CAPELLARIS GIOVANNI ANTONIO

CAPELLARIS GIOVANNI ANTONIO (1727 - 1807)

ingegnere, cartografo

Immagine del soggetto

Cartiglio della Carta del Friuli di Tiberio Maieroni e Giovanni Antonio Capellaris, 1778.

Nacque a Gorizia il 13 giugno 1727 da Valentino e Antonia. Assolti gli studi nella città natale, si arruolò nell’esercito (1744) come cadetto partecipando all’assedio di Genova per congedarsi dopo la pace di Aquisgrana (1748). Fu allora assunto come impiegato nelle miniere di mercurio di Idria e lì, secondo i biografi coevi, ebbe la possibilità di perfezionarsi nella matematica e nel disegno. Non è noto fino a quando vi sia rimasto, nel 1754 però era a Gorizia: in quell’anno infatti iniziò la carriera nella cancelleria del consiglio capitaniale. Ottenuta la carica di cancellista, mantenne l’ufficio fino al 1756. Nel mese di marzo di quell’anno ottenne la promozione a primo cancellista. In tale funzione rimase fino al mese di marzo del 1758, quando la cesarea regia rappresentanza della Carniola gli conferì, a seguito di sovrano rescritto, la carica di speditore e tassatore del consiglio capitaniale; contemporaneamente manteneva quella di attuario per l’estimo delle terre. A conferma che la sua esperienza doveva essere già apprezzata, vi è una richiesta del capitano della Carniola interna, de Gussich che, avendo bisogno di un ingegnere abile e capace per le questioni relative ai confini in Istria, chiese al Commissario plenipotenziario Giovanni Maria d’Auersperg di deputare a ciò il C. «prattico ed esperimentato nella geometria». Le sue prime esperienze come cartografo risalgono probabilmente ai rilievi relativi alla stesura del catasto avviato nella contea di Gorizia nel 1751. Del 1752 sono infatti i cinque prospetti della Chiusa di Plezzo, di Gradiscutta, Canale, Reifenberg, Dornberg e San Daniele del Carso, che egli eseguì a china. ... leggi Nel 1762 fu nuovamente nell’esercito e, come sottotenente del corpo del genio, servì in Ungheria da dove rientrò a Gorizia per problemi di salute. Il 29 novembre 1767 ottenne dall’imperatrice Maria Teresa il posto vacante di ingegnere provinciale con uno stipendio annuo di 400 fiorini. Nei primi giorni dell’anno successivo egli prese possesso del nuovo ufficio che lo indusse, nel corso degli anni, ad occuparsi di due complesse questioni della vita della contea: la definizione dei confini sia interni sia con la Repubblica di Venezia e l’organizzazione dei rilevamenti necessari alla stesura del nuovo catasto i cui lavori vennero avviati, per ordine di Giuseppe II, nel 1785. Quanto al primo problema doveva trattarsi veramente di questioni complesse: Carlo Morelli, nella Istoria della Contea di Gorizia, affermava a tal proposito che «i limiti della nostra provincia ne’ primi anni in cui passò sotto il dominio austriaco, erano più chiari di quello che si trovassero dopo che furono regolati». In qualità di capo dell’Ufficio delle fabbriche, il C. aveva il compito di sovrintendere ai lavori pubblici quali la sistemazione degli argini di fiumi e torrenti e la progettazione di nuove strade e di nuovi edifici pubblici. In questa veste nel 1768 eseguì il raddoppio del ponte sopra il torrente Versa tra Capriva e Cormons, nonché i lavori sulla strada di Cormons e al ponte di Merna sull’Isonzo. Nel 1769 il capitano Enrico di Auersperg aveva avuto dalla corte un contributo straordinario di 36.000 fiorini da impiegare per la manutenzione degli argini e la costruzione di nuovi contro le esondazioni. Il C. eseguì nuovi ripari sul fiume Isonzo. In città, nel 1770, sotto la sua direzione si eseguirono lavori sulle condotte d’acqua; in particolare venne effettuata la livellazione delle fontane dal punto nel quale l’acqua veniva convogliata nelle condotte fino alla piazza del Traunich; l’anno successivo portò a compimento degli esperimenti per la migliore collocazione delle condotte nelle fontane. Diresse i lavori di ristrutturazione dell’edificio che aveva ospitato il monastero goriziano di S. Chiara, soppresso per volontà di Giuseppe II. Nell’edificio trovarono ospitalità dapprima i seminaristi e poi gli orfani che prima erano