CALLIDO GAETANO ANTONIO

CALLIDO GAETANO ANTONIO (1727 - 1813)

organaro

Immagine del soggetto

L'organo realizzato da Gaetano Callido per la chiesa udinese di S. Giorgio Maggiore nel 1800.

Nacque ad Este il 14 gennaio 1727 da Agostino e Veneranda Tagliapietra; si trasferì a Venezia nell’aprile 1742 e sei anni dopo costruì per la chiesa di Casale di Scodosia (Padova) il suo primo organo, forse da autodidatta o forse sotto la guida di Giovanni Battista Piaggia. In seguito diventò allievo e collaboratore di P. Nachini, dal quale si staccò definitivamente nel 1762-63. Da allora iniziò una lunga attività artigianale: aiutato dai figli Agostino Giacomo (1759-1826) e Antonio (1762-1841) realizzò oltre cinquecento organi, con una media annua di circa dieci strumenti, collocati nelle diverse regioni della Repubblica Veneta e anche in lontani stati esteri. Nel 1766 ottenne il prestigioso incarico di rifare i tre organi della Basilica Marciana e nel 1770 ne divenne conservatore stabile, con lo stipendio annuo di 45 ducati; morì a Venezia l’8 dicembre 1813. Le sue opere si caratterizzano per la loro cura e solidità; partendo dal modello nachiniano, C. amplia le possibilità sonore dell’organo con l’introduzione dei Violoncelli di legno e della Violetta. Della sua intensa produzione rimane un resoconto schematico, redatto su tre tabelloni di tela, già proprietà degli organari Bazzani, poi dello studioso Renato Lunelli ed ora conservati nella Biblioteca comunale di Trento. Gli organi sono elencati in ordine cronologico, con la numerazione progressiva e i nomi delle località, delle chiese o dei privati proprietari per i quali era stato costruito lo strumento. Le tavole hanno subito danni a causa dell’umidità e alcune annate risultano parzialmente (1786, 1792, 1793) o interamente illeggibili (dal 1789 al 1791 e dal 1794 al 1798). Il C. costruì la sua prima opera in Friuli nel 1764: si trattava dell’organo collocato nel duomo di Gradisca d’Isonzo (op. ... leggi 14), le cui canne furono riutilizzate da Pietro Zanin per costruire nel 1900 l’organo ora nella chiesa gradiscana dell’Addolorata. Numerosi sono gli organi che il C. ha costruito per la città di Udine: perfettamente conservato è quello della parrocchiale di S. Giorgio Maggiore (1800 op. 375), mentre quello della chiesa di S. Valentino (1783 op. 202) è ancora in cattive condizioni per le requisizioni della prima guerra mondiale. Distrutti o dispersi risultano gli organi delle chiese udinesi di S. Pietro in borgo Aquileia (1779 op. 148) e della chiesa di S. Francesco (o dell’ospedale, 1799 op. 368); il grande organo della basilica della Madonna delle Grazie (1799 op. 369) venne trasferito intorno al 1910 nella vicina e piccola chiesa dell’Istituto Tomadini e qui razziato dall’invasore nel 1918. L’organo del Redentore (1780 op. 158), radicalmente modificato da Valentino Zanin nel 1841 e pure privato di molte canne durante la guerra, dal 1921 è conservato nella parrocchiale di Liessa (Grimacco), mentre quello costruito per la chiesa del monastero di S. Bernardino (1787 op. 243) si trova ora nella parrocchiale di Mereto di Tomba. Non identificato rimane un organo che il C. deve aver costruito, stando ai già ricordati tabelloni, nel 1775 (op. 109) per una chiesa di Udine. In buono stato di conservazione sono gli organi di Cortale (1801 op. 382) e di San Pietro al Natisone (1804 op. 412), come pure l’organo del duomo di Venzone (1792 op. 302), salvato dalla distruzione causata dal sisma del 1976. L’organo conservato nella parrocchiale di Villalta era in origine il terzo che il maestro veneto aveva costruito per la cattedrale di Padova. Inaugurato nel 1791, è stato acquistato da mons. Pelizzo vescovo di Padova e nel 1922 donato alla chiesa di Faedis; nel 1934, infine, l’organo è stato ceduto alla chiesa di Villalta. Sull’organo non più esistente del duomo di Cividale del Friuli (a due tastiere del 1788, opp. 255-256) hanno esercitato per molti anni la loro arte i maestri G. B. Candotti e I. Tomadini; a Cividale sopravvive ancora l’organo della chiesa di S. Martino (1801 op. 380), pur in cattive condizioni, mentre è disperso quello del monastero di S. Chiara (1803 op. 404). Di dimensioni notevoli era l’organo della basilica di S. Eufemia a Grado (1784 op. 209, demolito nel 1939), una parte delle cui canne è stata utilizzata per la costruzione dell’organo Zanin di Blessano (Basiliano). Nella diocesi di Concordia-Pordenone risultano dispersi gli strumenti di S. Andrea a Portogruaro (1771 op. 66) e quello appartenuto ai frati francescani di Polcenigo (1765 op. 18). L’organo di Dardago, restaurato in epoca recente, forse proviene dalla chiesa di S. Maria Nova di Venezia (1780 op. 167). Altri organi callidiani sono andati dispersi o distrutti dopo il primo conflitto mondiale: quello del duomo di Gorizia (1775 op. 106) era molto apprezzato e nel 1777 era servito da modello per la costruzione dell’organo di Cortina d’Ampezzo. A Trieste il C. costruì nel 1769 (op. 54) l’organo per chiesa dei frati minori conventuali, soppressa nel 1785 e in seguito diventata parrocchiale della beata Vergine del Soccorso; l’organo è stato acquistato intorno al 1930 dalla chiesa istriana di Maresego. Opera dei fratelli C. era lo strumento a due tastiere che si trovava nella parrocchiale triestina di S. Maria Maggiore, inaugurato il 5 ottobre 1817 e demolito intorno al 1928.

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Bibliografia

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