BATTISTELLA INA (CATERINA) (1889-1927)

BATTISTELLA INA (CATERINA) (1889-1927)

infermiera di guerra

Immagine del soggetto

Ina Battistella.

Era nata a Udine nel 1889 in una famiglia della media borghesia. Fu iscritta all’Educandato femminile Uccellis che, a causa di precarie condizioni di salute, frequentò per un solo anno. Autodidatta, assimilò il francese, l’inglese e lo spagnolo, lingue che usò correntemente. Appassionata di letteratura, seguì in particolare quella francese e quella spagnola, senza trascurare altri suoi interessi quali l’astronomia e il pianoforte. Convinta interventista, frequentò i corsi per infermiera gestiti dalla Croce Rossa Italiana, ma, complice il precipitare degli eventi bellici, non ne conseguì il diploma. Dal 24 maggio 1915, insieme alla zia Bice Prezioso, moglie di Roberto, già direttore del quotidiano “Il Piccolo” di Trieste, e con il giornalista Donati, compì diversi viaggi tra Udine e Trieste traportando giornali, lettere e passaporti falsi per Roberto, Sergio e Lucio Prezioso che volevano passare in Italia per combattere con l’esercito italiano e che fuggirono il 17 maggio 1915, prima di presentarsi per la chiamata alle armi nel 97° reggimento I.R. Con l’entrata in guerra dell’Italia prestò servizio fino alla fine del giugno 1915 presso l’ospedale militare di Toppo Wasserman di via Gemona per essere poi trasferita, a luglio, all’ospedale di guerra n. 11 di Cormons, nel Friuli ex austriaco, dove rimase fino al gennaio del 1917. L’ospedale fu sotto il fuoco dei 305 austriaci e il 30 luglio 1916 fu decorata di medaglia di bronzo al valor militare. Ina fu costretta nel gennaio 1917 a rientrare a Udine perché colpita da una malattia sistemica provocata dal morso di un ratto, trascorse alcuni mesi di convalescenza in famiglia. Appena guarita aveva chiesto di tornare negli ospedaletti da campo, ma da San Giorgio di Nogaro il 23 ottobre era ritornata a Udine mentre si spargeva la notizia dello sfondamento; accompagnò quindi sua cugina e il bambino al sicuro a Venezia. ... leggi Pensando che la sua opera fosse necessaria, ritornò subito a Udine proprio nel giorno in cui sul Torre e dentro la città si combatté un furibonda battaglia tra la retroguardia e gli arditi del capitano Radicati di Primeglio e le squadre d’assalto della 200a e 26a divisione germanica. Nell’ospedale per malattie infettive “Dante Alighieri” di Udine e vi rimase fino alla liberazione, sopravvivendo anche al contagio di un’epidemia di vaiolo contratto in servizio. Oltre alla medaglia di bronzo, fu decorata di una d’argento al valor militare: “Infermiera volontaria della Croce Rossa Italiana, sacrificando tutto il suo apostolato, si impose una clausura di fede e di pietà nell’ospedale contagiosi di Udine, durante un anno di dura dominazione nemica. Con amore, con energia e competenza, dignitosa e fiera verso l’invasore, si prodigò instancabilmente nella pericolosa missione, finché gravissimo morbo contratto in servizio ne minacciò seriamente l’esistenza. L’alba della liberazione di Udine la trovò armata di santo entusiasmo; generosamente si univa ai primi cittadini insorti per combattere e sbaragliare un battaglione austriaco che ancora resisteva ad una porta della città. Udine, 27 ottobre 1917-3 novembre 1918”; la medaglia d’oro della CRI e la medaglia “Florence Nightingale”. Ina Battistella nel 1919 presentò alla duchessa d’Aosta una relazione dal titolo Servendo sotto il nemico, in cui raccontò le sue avventure nei giorni dell’invasione del Friuli e nell’anno di occupazione. La sua notorietà è dovuta a una copertina della “Domenica del Corriere” del 22 dicembre 1918 che la ritrae addirittura con un fucile imbracciato mentre spara agli austro-ungheresi in fuga da Udine. Morì nel 1927.

Chiudi

Bibliografia

I. BATTISTELLA, Memorie, Udine 1952. M. PERRINI, P.L. SOLENTINO, Donne eroiche italiane decorate, Roma, Gruppo Medaglie d’oro, s.d., 29; E. ELLERO, Le donne nella prima guerra mondiale in Friuli e in Veneto, Udine, Gaspari, 2016; ELENA D’AOSTA, Accanto agli eroi, I. 1915-1916, II. 1916-1918, a cura di A. GRADENIGO, P. GASPARI, Udine, Gaspari, 2016, 2018.

Nessun commento

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *