BRAZZÀ (DI) SAVORGNAN PIETRO

BRAZZÀ (DI) SAVORGNAN PIETRO (1852 - 1905)

esploratore

Immagine del soggetto

Pietro Savorgnan di Brazzà .

Nacque a Roma, in via dell’Umiltà, il 25 gennaio 1852 da Ascanio e da Giacinta Simonetti, romana. Appartenne ad una fra le più prestigiose famiglie nobili friulane. Visse prevalentemente a Roma, ma spesso tornò in Friuli, nella villa di Soleschiano, nei pressi di Manzano, e a Brazzà dove la famiglia possedeva un intero borgo rurale con cappella gentilizia, centro di un’estesa azienda agricola e antico luogo fortificato, anteriore al Mille, chiamato anche “Braitan” e “Bratka”, noto per aver avuto parte nelle vicende storiche del Friuli medievale. S. fu uno dei più famosi esploratori dell’Africa subsahariana nella seconda metà dell’Ottocento. È entrato nella storia per la sua opera di esploratore disinteressato e umano. Consegnò alla Francia un territorio d’Africa vastissimo, che egli aveva cercato in ogni forma di liberare dalla schiavitù: il Congo-Brazzaville. In famiglia aveva respirato il fascino per i viaggi e le scoperte di terre sconosciute. Si racconta che a soli otto anni, colpito da una macchia bianca nella carta dell’Africa, che si trovava nella biblioteca di casa, sia stato folgorato dall’idea di scoprirla. La famiglia di S. viveva allora tra Roma ed il Friuli. A tredici anni, frequentando il Collegio Romano sotto la guida dell’astronomo gesuita Angelo Secchi, gli confidò le proprie fantasie e il desiderio, alimentato anche da letture di viaggio, di raggiungere la foce del fiume Ogooué per penetrare nello sterminato Paese africano sconosciuto. Padre Secchi lo presentò all’ammiraglio Louis de Montaignac, ambasciatore francese a Roma, che comandava la flotta di Napoleone III a Civitavecchia. ... leggi S. poté così frequentare a Parigi il collegio dei gesuiti di Sainte Geneviève, situato in rue de Postes, dove gli fu impartita un’educazione rigorosa e solida, dimostrando maggior propensione per le materie scientifiche. Nel 1868 sostenne e superò gli esami di ammissione alla Scuola navale di Brest. Le lettere conservate nell’Archivio storico capitolino di Roma ci trasmettono l’immagine di uno studente con una notevole personalità, caratterizzata da una forte individualità, da un profondo senso religioso e da alta idealità. Nel 1870, durante il conflitto franco-prussiano, fu imbarcato su una nave francese nel Mare del Nord, dopo aver chiesto la naturalizzazione francese, nella speranza che questa via gli fornisse i mezzi per raggiungere l’Africa. Grazie agli appoggi di cui godeva a Roma, riuscì ad imbarcarsi sulla fregata Venus, che sorvegliava la costa occidentale africana per contrastare il fenomeno della schiavitù. Stese quindi un primo rapporto, proponendo una vera e propria esplorazione nel territorio solcato dal fiume Ogooué e ottenendo la possibilità di realizzarlo. Dopo aver assunto la cittadinanza francese nel 1874, senza peraltro mai rinunciare a quella italiana, concretizzò la sua aspirazione ad organizzare la prima spedizione di esplorazione dell’Ogooué; l’impresa, sostenuta dal Montaignac, durò tre anni (1875-1878) ed ebbe un esito felicissimo, che ne fece presagire la continuazione. A questa data si colloca il noto incontro con Leopoldo II re del Belgio, al quale non erano sfuggite l’importanza e la notorietà che S. stava acquisendo in Africa. L’esito dell’incontro fu deludente e l’esploratore ribadì fedeltà alla Francia. Tornato a Parigi organizzò una seconda spedizione (1878-1882), volta ad esplorare il corso del fiume Congo, ottenendo il sostegno dell’allora ministro Jules Ferry. Alla spedizione partecipò anche il fratello Giacomo, appassionato studioso di scienze naturali ed esploratore; ad essi si unì l’amico friulano Attilio Pecile. I carteggi di famiglia, soprattutto le lettere dirette al fratello