alloggiati nel palazzo Alvarez. Tra il 1753 e il 1758 era stato costruito, in contrada Studeniz, il palazzo voluto da Francesco Alvarez de Menesses e destinato ad ospitare orfani privi di ogni sostentamento. L’istituto nel breve volgere di qualche anno fu smantellato essendo stati convogliati i capitali destinati all’orfanotrofio goriziano verso un’analoga istituzione governativa di Klagenfurt. Il grande edificio fu destinato quindi ad ospitare l’ospedale che i Fatebenefratelli gestivano dal 1656 in Piazzutta, con la prospettiva di diventare l’unico ospedale cittadino. I lavori necessari per la ristrutturazione furono diretti dal C. che eseguì a tal scopo un sopralluogo (il 13 luglio 1786) con il consigliere referendario aulico conte di Saur e con il capitano circolare conte di Porcia. In quell’occasione si decisero alcune modifiche necessarie all’edificio. Fu lo stesso C. a redigerne il progetto e i lavori vennero eseguiti rapidamente sotto la direzione del capomastro Giuseppe Bon. Il 21 dicembre dello stesso anno i Fatebenefratelli si trasferirono dalla Piazzutta nel nuovo ospedale. L’ingegnere si occupò anche di altri edifici pubblici: nel 1771 eseguì i calcoli per la copertura in latta del campanile del duomo di Gorizia; nel 1787 diresse i lavori di ristrutturazione della chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Gradisca in occasione dell’elevazione della città a sede vescovile. Con aulico decreto del 27 novembre 1771 gli venne conferito l’incarico, in qualità di ingegnere, della revisione dei confini in Carinzia con il barone Pompeo Brigido, incarico che gli venne riconfermato anche nel 1773. Nel dicembre di questo stesso anno gli Stati provinciali trasmisero al consiglio capitaniale la richiesta di assunzione di due geometri come aiutanti del C., adducendo come «molte e differenti siano le incombenze al Capellaris appoggiate al peso delle quali a lui sarebbe riuscito e riuscirebbe vieppiù se non affatto impossibile, di certo difficilissimo, di poter reggere senza che altri lo assistano». E i deputati individuarono anche le risorse con le quali pagare i due aiutanti, ovvero detraendoli dagli emolumenti assegnati al C. cui «in aggiunta delli 400 fiorini d’annuo stipendio vengono pur passati non tenui viatici, o vogliam dire Liefergeld, quando viene adoperato in commissioni di pubblica importanza […] o d’altri considerevoli emolumenti accidentali che viene a ricavare per altri impegni di fabbrica e di privata sua industria». Nel 1780, su espressa richiesta della corte, fu incaricato di redigere una circostanziata mappa delle strade commerciali e di posta della contea. Numerosi furono i viaggi che egli intraprese nell’alta valle dell’Isonzo, in Carinzia, nella Bassa Friulana tanto per seguire i lavori di riparazione sui fiumi e torrenti, per la costruzione e sistemazione delle strade, quanto per le rilevazioni inerenti la commissione ai confini. Infatti, a seguito della ratifica della definizione dei confini con Venezia da parte della Commissione Harrsch-Donado (1756), il governo Goriziano fu incaricato di porre le colonne di confine e di vigilare sulla loro conservazione. Molte difficoltà si incontravano da entrambe le parti nel mantenere quella linea di confine che aveva portato «un mescolamento di villaggi alternamente veneti ed austriaci, il quale dee, se non impedire, almeno interrompere l’ordine interno della pubblica amministrazione, e moltiplicando le linee, che dividono l’uno dall’altro stato, aumentare le occasioni di differenze fra i sudditi. Non si videro quindi accendersi fra questi tante dissensioni, quante ne nacquero nell’anno in cui furono poste le pietre de’ confini». Per questo motivo fu stabilito che da entrambe le parti un commissario ed un ingegnere dovessero annualmente compiere il giro dei confini e controllare l’osservanza dei vari articoli del trattato, componendo le liti che eventualmente fossero sorte. Queste ispezioni ai confini sono meticolosamente descritte nei Diarii o annali meterologici che egli iniziò a redigere nel 1768 e che continuò a comporre per tutta la vita. Vi sono puntigliosamente annotate