BELGRADO ALFONSO

BELGRADO ALFONSO (1542 - 1593)

giurista

Immagine del soggetto

Rime dalla raccolta Helice (Venezia 1566) con un sonetto di Alfonso Belgrado.

Figlio di Leandro e di Orizia del Torso, entrambi di nobile casata, A. nacque a Udine nel 1542 (1545 secondo il del Torso). In questa città ricevette, da pubblici maestri, la sua prima formazione incentrata principalmente sullo studio delle lettere e delle lingue classiche, secondo quanto ci testimonia anche Andrea Gasparini in una poesia in suo onore dove si legge «Linguae erat Ausoniae, Latinae, Grecaeque peritus». Proseguì in seguito gli studi presso l’Università di Padova, dove si addottorò con lode in giurisprudenza, per poi rientrare a Udine ed avviarsi alla professione legale; una carriera scolastica e professionale che ricalca quella seguita dallo zio paterno Giuseppe Belgrado (1510 circa-post 1563). Sposatosi con Paola di Bernardino Antonini, da cui ebbe otto figli, una volta compiuti i trent’anni e data la sua condizione nobile, A. venne ascritto al maggior consiglio della città di Udine (1573) in qualità di consigliere nobile perpetuo, dopo aver già rivestito le cariche di astante (nel 1566 e nel 1569), di giudice ai confini (1570), di conservatore del Monte di pietà (1571) e di sindaco dello stesso Monte (1572). Successi va – mente alla nomina al consiglio, ricevette altri numerosi incarichi: contraddicente (1574), nuovamente astante (1575), deputato “de Adiuncta” (1575, 1586), deputato (1576, 1586), provveditore alla sanità (1577, 1581). Nell’ottobre del 1585 fu scelto come rappresentante del comitato, composto da «otto degni et notabili ambasciatori, ciò sono quattro eccell. dottori, due nobili non graduati, et due de l’ordine popolare», che doveva accogliere a nome della città il patriarca Giovanni Grimani nel suo «primo pubblico ingresso alla sua prelatura». In quest’occasione nacquero alcuni attriti tra A. e Nicolò Deciani, entrambi membri del comitato, su chi fra loro avrebbe dovuto tenere l’orazione di benvenuto, incarico reclamato dal Deciani, in qualità di «attempato giureconsulto», ma affidato invece al B. Il testo dell’orazione, recitata con ogni probabilità in italiano, venne ripreso in latino da Marco Antonio Fiducio, il quale stilò anche un elogio del suo autore: «Alphonsus Belgradus i. ... leggic. ingenii acumine, et solertia memorabilis; qui praeter ius civile ob cuius scientiam, ab eo in aliquot muneribus publicis, et magistratibus, quibus laudabiliter perfunctus est, demonstratam, ubique celeberrimus habetur; elegantiorum quoque litterarum nitore est maxime ornatus». A partire dagli anni Settanta del Cinquecento, per A., come per i soggetti più capaci e meglio introdotti nell’ambiente giuridico udinese di quei decenni, si aprirono opportunità di carriera, particolarmente nell’ambito giudiziario o consultivo, che lo portarono fuori dalla provincia d’origine. Gran parte della fama del B. è legata infatti alle “assessorie” intraprese al seguito di importanti patrizi destinati ad alcuni reggimenti della Terraferma veneta. Venne eletto «giudice della ragione del Reggimento di Brescia dall’illustrissimo ed eloquentissimo sig. Lonardo Donato, cavagliere, e procuratore di S. Marco», eletto podestà della città il 23 febbraio 1578 e ivi rimasto per i due anni successivi. Per vari periodi ricoprì la carica di “giudice del maleficio” a Crema per volontà prima del senatore Marino Gradenigo, poi di Federico Sanudo. Successivamente, all’incirca fra il 1585 e il 1593, assunse diversi incarichi tra Padova, dove fu al servizio del senatore Natale Donato, Vicenza, al seguito di Benedetto Zorzi, Verona, come collaboratore di Pietro Gritti, e Rovigo, dove fu vicario di Francesco Trevisan. Mentre era vicario di Leonardo Mocenigo, podestà di Treviso, nello stesso luogo dove aveva già servito il podestà Santo Venier, venne assegnato alla carica di vicario nella città di Verona, per espressa volontà del podestà di quest’ultima, il senatore Marcantonio Badoer. Morì però a Venezia prima di raggiungere la città scaligera nell’anno 1593. Lodato in vita da Erasmo di Valvasone che gli dedicò una terzina divenuta relativamente famosa («Io parlo sol del numero. Il Notari, L’Onesti, il Rossi, ed il Belgrado, e ’l Treo, E ’l grande Arcano, ed altri son preclari»), alla sua morte alcuni tra i più importanti poeti del suo tempo gli dedicarono una raccolta di componimenti, edita a Venezia nel 1593, all’interno della quale viene ricordato per la poliedricità del suo sapere come «sottilissimo giureconsulto, copiosissimo historico, eccellentissimo poeta, facondissimo oratore, e perfettissimo filosofo morale». Tra i suoi scritti, oltre alla già citata orazione in onore del patriarca Giovanni Grimani, va segnalata una seconda orazione recitata nell’agosto del 1590 e rivolta al «serenissimo principe ambasciatore» della città di Udine riguardante un delicato episodio che coinvolgeva otto monache, «la più parte giovani, et tutte nobili», prelevate dal monastero di S. Chiara e «condotte nelle prigioni di questa città» con l’accusa di eresia. Una richiesta d’intervento, in realtà rimasta inascoltata, rivolta all’autorità pubblica dalla città affinché liberasse le monache, considerate innocenti dal B. e dagli altri cittadini nobili udinesi e le restituisse «à la città, da la quale sono state indebitamente levate». A fianco alle orazioni e agli scritti d’occasione, vanno anche segnalati i componimenti che consentono di annoverare A. in quel gruppo di uomini dalla formazione giuridica e al tempo stesso umanistica che connota l’ambiente culturale friulano e particolarmente udinese del Cinquecento. Partecipò infatti assieme a Francesco Robortello, a Tarquinio Frangipane, a Erasmo di Valvasone a Helice (Venezia, 1566), la raccolta di componimenti di oltre sessanta poeti promossa da Cornelio Frangipane, all’opera Sepolcro de la illustrissima signora Beatrice di Dorimbergo (Brescia, 1568), omaggio voluto da Vito Dornberg per commemorare la morte della madre e, ancora, al Tempio, dedicato dal napoletano Orazio Sammarco alla nobildonna Gerolama Colonna D’Aragona (Padova, 1568).

