; Ibid., inv. 249, Consiglieri nobili da 1529 a 1798; Ibid., Del Torso, Genealogie, Fam. d’Arcano; mss Joppi, 74, Famiglia d’Arcano; ivi, 179, f. 41-43; Ibid., Principale, 1006/I, Famiglie friulane, Intorno ai re della Croazia ed alla famiglia d’Arcano; ivi, 1015/I, Investitura feudale Co. d’Arcano.

J. FACCIOLATI, Fasti Gymnasii Patavini ab anno 1260 ad annum 1752 collecti, Padova, Forni, 1757, III, De gymnasii rectoribus et professoribus ad anno MDX-VII, 165; LIRUTI, Notizie delle vite, II, 77-78; DI MANZANO, Annali, VII, 158; V. JOPPI, Il castello di Moruzzo ed i suoi signori: saggio storico, Udine, Patronato, 1895; E. DEGANI, I signori del castello d’Arcano, Udine, Del Bianco, 1897 (nozze Arcano-Porcia e Brugnera); I. ANTONIUTTI, Brevi cenni sul castello dei nobili signori d’Arcano e su alcuni personaggi illustri del medesimo casato, Udine, Tipo-Litografia Passero, 1922; G. FRAU, Dizionario toponomastico del Friuli-Venezia Giulia, Udine, Istituto per l’enciclopedia del Friuli Venezia Giulia, 1978, voce “Arcano”; Storia e cultura nella terra di Gian Mauro d’Arcano, Rive d’Arcano, Centro friulano di studi “Ippolito Nievo”, 1991; G. VENUTI - C. VENUTI, Rive d’Arcano: un comune del Friuli, Udine, Designgraf, 1998.

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