BERETTA FRANCESCO GIOVANNI

BERETTA FRANCESCO GIOVANNI (1678 - 1768)

storico, erudito

Immagine del soggetto

Antiporta con il ritratto di Francesco Giovanni Beretta, inciso da Giambattista Brustolon dal dipinto di Pietro Antonio Novelli, per 'Dello scisma dei tre capitoli', e frontespizio dell€'opera, Venezia 1770.

Nacque il 21 maggio 1678 a Udine da Bernardino e da Antonia Rosa. Fu educato nel collegio dei barnabiti di Udine, quindi a Brescia dai gesuiti. Nel 1713 conobbe a Roma gli studiosi Giusto Fontanini e Domenico Bianchini, che lo introdussero tra gli Arcadi romani con il nome di Xanto Salmonio. Nel viaggio compiuto nel 1717 in Germania, Paesi Bassi, Inghilterra e Francia, ebbe modo di entrare in contatto con Natale Alessandro, Stefano Baluzio, Louis Du Pin, Bernard de Montfaucon e altri gallicani famosi. La famiglia era di nobiltà recente: la nomina avvenne nel 1731; il B. fu molto attivo sul piano politico, quasi a concretizzare quell’idea di nobiltà basata sulle virtù civiche che animò la sua produzione teorica; fu deputato del consiglio della Patria del Friuli, censore del comune, sindaco del monastero di S. Agostino, conservatore del S. Monte, procuratore dei poveri prigionieri, provveditore alla sanità. Morì a Udine il 19 dicembre 1768. L’epistolario del B. documenta la ricchezza e la vivacità culturale dei suoi contatti con gli studiosi più illustri della storia del Friuli, come Bernardo de Rubeis, Giuseppe Bini, Gian Domenico Bertoli, Gian Giuseppe Liruti e Giusto Fontanini; con Angelo Calogerà, rappresentante emblematico dell’erudizione ecclesiastica veneziana; con Ludovico Antonio Muratori, di cui sembra essere stato uno dei più assidui corrispondenti friulani (trentotto lettere del B. al Muratori; quattordici del Muratori al B.). I primi scritti sono di ispirazione gesuitica: nella Lettera d’istruzione ad una monaca novizza considerava l’educazione intellettuale della donna un mezzo di traviamento; nei Principî di filosofia cristiana sopra lo stato nuziale ad uso delle donzelle Nobili destinate al matrimonio sconsigliava le unioni tra nobili e non nobili, perché causa di turbamenti sociali. ... leggi Membro dell’Accademia patrocinata dal patriarca Dionisio Dolfin, il B. si occupò a più riprese della storia della Patria del Friuli, toccando anche il problema dei rapporti tra patriziato cittadino e nobiltà feudale. Il Trattato sulla nobiltà coniugava la lezione del cristianesimo con la corrente dell’illuminismo critico. Il trattato affrontava un argomento generale allora molto discusso, l’origine e la natura della nobiltà, ma nel contempo si saldava fortemente alla realtà udinese degli anni Quaranta, segnata dai contrasti tra la città, l’assemblea parlamentare dei feudatari e la rappresentanza dei contadini. L’opera voleva anche prendere posizione intorno ad un caso che aveva infiammato la discussione politica in quegli anni: la domanda di aggregazione all’ordine di Malta da parte del patrizio udinese Filippo Florio, rifiutata dal ceto nobile del parlamento di Udine, con la motivazione che la sua nobiltà non era valida, in quanto assegnata dal consiglio di Udine, composto anche da elementi popolari. Il B. si era impegnato nella difesa di Florio e qui sosteneva la sua politica di conciliazione, distinguendo illuministicamente tra nobiltà di lignaggio e nobiltà acquisita per meriti personali; negava l’automatica derivazione tra feudo e nobiltà e assegnava alla nobiltà personale il valore maggiore. Nel trattato successivo, La Patria del Friuli illustrata (comparsa prima nel XX volume della collezione di Thomas Salmon, Lo stato presente di tutti i paesi e popoli del mondo, poi stampata autonomamente), il B. affrontò la questione se Udine potesse definirsi di antica e provata nobiltà, un altro dei nodi della discussione suscitata dalle aggregazioni Antonini e Florio all’ordine di Malta, tanto più rilevante a due anni dalla fine del patriarcato di Aquileia, quando si apriva la questione della creazione di una sede arcivescovile a Udine, come ultimo atto di un lungo processo di trasferimento delle competenze di Aquileia a Udine. Basandosi sulla conoscenza degli storici cinquecenteschi, degli Annali cittadini, ma soprattutto sulla lezione degli studiosi settecenteschi, il B. ricostruiva la storia friulana seguendo l’evoluzione della città fino ad arrivare al suo ruolo di centro territoriale. Tratteggiava quindi l’immagine di una città nobile nel senso proprio del termine, di nobiltà “generosa” per qualità originarie, ma soprattutto “virtuosa”, perché costruita nei secoli con senso di giustizia, lo stesso ideale di nobiltà che il B. auspicava per i singoli uomini e per la famiglie. Dello scisma de’ tre capitoli del B. fu pubblicato postumo nel 1770, con una sua biografia di Francesco Florio; il trattato confutava le tesi sostenute dal domenicano de Rubeis nel De scismate ecclesiae Aquileiensis del 1732 e per questo motivo uscì dopo la morte del B., che non voleva smentire pubblicamente le posizioni di uno dei più illustri rappresentanti dell’erudizione ecclesiastica veneziana. Il B. scrisse anche poesie d’occasione in onore dei luogotenenti della Patria e dei governatori di Pal ma nova (Componimenti applausivi al glorioso reggimento del signor Girolamo Diedo luogotenente della Patria del Friuli, 1705; Compositioni varie in lode del signor Andrea Memmo luogotenente generale della Patria del Friuli, 1708; Marte in Parnasso ch’intesse alori al merito del signor Francesco Soranzo proveditor generale nella Patria del Friuli, 1710; Tributo d’applausi al merito del signor Giovanni Sagredo luogotenente generale della Patria del Friuli, 1718; Composizioni in occasione della partenza del signor kav.r Daniele III Delfino detto Giovanni dal suo glorioso generalato di Palma, 1722; Rime dell’avvocato Giovan-Battista Felice Zappi e di Faustina Maratti sua consorte, 1731).

