BURELLO ARDUINO

BURELLO ARDUINO (1882 - 1959)

avvocato, poeta

Nacque a Barazzetto di Coseano (Udine) il 24 febbraio 1882 da Luigi e Innocenza Fondelli. Fu sindaco di Tolmezzo e morì a Udine il 2 novembre 1959. Gli studi di legge e la carriera di avvocato lo portarono altrove, ma il luogo d’origine affiora nitido nei versi, che solo tardi B. riunì in volume, considerandoli «i miei cari peccati di tempi lontani», trascorsi di una età remota. Decisivo è il frangente della guerra, la prigionia a Sigmundsherberg, che incide uno stacco nella vita e matura (e contestualmente esaurisce) l’urgenza della scrittura friulana. Delle ventinove composizioni confluite in Peciats di zoventud [Peccati di gioventù] ben diciannove si situano nella fase della prigionia, datate tra il 21 novembre 1917 e il 31 ottobre 1918. Un insieme compatto e articolato, all’interno del quale spicca il blocco delle traduzioni o, meglio, dei rifacimenti: dal Dante di «Tanto gentile e tanto onesta pare…» (dove sono palesi gli scarti di registro: come la serie dei rimanti «morosute» [fidanzatina], «mute» [muta], «frute» [ragazza], «stelute» [stellina]) a Lorenzo Stecchetti (I tre fraris glos [I tre frati golosi], tre irriverenti quartine a rime incrociate), da Alfred de Musset (Amor segret) alle favole di La Fontaine (Le sisilute [La rondinella], La ciane e la furmie [La cicala e la formica]), a Victor Hugo (Le none [La nonna], patetico quadro con nonna morta e nipotini ignari), con soluzioni metriche agilissime, tra il settenario e l’ottonario, che verosimilmente riflettono letture in corso. ... leggi Uno stacco nella cornice di «baraches / sintineles, lampiòns, / prisonirs secs in ciandele» [baracche / sentinelle, lampioni, / prigionieri allampanati], nella piega non serena dei pensieri, per i quali bussola e perplesso talismano resta il perimetro del paese. Con una sequenza che asseconda il ritmo delle stagioni: da una natalizia corona di sonetti, con contrappunti burleschi, alle più sciolte quartine primaverili, di chiara sensualità. I versi di Sigmundsherberg si chiudono nel grigiore di Dopo un an di prisonie [Dopo un anno di prigionia] e il definitivo (per la verità non catartico) Vittorio Veneto. Ma torna utile recuperare il sonetto di avvio, Un sium cui voi davierts [Un sogno a occhi aperti]: «Une ciasute in cuéste di soréli / […] // Jò di bessôl in t’un biel tinelut / a lei o a scrivi strambolots di amôr / […] // e une pâs infinide a tôr a tôr» [Una casetta a solatio / […] // Io da solo in un bel salottino / a leggere o a scrivere amenità d’amore / […] // e una pace infinita intorno intorno]. Un orizzonte risolto entro i margini del paese, un orizzonte che vira nei non numerosi testi successivi, non più «pervasi di tradizione e di color locale» (Tessitori). Costituisce uno snodo il componimento per le nozze di una sorella, datato «Barazzetto 13 luglio 1921». Poi domina, nella trama tutta privata di ricorrenze e anniversari, la figura della moglie Lucia: dal 12 dicembre 1928, vigilia dell’onomastico, al 12 agosto 1953, giorno della morte («Tu ti sês scindilade…» [Te ne sei andata…]). Con sfoltita frequenza, ma sempre da Tolmezzo, ormai cardine della vita e degli affetti. In coda peraltro si colloca, in una sorta di congedo, Amor contadin, nel rispetto di una canonica oleografia: «Sul to’ balcon e ciante la sisile / daur de tò ciase al ciante l’usignûl, / le plui biele tu sês di cheste vile, / e forsi forsi di dutt el Friul!» [Alla tua finestra canta la rondine / dietro casa tua canta l’usignolo, / la più bella tu sei di questo paese, / e forse forse di tutto il Friuli!]. Non senza un altrettanto canonico tocco sgangherato: «l’unvier co’ ven vuei vignì simpri in file / in te to’ stale, par palpati el cûl» [l’inverno prossimo voglio venire sempre a veglia / nella tua stalla, per palparti il sedere]. Per questo tocco si può recepire il giudizio di D’Aronco, che rileva «la freschezza primitiva di un intatto linguaggio», «squarci di buona pittura casalinga» e «cenni anche crudi d’argomento amoroso». In B. non mancano le incertezze grafiche e alcuni fenomeni non si giustificano né con il friulano codificato, né con l’area di provenienza.

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Bibliografia

A. BURELLO, Peciats di zoventud. Puisies, Presentazione di T. Tessitori, Udine, Doretti, 1958.

DBF, 130-131; Necrologio in «Sot la nape», 11/4 (1959), 66; D’ARONCO, Nuova antologia, II, 220-221.

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