spese, luoghi visitati, persone incontrate; persino il bagaglio personale con la lista degli indumenti che portava con sé. Inizialmente concepiti solo come annotazioni concernenti il suo lavoro, con molti disegni di ripari dei fiumi, ponti, cippi confinari, con il passare degli anni essi assumono anche il carattere di diario vero e proprio con note e commenti personali e con una descrizione degli avvenimenti più importanti accaduti nella contea durante quarant’anni. Sono il frutto di una personalità con un ricco bagaglio di conoscenze soprattutto scientifiche che usa con razionalità. Affronta anche questioni sanitarie e descrive con particolare attenzione i sintomi e le manifestazioni del morbo, annota con scrupolo il corso della malattia e i rapporti causa effetto rispetto ai rimedi adottati. È così anche quando descrive il vaiolo contratto dai figli, o quando fa una particolareggiata descrizione dell’infausto evolversi della malattia della figlia Vincenza morta a due anni e mezzo. Giorno dopo giorno il C. annota inoltre le condizioni meteorologiche, eventuali variazioni durante la giornata, eventi meteorologici particolari, temperatura (non si basa però su rilevazioni strumentali, ma soggettive), scosse telluriche. I diari registrano anche gli avvenimenti più importanti tanto della sua vita privata quanto quelli della vita pubblica cittadina e della contea; così descrive il passaggio a Gorizia di Pio VI (1782) e fornisce molte informazioni riguardanti le invasioni dei Francesi nel confronto dei quali si dimostrò palesemente ostile. Più volte ufficiali francesi gli chiesero mappe e carte geografiche, ma ogni volta senza esito. Fu un uomo dai molteplici interessi. Fece parte dell’Arcadia Romano-sonziaca fondata a Gorizia da Giuseppe Coletti e in questa veste pubblicò nel 1782, presso la tipografia Tommasini, un opuscolo in cui confutava le tesi di un avversario che voleva dimostrare che si potessero eseguire ripari «eterni» ai fiumi per contrastare le piene. Forte della sua grande esperienza fatta soprattutto sulle frequenti tracimazioni del Torre e dell’Isonzo e fondandosi dal punto di vista teorico su un assioma dell’abate Guido Grandi, secondo il quale «la resistenza è infinitamente picciola rispetto a qualunque forza motrice che vivamente opera», aveva dimostrato che non può che essere un’impostura da parte del progettista la promessa di effettuare degli argini che si possano considerare definitivi per un corso d’acqua, mentre si devono prevedere continui lavori di manutenzione. Tra il 1773 e il 1775 aveva portato a termine la sua casa d’abitazione, in contrada Macelli, dove viveva con la moglie Anna Breinich che morì il 7 marzo 1782. Il 7 luglio 1789 sposò in seconde nozze Luisa Maria Teresa Antonia von Breinich. Ebbe quattro figli: Cecilia, Vincenza, morta in tenera età, Luisa e, nel 1797, Giuseppe. Le indubbie capacità di disegnatore assieme alle conoscenze matematiche lo portarono a redigere delle preziose carte geografiche della contea. Egli conosceva fin dal 1768 Tiberio Maieroni, pubblico ingegnere veneto ai confini con il quale effettuò numerose visite ai confini nelle quali si definivano le posizioni dei cippi confinari. Con il collega veneto il C. pubblicò nel 1778 a Venezia per i tipi di Santini una carta geografica intitolata Le Frioul dressé sur la carte recemment rectifiée par les ordres de messieurs les sept deputés de la ville d’Udine […]. La carta è stampata da un’incisione in rame (misura cm. 65, 8×49, 2), è molto ricca di toponimi, particolarmente curati appaiono i confini di Stato con indicazione anche delle piccole “enclaves”; d’altra parte risulta piuttosto carente la parte montana; è in scala 1 : 278.000 circa e arriva a nord al passo di Monte Croce; ad est al Vipacco; a sud ai tre porti; ad ovest a Conegliano. In un riquadro a parte è descritto il Cadore. Il solo C. pubblicò a Venezia nel 1780, ancora per i tipi di Santini, la Carta delle Contee di Gorizia, di Gradisca, Distretto di Trieste, e del Friuli Veneto, dedicata all’Imperiale regia Società d’Agricoltura delle medesime contee nuovamente misurata e disegnata dal cesareo