BASAGLIA FRANCO

BASAGLIA FRANCO (1924 - 1980)

psichiatra

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Lo psichiatra Franco Basaglia.

Nacque a Venezia l’11 marzo 1924 in una famiglia agiata. Dopo aver conseguito la maturità classica, nel 1943 si iscrisse all’Università di Padova, dove nel 1949 si laureò in medicina e chirurgia. Iniziò quindi a frequentare la Clinica di malattie nervose e mentali della città del Santo, specializzandosi nel 1952. Seppur sconsigliato dal nutrire ambizioni universitarie, B. svolse un intenso lavoro di ricerca e di studio, che sfociò nella produzione di numerose pubblicazioni scientifiche. Dopo aver sposato Franca Ongaro, dalla quale ebbe due figli e con la quale avrebbe curato molti dei suoi scritti, e aver conseguito nel 1958 la libera docenza in psichiatria, nel 1961 vinse il concorso per la direzione dell’ospedale psichiatrico di Gorizia. Per B., il passaggio dall’università al manicomio, una sorta di «salto nel buio» da molti interpretato come un fallimento, rappresentò l’inizio di un percorso che avrebbe segnato qualche anno più tardi un cambiamento epocale nella storia della psichiatria. A Gorizia egli fu immediatamente colpito dalla realtà del manicomio, che non aveva mai incontrato prima e che reputò eccessivamente dura, un «orrore», un luogo «dove l’uomo aveva perso ogni dignità», simile al carcere dove era stato detenuto per motivi politici durante la Resistenza. Iniziò qui a maturare il progetto di radicale trasformazione istituzionale. Avendo come modello la comunità terapeutica di Dingleton (Scozia), diede all’ospedale da lui diretto una nuova organizzazione e nuove regole, volte a eliminare «le contenzioni fisiche e le terapie di shock», e nel contempo tese a prestare maggiore attenzione alle condizioni di vita dei degenti, idee che furono raccolte in una comunicazione dal titolo La distruzione dell’ospedale psichiatrico come luogo di istituzionalizzazione, presentata al I congresso internazionale di psichiatria sociale, tenutosi a Londra nel 1964. Tuttavia l’esperimento goriziano non andò a buon fine a causa dell’opposizione dell’amministrazione locale e per lo stesso motivo fallì a Colorno (Parma), dove alla fine degli anni Sessanta era stato chiamato a dirigere l’ospedale psichiatrico. ... leggi La svolta nel progetto di riforma avvenne nel 1971, quando accettò la direzione dell’ospedale psichiatrico di Trieste. Qui, infatti, B. trovò il pieno appoggio della provincia e del suo presidente, Michele Zanetti, che gli permisero di costruire la sua équipe e di presentare un programma di «ristrutturazione dell’assistenza psichiatrica provinciale» con l’obiettivo finale di arrivare alla chiusura del manicomio e alla contemporanea creazione di una rete di servizi esterni. Uno dei primi risultati concreti fu la nascita nel 1973 della Cooperativa lavoratori uniti di Trieste (CLU), prima esperienza italiana di cooperativa sociale in campo psichiatrico, con cui si tentò di cambiare lo status dei ricoverati, che da semplici malati divennero cittadini-lavoratori. Nel 1975 vennero aperti a Trieste i primi centri di salute mentale col duplice obiettivo di frenare i nuovi ricoveri e fornire assistenza alle persone dimesse dal manicomio. Ormai il terreno era pronto e nel 1977 venne annunciata la chiusura dell’ospedale psichiatrico di Trieste. Il più grande successo del medico veneziano fu l’approvazione della legge n. 180 del 13 maggio 1978, Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori, nota anche come legge Basaglia, con cui venne avviata in Italia la definitiva chiusura dei manicomi. Nel novembre 1979 lasciò Trieste per trasferirsi a Roma, dove assunse l’incarico di coordinatore dei servizi psichiatrici della regione Lazio. Morì a Venezia il 29 agosto 1980.

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Bibliografia

F. DE PERI, Il medico e il folle: istituzione psichiatrica, sapere scientifico e pensiero medico fra Otto e Novecento, in Storia d’Italia. Annali, 7. Malattia e medicina, a cura di F. DELLA PERUTA, Torino, Einaudi, 1984, 1057-1140: 1134-1140; M. COLUCCI - P. DI VITTORIO, Franco Basaglia, Milano, Bruno Mondadori, 2001.

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