Antonio, informano delle difficoltà finanziarie sopportate, nonostante il sostegno dell’intera famiglia che includeva Cora Slocomb, sposa del fratello Detalmo. Parecchi documenti conservati comprovano di vendite di beni, di accordi e di transazioni su affitti, di scambi di favori, di appianamenti di conti in sospeso, espedienti per soccorrere l’esploratore nell’impresa. La madre Giacinta vendette il palazzo Brazzà di via del Corso, divenuto sede del Banco di Roma, ed alcuni campi a Modotto nel comune di Moruzzo, a Cergneu e altrove in Friuli per finanziare l’impresa africana. Un documento parla esplicitamente di beni venduti «per l’Africa di Pietro». Si è insistito sui retroscena economici delle imprese africane di S. perché può far comprendere meglio il dibattito che in quegli anni si accese nell’opinione pubblica a suo favore e contro l’altro esploratore assai noto, Henry Morton Stanley, concorrente in Africa, al servizio di Leopoldo II. La polemica si consumò con forte risonanza sui giornali dell’epoca («Gazzetta d’Italia», «Gazzetta di Venezia», «Secolo», «Daily News», «Voltaire»). In seguito alla terza spedizione, nel 1884 furono stipulati solennemente i trattati con il re Makoko della popolazione dei Bateké, che assicurarono alla Francia un vasto territorio nelle attuali Repubbliche del Congo e del Gabon. Contemporaneamente la Società di geografia decise la installazione della nuova stazione. Ancora oggi Brazzaville, attuale capitale del Congo, è l’unica città africana che conserva il nome di un europeo (Leopoldville è diventata Kinshasa ed è situata proprio di fronte a Brazzaville, vicino alla foce del fiume Congo). Nel 1895, grazie anche ai buoni auspici esercitati da Virginie d’Abbadie, moglie dell’esploratore Antoine Thompson d’Abbadie, S. si unì in matrimonio con Thérèse de Chambrun, originaria di Marvejols, paese situato a nordovest della Francia. Dalla loro unione nacquero quattro figli: Giacomo, che sarebbe morto in giovane età, Charles, Antoine e Marthe; a quest’ultima si deve il racconto della vita del padre Rocacambo. Le avventure di Pietro di Brazzà nell’Africa misteriosa. Nel 1904 S., ormai ritiratosi nel paese natale della consorte e lontano dalla vita attiva, venne richiamato dal governo francese per una missione d’inchiesta nella colonia del Congo, che gli permise di verificare i maltrattamenti dei neri e lo sfruttamento schiavista a cui quel popolo era sottoposto dopo la sua partenza. Rilevò che le compagnie commerciali detentrici del monopolio del caucciù, dell’avorio e degli altri prodotti locali, avevano ridotto in schiavitù le popolazioni che egli aveva protetto, ma una relazione di denuncia al governo francese da lui redatta non giunse mai a destinazione, essendo sopravvenuta la morte il 14 settembre 1905 a Dakar, in circostanze misteriose, durante il viaggio di ritorno. Fu sepolto ad Algeri, in Africa, per volere della moglie, dopo i solenni funerali di stato a Parigi. Le ceneri di S. sono state trasportate, a seguito delle celebrazioni per il centenario della morte, in un mausoleo eretto a Brazzaville. S. fu un paladino delle esplorazioni in Africa dal volto umano. Precorse una conquista del pensiero politico attuale, realizzando opere di civiltà e di promozione sociale in loco. Fu un antesignano dei progetti che si chiamano di “sviluppo endogeno”, in quanto bandiscono sopraffazioni o forme di coercizione. Una lapide commemorativa che si trova in Africa reca la scritta esemplare, pur nella sua evidenza retorica: «Le sue mani sono pure di sangue umano», poiché abolì la schiavitù dove ebbe i poteri di farlo e la combatté altrove, in particolare nell’antico Regno del re Makoko presso la tribù dei Bateké. Nella storia delle esplorazioni della seconda metà dell’Ottocento, S. fu con Livingstone e con Stanley, un protagonista di quella stagione. [F.d. B.]

