BASSI GIUSEPPE (1884-1959)

BASSI GIUSEPPE (1884-1959)

comandante degli Arditi

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Giuseppe Bassi, comandante degli Arditi.

Figlio di Giuseppe e di Luigia Calvi, nacque a Udine nel 1884. Nel 1904 entrò nell’Accademia militare di Modena uscendone nel 1906 con il grado di sottotenente dell’80° Roma con uno stipendio di 2.000 lire all’anno. Si era subito sposato con Ida Marini e a Treviso aveva avuto Luigi nel 1907 e Vittoria nel 1913. Nel 1911 era andato in Libia con l’86° reggimento della Verona e aveva combattuto a Ommerzen e Aimara e in altre operazioni nell’interno. Rientrò in Italia nel 1916 con il grado di capitano. Al comando di una compagnia, aveva combattuto con il 150° Trapani sul monte San Marco di Gorizia il 19 agosto 1916 meritandosi una medaglia d’argento per aver conquistato una trincea. Il 1° novembre aveva partecipato, sempre sul San Marco, agli assalti contro le trincee “Cuore” e “Belpoggio”, assumendo in battaglia il comando del III battaglione. Grazie a quest’azione era stato promosso maggiore per merito di guerra. L’8 novembre Bassi inoltrò al comandante della 48a divisione, il generale Caviglia, una ‘Memoria’ intitolata Costituzione e impiego delle sezioni pistole mitragliatrici che trattava le nuove forme di assalto con armi automatiche e bombe a mano. Aveva fatto costruire da una ditta udinese una dozzina di porta-mitragliatrici che gli consentì di portare da 8 a 16 le mitragliatrici leggere per ogni compagnia. Il San Marco era destinato a essere la sua montagna fortunata. Il 15 maggio 1917 portò al contrattacco il suo battaglione sul Dosso del Palo, prese la sella, ma dovette ritirarsi davanti alla marea avversaria. Venne decorato della seconda medaglia d’argento. ... leggi Il ruolo svolto da B. sul San Marco fu tale che gli venne pure intitolata, nell’area di Belpoggio, una trincea, “il saliente Bassi”. Con il III/150° Trapani il 7 giugno 1917, senza alcuna preparazione di artiglieria, attaccò la contesissima posizione di Dosso del Palo. Le compagnie erano precedute da audaci plotoni creati da B., detti di “pistolettieri” in quanto impiegavano le pistole mitragliatrici come elemento mobile di fuoco con la famosa imbragatura. Essi assaltarono velocissimi le trincee nemiche e ne annientarono i difensori con raffiche di mitragliatrice e lanci di bombe a mano. In breve la posizione fu conquistata e su di essa affluirono i rincalzi. Pochi giorni dopo il generale Grazioli, comandate della 48a divisione, incaricava B. d’iniziare l’addestramento del I reparto d’assalto (quattro plotoni) e il 12 giugno egli fu in grado di fare una dimostrazione alla presenza di Grazioli. Gli valse un’altra promozione a tenente colonnello per merito di guerra; in agosto infine diventò colonnello. Nel campo di addestramento voluto dal generale Grazioli a Russiz di Cormons, il 19 luglio B. diresse un’esercitazione alla quale, insieme ai reparti speciali, presero parte una sezione di artiglieria someggiata, la sezione Bettica della ‘Lambro’ e un numero imprecisato di apparecchi lanciafiamme e mitragliatrici pistole. Erano presenti Garzioli, Capello, comandante della 2a armata, e Cadorna, capo di Stato Maggiore generale. Probabilmente, dopo la medaglia d’oro Aurelio Baruzzi, ch’era entrato per primo a Gorizia l’8 agosto facendo praticamente da solo oltre 200 prigionieri, B. era il personaggio più famoso sul fronte goriziano: l’esempio dell’ufficiale della nuova Italia che per merito arrivava al grado di colonnello. La sede della nuova unità fu a Sdricca di Manzano, sulla destra del Natisone dove era possibile dare alle esercitazioni a fuoco tutto lo sviluppo e il realismo necessari. Il 29 luglio, data rimasta a celebrare la nascita del corpo degli arditi, al I reparto d’assalto fu consegnata la bandiera di combattimento alla presenza del re. Nuovi assalti si ebbero sull’altopiano della Bainsizza, a Madoni, in settembre. Alla fine di ottobre, prima degli eventi di Caporetto, erano costituiti o in formazione sei reparti d’assalto, circa seimila uomini. B. aveva impostato l’addestramento sulla velocità di piccole squadre di mitragliatrici leggere per tutta la durata dell’operazione, accompagnata dal tiro dei cannoni “leggeri” 65/17. Gli arditi erano l’unico reparto dell’esercito dotato di un addestramento per la guerra moderna basato su una rigorosa preparazione tecnica, fisica e morale. Il 28 ottobre a Udine, durante la ritirata, gli arditi del I reparto agli ordini del braccio destro di B., il capitano Maggiorino Radicati di Primeglio, tennero testa ai battaglioni d’assalto tedeschi per tutto il giorno consentendo ai resti del corpo d’armata del generale Badoglio, di ripiegare verso San Daniele. B. comandò altre azioni di contenimento al ponte di Pinzano sul Tagliamento, a quello di Vidor sul Piave. Qui alle otto di sera del 10 novembre, i sopravvissuti del IV reparto d’assalto con il colonnello e capitano Marescalchi passarono per ultimi sulla riva destra del Piave prima che le arcate del ponte di Vidor saltassero in aria. In dicembre B. fu allontanato dal comando perché il nuovo Comando Supremo, nella riorganizzazione del nuovo esercito, posto strategicamente sulla difensiva, era contrario a un corpo degli arditi separato dai comandi dei corpi d’armata: sarebbero stati un supporto di truppe speciali per piccole azioni. Nell’aprile del 1918 gli fu affidato il comando del 76° reggimento della ‘Napoli’ del II corpo d’armata del generale Albricci inviato in Francia. Durante il contrattacco francese del 22 luglio gli fu dato il comando di una colonna speciale d’assalto di 4.500 uomini che il 23 scardinò le difese tedesche, penetrò per oltre cinque chilometri nelle retrovie e raggiunse le località di Goeux e Premecy. Nel luglio 1919 gli venne affidato il comando del 1° reggimento d’assalto (1.700 uomini). Dopo un primo ciclo d’addestramento in Friuli il reparto venne destinato all’Albania nel giugno 1920. Vi rimase fino ad agosto, decimato dalla malaria. Nell’ottobre del 1920 agli arditi fu dato ordine di reprimere le agitazioni dei braccianti nella Bassa friulana, ottenendo un fermo rifiuto. Nel 1921 B. fu collocato a riposo. Nel 1924 B. fu designato Presidente dell’associazione nazionale arditi. Eletto deputato nella circoscrizione di Treviso si oppose ai tentativi di monopolizzazione del fascismo, agli abusi e malversazioni fino a che l’Associazione fu sciolta d’imperio nel 1928. Si estraniò dalla vita pubblica e su sua richiesta venne collocato in ausiliaria nel 1932. Morì a Napoli l’11 giugno 1959.

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Bibliografia

S. FARINA, Le truppe d'assalto italiane, Roma 1938 [nuova edizione: ID., Le truppe d'assalto italiane, a cura di F. CAVALLERO, Milano, Libreria Militare, 2005]; P. GASPARI, La battaglia dei capitani. Udine il 28 ottobre 1917, Udine, Gaspari, 2014; B. DI MARTINO F. CAPPELLANO, I reparti d’assalto nella grande guerra, Roma, Ufficio Storico S.M.E., 2016.

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