BALDISSERA ANTONIO (1838-1917)

BALDISSERA ANTONIO (1838-1917)

generale, senatore

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Il generale senatore Antonio Baldissera.

Nato a Padova il 27 maggio 1838 da Antonio e Maddalena Marini, rimasto orfano di padre, con la madre si trasferì a Udine e lì «venne raccolto per strada dall’arcivescovo di Udine» Zaccaria Bricito che l’aveva poi raccomandato alla moglie dell’imperatore Ferdinando I, Maria Anna, figlia di Vittorio Emanuele re di Sardegna, che provvide a educarlo e a iscriverlo all’Accademia militare di Wiener Neustadt. Al corso del 1851 B. trovò pochi rampolli della nobiltà lombardo-veneta, ma molti della borghesia statale “italiana”, tra cui l’udinese Augusto Codemo che con lui passerà nel Regio esercito nel 1866. Nominato tenente nel 1857, entrò nel prestigioso 59° Rainer (arciduca Ranieri, Inhaber del reggimento), composto esclusivamente da soldati salisburghesi. Venne decorato nella guerra contro i franco piemontesi del 1859 per il coraggio nel combattimento sulla riva del Sesia quale ufficiale di Stato Maggiore. Promosso capitano, passò poi nel VII battaglione Jäger. Invitato dai comitati italiani, rifiutò di disertare per ragioni di lealtà nei confronti della Casa imperiale che l’aveva beneficiato così generosamente. Partecipò, alla battaglia di Custoza del 1866 quale ufficiale dello Stato Maggiore del generale Joseph Maroicic. Solo dopo che il Veneto e il Friuli furono ceduti al Regno di Sardegna, chiese d’entrare nell’esercito sabaudo. Fu subito apprezzato per cultura, calma, energia, professionalità e fermezza morale, che non erano doti molto comuni in un esercito dinastico, ma di caserma, ove si parlava solo piemontese. Gli fecero quindi fare “la gavetta” mandandolo nelle caserme delle regioni da poco entrate a far parte del Regno d’Italia. Fu a Firenze al comando del 7° reggimento bersaglieri; si sposò il 25 settembre 1879 con Luisa Mariani ed ebbe Camilla (Clelia) e Letizia (Lete). Da Firenze partì per l’Eritrea, nella spedizione del generale Alessandro Asinari di San Marzano nel 1887. Asinari era inadatto a un comando di un corpo di spedizione e il governo Crispi lo richiamò in Italia, mentre B. assunse il comando della colonia e rimase a Massaua con circa 6.000 uomini. ... leggi A detta dello storico Roberto Battaglia, la pratica coloniale subì “un salto di qualità”, B. fu l’“uomo nuovo” che praticò un crudo e spregiudicato realismo: sapeva esattamente cosa fare e si servì degli indigeni e delle loro divisioni interne per esercitare su di loro un controllo e un dominio con il minimo sforzo e con i massimi risultati. Riprese le trattative con il Negus Giovanni, interrotte dal di San Marzano. Curando la buona amministrazione, fece aprire strade, costruire fortificazioni, allestire ospedali, migliorò i servizi di cassa, posta e di dogana, imponendo la legge italiana ai mercanti che affollavano Massaua. Nei mesi seguenti B. riuscì a convincere il ministro della Guerra Bertolé-Viale a non intervenire militarmente, come avrebbe invece voluto Crispi, nella crisi seguente la morte del Negus. Siccome Crispi non demordeva e pretendeva l’occupazione militare pura e semplice, B. chiese il rimpatrio per una presunta infermità agli occhi. Era appena giunto sulla riva del Mar Rosso il suo successore, il generale Baldassarre Orrero, che la colonia prendeva il nome di Eritrea e, con decreto del 5 gennaio 1890, ebbe il suo ordinamento civile. Crispi aveva quindi trionfato, ma da quel momento la politica imperialista italiana perse il senso della misura e del controllo politico. Il generale Oreste Baratieri fu mandato in Eritrea come governatore nel 1892, ma fu sconfitto prima ad Amba Alagi nel 1895, poi a Macallé nel gennaio 1896, nonostante in febbraio fosse stata stabilita l’avvicendamento con B., Baratieri ordinò l’avanzata verso Adua del corpo di spedizione italiano e il 1° marzo subì una delle più cocenti sconfitte delle guerre coloniali. B. sbarcò a Massaua tre giorni dopo. Mandò subito verso Tucruf una colonna di 3.000 ascari al comando del colonnello Francesco Stevani che il 3 aprile inflisse una netta sconfitta a 6.000 dervisci. Poi avanzò verso l’Adigrat e il 4 maggio liberò il forte in cui si erano asserragliati 1.400 soldati italiani. Ottenuta poi la liberazione dei prigionieri fatti dai tigrini ad Adua, si ritirò imbattuto il 18 maggio. Rientrato in Italia, comandò i corpi d’armata di Ancona e di Firenze. Probabilmente rifiutò il titolo comitale e si accontentò di diventare senatore nel 1904. Si spense a Firenze l’8 gennaio 1917. È sepolto nel cimitero di Soffiano.

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Bibliografia

E. BELLAVITA, Adua, Genova 1988; R. BATTAGLIA, La prima guerra d’Africa, Torino 1958; P. PIERI, Baldissera, Antonio, in DBI, 5 (1963).

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