 

Il contesto storico-geografico

 

Le spedizioni di S. in Africa equatoriale si collocano entro un contesto storico caratterizzato dall’aspra competizione delle potenze europee – Gran Bretagna, Francia, Belgio, Germania e Portogallo – per la conquista ed il controllo del continente africano, in quello che è stato definito “Scramble for Africa”, la “zuffa” internazionale per la conquista dell’Africa. L’interesse era mirato all’acquisizione degli ultimi vasti territori al mondo ancora da sottoporre al controllo europeo, territori ricchi di materie prime necessarie al processo di industrializzazione dell’Europa (minerali, gomma, legname), nonché serbatoio di alimentazione dell’ancora vivace mercato illegale degli schiavi, che pure era stato formalmente abolito fin dal Congresso di Vienna del 1815. La costa africana occidentale era ampiamente nota e frequentata dai diversi Paesi europei, che vi avevano impiantato porti e basi commerciali, estendendo progressivamente il proprio controllo, in particolare in corrispondenza degli sbocchi dei grandi fiumi. Così la Gran Bretagna si era insediata nel territorio del basso Niger; la Germania controllava la costa del Camerun e il Portogallo l’Angola; la Francia appariva solidamente installata nel Gabon (dove nel 1849 era stata fondata la capitale Libreville, emblema della campagna di emancipazione degli schiavi proclamata dal governo francese) e nel basso bacino dell’Ogooué. Rimanevano, invece, in buona parte sconosciute le regioni interne del continente. A partire dalla fine degli anni Settanta, fu, in particolare, l’immenso bacino del fiume Congo (3.680.000 chilometri quadrati la sua ampiezza totale) lo scenario della competizione tra Francia e Belgio, alimentata da interessi che erano politici ed economici insieme. La Francia era alla ricerca in Africa di una rivalsa politica, all’indomani della bruciante sconfitta di Sedan e degli eventi della Comune parigina; a sua volta Leopoldo II, l’ambizioso e spregiudicato re del Belgio, aspirava alla formazione di un grande impero coloniale in Africa. Il confronto franco-belga nel bacino congolese ebbe per protagonisti sul campo gli esploratori – diversi per carattere, sensibilità e modalità di conquista – S. e lo statunitense (ma di origine inglese) Henry M. Stanley. L’esplorazione del fiume Congo non poteva essere praticata a partire dalla foce – come solitamente avveniva per la penetrazione nell’entroterra attraverso i grandi fiumi – a causa delle rapide e cateratte che per 350 chilometri non consentono la navigazione lungo il basso corso. Il programma esplorativo di S. si concentrò dunque inizialmente sul fiume Ogooué, nel Gabon, fiume navigabile per lungo tratto dalla foce, lungo il quale riteneva di poter penetrare all’interno del continente. Nella prima spedizione, organizzata con esigui finanziamenti e durata tre anni (1875-1878), S., con il battello a vapore prima, poi con piroghe, e superando via terra i tratti a rapide, risalì quasi l’intero corso dell’Ogooué. Pur scoprendo che il fiume non si addentrava fino al cuore del continente, S. constatò la possibilità di raggiungere, attraverso di esso e del suo affluente Npassa, il bacino del Congo. Abbandonato l’Ogooué-Npassa, per via terrestre attraversò quindi lo stretto altopiano che segna il confine idrografico, addentrandosi fino a rintracciare il fiume Alima, tributario in versante destro del Congo. L’ostilità delle popolazioni locali, insieme a precarie condizioni di salute e alla scarsità di approvvigionamenti, costrinse S. a rientrare prima di poter raggiungere il grande fiume. La via Congo-Alima-Ogooué era stata però individuata e aperta: si trattava di una importante via strategica nello “scramble” politico africano e soprattutto utile a dirottare il commercio delle ambite materie prime, provenienti dall’alto bacino congolese, in direzione della costa controllata dalla