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Bibliografia

Mss BCU, CA, Annales, 61, 62 (in particolare f. 52v-55r, 68v-72v), 63 (f. 218v-219v); BCU, CA, 236, Descrizione di tutti i consiglieri nobili e popolari sii ordinari come straordinari, perpetui et annuali, ch’entrano nel magnifico Maggior consiglio di Udine, 1563-1779, e consiglieri straordinari ch’entrano nel consiglio per cagione d’uffici, che amministrano insieme con la nota di tutti gli ufficiali de la mag.ca Comunità, 1563-1611; Ibid., 249, consiglieri nobili da 1529 a 1798; Ibid., Genealogie del Torso, Belgrado.

Helice, 9; Il sepolcro de la ill. sig. Beatrice di Dorimbergo, da gentiliss. et eccell. ingegni ne la toscana, e ne la latina lingua eretto et celebrato, a la sereniss. regina Caterina regina di Polonia, et arciduchessa d’Austria, Brescia, Sabbio, 1568, 2; Tempio di Girolama Colonna d’Aragona, Padova, Lorenzo Pasquati, 1568; VALENTINELLI, Bibliografia, 213, 334, 345, 429-430; Poesie di diversi volgari et latine, per la morte dell’eccellentissimo dottore il signor Alfonso Belgrado, Venetia, Rampazetto, 1593; Rime di diversi elevati ingegni de la Città di Udine raccolte da Giacomo Bratteolo et dedicate a l’illustre signora Lidia Marchesi, Udine, Natolini, 1597, 42b, 117b, 151a.

CAPODAGLI, Udine illustrata, 81; LIRUTI, Notizie delle vite, IV, 335-336; M.A. FIDUCIO, De primo in urbem nostram ingressu Ioannis Grimani patriarchae et principis Aquileiensis religiosissimi Marci Antonimi Fiducii reip. Utinen. Cancell. commentarius, Udine, Patronato, 1893.

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