BORTOLUZZI DOMENICO

BORTOLUZZI DOMENICO (1903 - 1969)

pittore

Immagine del soggetto

Autoritratto di Domenico Bortoluzzi, 1933 (Udine, Civici musei, Galleria d'arte moderna).

Nacque a San Pietro di Ragogna (Udine) nel 1903. Studiò alla Scuola mosaicisti di Spilimbergo e a Udine fu allievo di Enrico Ursella. Nel 1933 vinse la borsa di studio della Fondazione Marangoni che gli consentì un lungo periodo di perfezionamento a Roma. Fu la sua grande occasione. Nella capitale rimase cinque anni; all’Accademia seguì i corsi di Felice Carena. La frequentazione degli ambienti del “Novecento” gli consentì di innestare su un robusto dialetto di radice locale, ancora legato ai modi ottocenteschi, un discorso di maggiori ambizioni fondato su elaborate sintesi cromatiche e volumetriche, utilizzando anche – soprattutto nelle Piazze e nei Mercatini – modesti influssi della Scuola romana. Ma le prove più significative si ritrovano nella ritrattistica. Se nei Vecchi mendicanti (da ricordare Testa di vecchio e Poeta all’osteria, entrambi del 1937) sono ancora evidenti alcune preoccupazioni illustrative e concessioni al genere dei “pitocchi” (rilevabili curiosi rimandi al Carneo, mentre le soluzioni pittoriche sono tributarie, in una qual misura, del Carena), è nei personaggi femminili che B. esprime un’accentuata sensibilità poetica. Un piccolo gioiello di eleganza formale resa con accenti rustici è Le amiche; rappresenta due giovani donne di serica leggerezza, campite sullo sfondo cilestre del Tagliamento. Una delle modelle era cugina dell’artista, presenza evocatrice di intensa emozione pittorica, protagonista di altre composizioni con una fragranza di libertà e bellezza e con trepido pudore che nasconde come un sentimento d’innamoramento. ... leggi L’artista sperimentò anche, con successo, la tecnica dell’affresco. Il Ritratto della cugina di profilo ha il sottile incanto di un lacerto etrusco. Nel Riposo sull’erba le forme dai colori tenui si effondono in un paesaggio di stemperato chiarore tiepolesco. A Roma B. visse una breve e intensa storia sentimentale con una giovane dell’alta società, di cui resta come testimonianza il Ritratto di signora con pianoforte (1934), sintesi novecentista di donne “boldiniane”. I colori sono chiusi in superfici nette: l’azzurro della lunga veste della donna contrasta con il bianco e nero del pianoforte. Il suo caso è tipico dell’artista dotato di qualità, ma soffocato dall’ambiente provinciale dal quale non ha avuto il coraggio, o la possibilità, di staccarsi. A un certo momento, infatti, forse il sentirsi sradicato, lui timido e schivo, nella metropoli, forse gli insistenti richiami della fidanzata, lo indussero a tornare al luogo natale, piccolo paese vicino a San Daniele del Friuli. In lui però restavano vive le immagini della capitale. Ecco, allora Interno con moglie e figlia (1940), dai volumi da encausto appiattiti, solidi, decisi. Donna sulla sdraio (1940) ha la medesima compattezza, sostenuta da un colore vivo. Intanto, necessità familiari costrinsero il pittore a ripiegare su temi più commerciabili. Molti sono infatti i ritratti di persone della zona. Sono diligenti, precisi, anche acuti; mancano però di fantasia, di estro. Di tanto in tanto B. vuol dimostrare ai giovani intellettuali che lo accusano di conservatorismo, provocandogli segrete frustrazioni, di saper dipingere «come vogliono i critici». Si cimenta allora in stentate impaginazioni picassiane, rispolvera divisionismo e novecentismo, tenta l’astratto e il paesaggio cubista, si diletta in stilizzazioni decorative, si impegna in ricerche tecniche; esperimenti velleitari senza seguito, alternati a un repertorio tradizionale. L’illusione è ancora quella di poter uscire nel mondo. E così, nel dopoguerra, durante le estati si recava a Parigi, ma si rifugiava al Louvre, scegliendo il passato e l’accademia. Avrebbe ritrovato lo scatto creativo degli anni Trenta in un Ritratto della moglie dipinto poco prima di morire, nel 1969. È il suo rasserenante ritorno alle origini, l’accettazione di sé come uomo e come pittore.

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Bibliografia

DBF, 107; DAMIANI, Arte del Novecento II, 89-92.

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