Francia. La seconda spedizione (1879-1881) venne finanziata dalla Società francese di geografia e dai tre Ministeri della marina, degli esteri e dell’istruzione. In tre anni, ripercorrendo l’ormai nota via dell’Ogoouè – sul cui alto corso venne fondato l’importante nodo fluviale di Franceville, destinato quale “città libera” a schiavi liberati –, S. giunse nel bacino del Congo e al vasto territorio del regno Tekè, con il cui re Makoko nel 1880 S. stipulò il trattato che pose le basi per il protettorato francese. Sempre in quell’anno, sulla riva destra del grande fiume, l’esploratore fondò la postazione di Nfoa, da cui si sarebbe sviluppata la città di Brazzaville: una posizione strategica poiché a partire da quel punto il corso del fiume, impraticabile verso valle per le cateratte, diventa navigabile verso l’interno. Proprio di fronte a Brazzaville, sulla riva destra, Stanley si insediò negli stessi anni nella località di Kinshasa, creandovi la postazione belga di Leopoldville (nome mantenuto fino all’indipendenza del Congo belga, nel 1960, quando la città capitale venne ridenominata Kinshasa). La terza spedizione (aprile 1883-ottobre 1885) ebbe una valenza scientifico-esplorativa e politica insieme. S. si muoveva in qualità di commissario per l’Ovest africano e doveva riportare al re Makoko il trattato di alleanza del 1880, ratificato dalla Francia. Sempre attraverso la via Ogooué-Franceville-Alima-Congo, arrivò a M’Be nel territorio dei Bateke per la consegna del trattato a Makoko (aprile 1884). Di nuovo per via fluviale, S. giunse quindi al sito di Brazzaville, dove si stava sviluppando la nuova postazione francese. Il rientro sulla costa avvenne in parte per via fluviale, in parte per via terra, incontrando re e capi locali con i quali S. sottoscrisse, a nome della Francia, accordi e trattati, ricomponendo progressivamente il puzzle territoriale che stava alla base del costituendo Congo francese. Proprio in quegli anni la questione internazionale intorno al Congo si avviava a soluzione con la conferenza di Berlino del 1884-1885. Da tale consesso, voluto da Bismarck per regolamentare gli interessi commerciali nella regione, al quale parteciparono le grandi potenze europee, derivò una convenzione internazionale che ratificava la libertà di navigazione lungo i fiumi Congo e Niger e la libertà di commercio nel bacino del Congo; nel contempo, peraltro, il territorio congolese sotto controllo del Belgio veniva riconosciuto quale Stato libero del Congo, proprietà personale della Corona. A loro volta, Francia e Belgio sottoscrissero un accordo per la delimitazione dei rispettivi possedimenti in Congo. Nacque così, nel 1886, con capitale Brazzaville, la colonia francese del Congo (600.000 chilometri quadrati), della quale S. venne nominato commissario generale. La valorizzazione economica del ricco territorio coloniale fu affidata dal governo francese a compagnie private, tramite l’istituto della concessione, in particolare per la creazione di piantagioni di Hevea per la produzione di caucciù. Fu proprio il tentativo di contrastare lo spregiudicato sfruttamento economico e le malversazioni sulla popolazione operati dalle aziende concessionarie che, calato il sipario sulla esaltante avventura di esplorazione, concluse l’ultimo atto della vicenda africana e di vita di S. [F. B.]

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Bibliografia

Per la ricostruzione delle vicende biografiche ed africane, fondamentale risulta il materiale documentario (costituito in prevalenza da lettere, carteggi con i familiari, discorsi pubblicati relativi alla sua attività esplorativa) conservato presso la Società geografica di Roma; nell’Archivio di Stato di Udine, Savorgnan di Brazzà e Cergneu; nell’Archivio storico capitolino di Roma e negli Archivi francesi, in particolare ad Aix-en-Provence.
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