BUJA ALFEO

BUJA ALFEO (1874 - 1933)

musicista

Nel contesto dell’associazionismo bandistico pordenonese, particolarmente fiorente a cavallo tra Otto e Novecento, B. si pone come una figura di massimo rilievo per la sua poliedrica attività che lo vide direttore dell’Istituto filarmonico, didatta e instancabile divulgatore e promotore di iniziative musicali. Nato a Bassano del Grappa (Vicenza) nel 1874, prima di giungere a Pordenone nel 1912 B. aveva studiato violino e composizione a Venezia e Milano, assumendo poi la direzione delle scuole di musica di Finalmarina (Savona), Ostiglia (Mantova) e della banda dello stabilimento Marzotto di Valdagno (Vicenza). Abbandonato l’incarico a Pordenone, lo troviamo ad Adria (Rovigo), una brevissima parentesi nel 1920, a Sassari per dirigere l’Istituto musicale Luigi Canepa nel 1926-1927, negli Stati Uniti dove fu a capo della Music School of Vermont e, infine, ad Asmara in Eritrea, dove sarebbe morto nel 1933, ancora una volta come direttore dell’Istituto musicale. Musicista eccentrico e orgoglioso, definito da Carl Schmidl come un «ciarlatano» per la maniera ridondante con cui aveva compilato il proprio curriculum per il celebre Dizionario universale dei musicisti, B. è una personalità di grande rilievo, protagonista con Antonio Vessella e Giovanni Pennacchio del rinnovamento del movimento bandistico italiano agli inizi del secolo XX. Egli arrivò a Pordenone in un momento particolarmente difficile per il sodalizio bandistico, scioltosi pochi mesi prima e rinato in seguito ad una sottoscrizione popolare che aveva reso possibile l’acquisto di nuovi strumenti e il suo arrivo in città. Assunta la guida del complesso filarmonico, B. non tardò ad imporre delle direttive ben precise, in linea con i principi attorno a cui si muoveva la propria riforma. ... leggi Egli pose subito al centro del proprio operato l’alfabetizzazione degli strumentisti, poco avvezzi alla teoria e al solfeggio, che invece divennero subito materie d’insegnamento obbligatorie, e impose rigore e disciplina nelle prove, che gli procurarono ben presto l’antipatia dei bandisti e dei soci. Al coro di proteste si unirono anche alcuni cittadini che lamentavano l’esigua presenza della banda nelle cerimonie e ricorrenze pubbliche. Queste polemiche furono prontamente raccolte dalla stampa locale che, in quegli anni, seguiva costantemente e con grande attenzione l’operato della banda e del suo maestro. Nella duplice veste di direttore e insegnante – analogamente a quanto avrebbe fatto Mario Mascagni a Udine – B. concepì il rinnovamento bandistico a partire da una capillare opera di educazione musicale, sia degli strumentisti che dei loro maestri, «loquaci barbieri che tra l’affilar dei rasoi apprendono l’arte del pizzicare la chitarra e di battere convulsamente il plettro della mandola», come scriveva ironicamente in una delle sue tante invettive. Premessa indispensabile affinché la banda potesse emanciparsi dall’amatorialità e dal dilettantismo che allora contraddistinguevano la realtà friulana. Lungi dall’essere un semplice addobbo per feste, «mezzo facile agli esercenti per vendere le loro mercanzie», sotto la sua guida la banda si cimentò in programmi concertistici molto impegnativi eseguendo pagine tratte dal repertorio operistico italiano. Le enormi difficoltà subentrate in seguito allo scoppio del conflitto mondiale – con la crisi dei cotonifici, il rientro forzato degli emigranti e la disoccupazione – e a maggior ragione all’entrata in guerra dell’Italia nel maggio 1915, con la conseguente trasformazione dell’intero Friuli in grande polmone logistico delle armate del Carso, non permisero né ai dirigenti né al maestro B. di dare l’auspicata svolta alla banda, portando solo parzialmente a compimento l’operato della scuola di musica che in quegli anni contava ben quarantatré allievi.

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Bibliografia

Composizioni: Martire novo (Rovigo, Teatro Sociale 1899); Secreto per voce e pianoforte. Edizioni: Amate la musica! Corso di letture educative e di nozioni teorico-musicali, per le scuole elementari, Ostiglia, La scolastica, 1911; Maestri e bande musicali, «Il Tagliamento», 42/50 (14 dicembre, 1912); L’Arte musicale nell’educazione, Pordenone, Arti grafiche, 1913; Musicalia, Pordenone, Arti grafiche, 1915; Nuovo metodo per violino con la teoria del tetracordo, Milano, Carisch, 1923.
Dizionario universale della musica e dei musicisti, I, 270; Appendice, 139; M. ANESA, Dizionario della musica italiana per banda, Bergamo, Associazione Bergamasca Bande Musicali, 2004, 158. E. PORTA, Il violino nella storia. Maestri, tecniche, scuole, Torino, EDT, 2000; R. CALABRETTO, Alfeo Buja e la vita musicale a Pordenone agli inizi del secolo, «Atti dell’Accademia San Marco di Pordenone», 2/3 (2000-2001), 315-358; L. ANTONINI CANTERIN - R. CALABRETTO, «Mi ha condotto a sentire la sua banda…». Le origini del movimento bandistico pordenonese, Pordenone, Provincia di Pordenone, 2001; Note della memoria. Studi sul Novecento musicale pordenonese, a cura di R. CALABRETTO, Pordenone, Biblioteca civica, 2004.

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