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Bibliografia

L’archivio della famiglia B. è conservato in ASU; ms Biblioteca di Studi umanistici, Università degli studi di Udine, Epistolario, 1-2; ms BCU, Principale, 485, Trascrizione ottocentesca completa delle lettere di Muratori.

F. BERETTA, Lettera d’istruzione ad una monaca novizza, Padova, Comino 1724 (= Padova, Comino, 1738); ID., Principî di filosofia cristiana sopra lo stato nuziale ad uso delle donzelle Nobili destinate al matrimonio, Padova, Comino, 1730; ID., Trattato sulla nobiltà, Venezia, Occhi, 1748 (Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, a cura di A. CALOGERÀ, 38); ID., La Patria del Friuli illustrata in Lo stato presente di tutti i paesi e popoli del mondo, Venezia, Albrizzi, 1753 (= Udine, Senaus, 2003); ID., Dello scisma de’ tre capitoli, Venezia, Bettinelli, 1770.

W. MONACO, Beretta, Giovanni Francesco, in DBI, 9 (1996), 54; DBF, 76; L. ZANUTTO, Vita del letterato Francesco Beretta dei conti di Colugna, Udine, Del Bianco, 1903; L. DORIGO VIANI, Note sui friulani in relazione epistolare con Lodovico Antonio Muratori, Udine, Arti grafiche friulane, 1967; U. ROZZO, Biblioteche e “Repubblica delle lettere” nel Friuli del Settecento, in Arte, storia, cultura e musica in Friuli nell’età del Tiepolo. Atti del convegno internazionale di studi (Udine, 19-20 dicembre 1996), a cura di C. FURLAN - G. PAVANELLO, Udine, Forum, 1998, 85-95; A. STEFANUTTI, Vecchia e nuova nobiltà nella Udine di metà Settecento. Gli scritti di Francesco Beretta, Ibid., 39-51; Le due nobiltà. Cultura nobiliare e società friulana nei Dialoghi di Romanello Manin (1726), a cura di L. CASELLA, Roma, Bulzoni, 1999 («Quaderni di Cheiron», 11), 25-27; 40-42; P. PASTRES, L’arte della nobiltà: Francesco Beretta e la Descrizione della Patria del Friuli, «MSF», 84 (2004), 141-160.

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