regio provincial ingegnere Giannantonio Capellaris. Questa fu più volte ristampata; nel 1782 presso la stamperia Tommasini a Gorizia, dove fu stampata anche l’edizione del 1797; una infine uscì nel 1805 dalla stamperia governiale di Trieste e due rifacimenti «riveduti e aumentati» nel 1797 e nel 1803. Del 1782 è la Carta delle contee di Gorizia, di Gradisca, Distretto di Trieste e del Friuli Veneto firmata dal C. e dal Maieroni. Del 1793 è la Nuova carta topografica del territorio di Friul contado di Gorizia e Gradisca distretto di Trieste con strade e poste delineate dalli signori M. C. delineata appunto con il Maieroni che figura, come lo stesso C., con la sola iniziale, e stampata a Venezia da Lodovico Furlanetto. La ristampa del 1798 è arricchita dal C. della valle del Gail, bianca nella prima edizione, mentre vengono incise a nuovo la zona di Pirano, la Strada per Fiume, la Val Cellina, il Bosco del Cansiglio. Il completamento era stato reso necessario anche per riempire la zona che nella carta del 1782 era occupata dal grande cartiglio con la dedica alla Società d’agricoltura. A seguito della pace di Campoformido e del successivo passaggio del Veneto all’Austria nel 1797 il C. ebbe il compito di aggiornare e completare la carta dell’Istria che Giovanni Antonio Valle aveva pubblicato una prima volta nel 1782. Dedicò la carta, che fu pubblicata a Trieste da Giovanni Torricella, a Raimondo della Torre, capitano delle contee di Gorizia e Gradisca e commissario aulico sull’Istria, Dalmazia e Albania. Nel gennaio del 1798 ebbe l’incarico di aggiornare la sua carta del Friuli con la posizione dello Stato veneto allora diventato austriaco. La carta fu pubblicata a Venezia da Lodovico Furlanetto con il titolo di Carta topografica di tutto il territorio del Friuli goriziano e udinese. L’anno successivo, per i Fratelli Zuliani di Venezia, compilò una serie di carte pubblicate con il titolo Teatro della Guerra presente dall’anno 1790 sino all’anno 1799 che comprendeva Austria, Ungheria, il Saliburghese, la Baviera, la Svezia, la Stiria, la Carinzia, la Carniola, il Goriziano, una parte della Francia, la Savoia, la Svizzera, il Piemonte, il Milanese, la Valtellina, il Tirolo, lo Stato Veneto, la Romagna, il Modenese, l’Istria, la Dalmazia, la Croazia ecc. Intanto continuava per il suo lavoro a viaggiare, per controllare i cippi confinari (anche se con Giuseppe II le ispezioni ai confini ebbero cadenza biennale), per sistemare strade o costruirne di nuove, ma soprattutto per controllare il corso dei fiumi, ripararne gli argini, costruire ponti. Già nel 1794 aveva festeggiato cinquant’anni di «sovrano servizio», ma andò in quiescenza nel settembre del 1800; il 29 settembre infatti fu nominato suo successore nell’Ufficio delle Fabbriche, l’ingegnere provinciale Giuseppe Marinelli. Tuttavia egli continuava anche nella sua attività di cartografo: nel 1802 pubblicò a Venezia presso Felice e Giuseppe Zuliani e C. la carta generale del Tirolo colle province confinanti. In questo stesso anno l’imperatore Francesco II gli conferì il grado di nobiltà degli stati ereditari, col predicato de Hutberg, per i meriti ottenuti nel corso dei cinquantasei anni di servizio prima nell’esercito e poi nella cancelleria degli Stati provinciali ed infine come ingegnere provinciale e direttore delle fabbriche della contea. L’anno successivo pubblicò una nuova edizione della carta dell’Istria e nel 1805 uscì, questa volta dalla Stamperia governiale di Trieste, una nuova edizione della carta geografica delle contee di Gorizia e Gradisca, distretto di Trieste, del Friuli Veneto. Nel novembre del 1803 aveva terminato di compilare i dieci repertori alfabetici dei libri dei battezzati della parrocchia dei SS. Ilario e Taziano dal 1596 al 1754 e i due dei matrimoni dal 1596 fino al 1671 che aveva redatto su richiesta del conte Francesco Antonio di Strassoldo, parroco di quella chiesa. Un lavoro che egli fece senza alcuna ricompensa “pro bono publico” e che non fa che sottolineare la mentalità rigorosa e scientifica che l’accompagnò in ogni sua azione. Il C. morì a Gorizia il 26 gennaio 1807.

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Bibliografia

ASTs, Cesareo regio governo per il Litorale, Atti amministrativi di Gorizia 1754-1783, 1783-1791, 1801-1803; ASPG, Atti degli Stati Provinciali, sez. II: G.A. CAPELLARIS, Diarii o Annali meteorologici 1768-1806, I-VIII; ms, BSI, Biblioteca Civica, 22.

T. MAIERONI - G.A. CAPELLARIS, Le Frioul dressé sur la carte recemment rectifiée par les ordres de messieurs les sept deputés de la ville d’Udine capitale de la ditte province […], Venezia, Santini, 1778; G.A. CAPELLARIS, Carta topografica delle Contee di Gorizia, di Gradisca, Distretto di Trieste e del Friuli, dedicata all’i.r. Società d’Agricoltura delle medesime contee nuovamente misurata e disegnata dal ces. reg. prov. ingegnere […], nuovamente misurata e disegnata, Venezia, Santini, 1780 (= 17822, 17973, 18054); ID., Carta topografica delle contee di Gorizia, di Gradisca, distretto di Trieste e del Friuli Veneto, dedicata all’Imperial regia società d’agricoltura delle medesime contee nuovamente misurata e disegnata dal cesareo regio provincial ingegnere […], Gorizia, Tommasini, 1782; ID. [ERBANIO GNOSSIO], Memoria di […] ces. reg. ingegnere fra gli arcadi della corona sonziaca, Erbanio Gnossio contro il progetto di fare riparazioni ad un torrente di durata che possa dirsi eterna, di modo che sian desiderabili dopo tali riparazioni le più grandi e le più frequenti escrescenze di acque per il rinforzamento delle rive, letta nella radunanza arcadica del dì 20 gennaio 1782 […], Gorizia, Tommasini, 1782; T. MAIERONI - G.A. CAPELLARIS, Carta topografica del territorio di Friul, contado di Gorizia, Gradisca, distretto di Trieste con strade e poste delineata dalli signori M. C., Venezia, Furlanetto, 1793; G.A. CAPELLARIS, Carta dell’Istria riveduta e aumentata da […], Trieste, Torricella, 1797; ID., Carta topografica di tutto il territorio del Friuli Goriziano ed udinese fra i confini della Carintia, del Cragno, del Triestino, del travisano, del Bellunese, colle strade e poste delineata ed aumentata da […], Venezia, Furlanetto, 1798; ID., Teatro della guerra presente dall’anno 1790 sino all’anno 1799, Venezia, Zuliani, 1799.

MORELLI, Istoria, III, 172; L. SCHIVIZ VON SCHIVIZHOFFEN, Der Adel in den Matrikeln der Grafschaft Görz und Gradisca, Görz, Selbstverlag des Verfassens (Druck von K. Gerolds Sohn, Wien), 1904, 326; CODELLI, Scrittori friulanoaustriaci, 65-68; R.M. COSSAR, Giannantonio de Capellaris cartografo (1727-1807), «Archeografo triestino», s. ... leggi IV, 14-15 (1948), 209-243; L. LAGO - C. ROSSIT, Theatrum Fori Julii. La patria del Friuli e i territori finitimi nella cartografia antica sino a tutto il secolo XVIII, Trieste, Lint, 1988, 148-154; A. GALLAROTTI, Le prime opere a stampa: il Settecento, in Pagine austriache: stampa e letteratura in lingua tedesca a Gorizia fino al 1915, a cura di H. KITZMÜLLER, Gorizia, Biblioteca statale isontina, 1996, 41-48; GROSSI, Annali della tipografia, 180; Di carta terre. Di terre carta. Il territorio friulano rappresentato e significato in antiche carte manoscritte. Catalogo della mostra (Udine, 6 dicembre 2005-31 marzo 2006), a cura di C. DONAZZOLO CRISTANTE - A. PESARO, Udine, Gaspari, 2006, scheda 3.3.6.

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