CARLO DA CARONA

CARLO DA CARONA

lapicida

Immagine del soggetto

Particolare del trittico con la Vergine con il Bambino di Carlo da Carona nella chiesa di S. Tommaso di Glaunicco, 1539 ca.

Ticinese, attivo in Friuli nella prima metà del secolo XVI, omonimo di un Carlo da Carona, padre di Andrea e Antonio, che alla fine del Quattrocento operava a Genova e a Roma. Poco di lui trasmettono i documenti: non l’anno di nascita né quello di morte, niente sulla famiglia e sull’ambiente artistico in cui fece le prime esperienze. Si sa che il padre Francesco era uno scultore, che ebbe un figlio, Pietro, che abitò a San Daniele, Udine e Gradisca. Autore di acquasantiere, fonti battesimali, portali, altari, si differenzia dagli altri lapicidi lombardi presenti in Friuli nel Rinascimento in quanto imprime alle sue opere un timbro inconfondibile di austera, interiore drammaticità di sapore quasi romanico, ben evidente nella produzione statuaria. I suoi altari, che vivono di una ornamentazione essenziale, lontana da quella più vivace di G. A. Pilacorte o di Bernardino da Bissone, presentano spesso carattere di monumentalità, tanto più evidente ai giorni nostri per la caduta nella maggior parte di essi del colore originario che tendeva ad avvicinarli agli altari lignei. Il primo documento che lo riguarda risale al 20 aprile 1509, quando Bernardino da Bissone e Antonio di Giovanni di Faedis stimarono l’altare maggiore (perduto) da lui fatto per la chiesa di S. Maria di Castello di Udine. Nel 1510 venne compensato per il fonte battesimale (opera di bella dimensione) e per la porta della chiesa di S. Michele a San Daniele del Friuli, porta che – in seguito al rifacimento settecentesco della chiesa – fu trasportata nella chiesa di S. Daniele in Castello. Nel 1512 risultava testimone ai patti dotali di Regina, figlia di Francesco di Giovanni di Lugano, con il notaio Giovanni Antonio Portenario di San Daniele e nello stesso anno (o forse qualche anno dopo) eseguì un altare per la chiesa di S. Maria in Castello nella stessa cittadina collinare, con le statue della Madonna con Bambino al centro e dei Santi Sebastiano e Rocco ai lati e la Pietà in bassorilievo, composizione bellissima ed emozionante che si avvicina a modelli di Giovanni Bellini e soprattutto del Moderno. ... leggi Nel 1513 scolpì il portale della chiesa di Villanova di San Daniele (rimane oggi soltanto la lunetta), nel 1516 il fonte battesimale del duomo di Tolmezzo, nel 1517 l’acquasantiera (perduta) della chiesa di S. Maria delle Grazie a Udine. Nel 1520 scolpì un altare per la pieve di S. Floriano a Illegio e nel 1522 l’altare del tabernacolo per la chiesa di S. Maria del Sasso a Invillino, per la quale nel 1530 portò a termine anche l’altare di Cristo portacroce: si tratta di tre lavori pregevoli in cui C. ebbe modo di mettere in luce le sue qualità tecniche e di mostrarsi aggiornato sulla produzione scultorea e miniaturistica dell’epoca. Nel 1524 eseguì un altare (perduto) per la distrutta chiesa di S. Giovanni Battista a Tramonti di Sotto, nel 1525 il portale laterale del duomo di Udine, con la Madonna con Bambino in bassorilievo (un tempo dorato) nella lunetta, nel 1527 l’altare della chiesa parrocchiale di Lavariano, che gli venne pagato 85 ducati, l’opera sua più impegnativa per dimensione e più riuscita sul piano qualitativo. L’altare si presenta, al di sopra della predella, diviso in tre fasce da robuste cornici marcapiano, le prime due delle quali tripartite da lesene: nelle sei concave nicchie, altrettante statue (con il bel gruppo della Madonna con Bambino al centro e santi nelle altre) trattate con caratteristica schematicità, particolarmente evidente nella figura di san Martino e il povero. Nel timpano, bassorilievo con la Pietà, che richiama ad analoghe opere dell’artista, e il Padre Eterno. Nel 1528 scolpì l’acquasantiera della basilica di Aquileia e nel 1530 per la chiesa di S. Martino a Rive d’Arcano firmò un altare (la cui originaria coloritura è in parte rimasta) che, in forma impoverita, riprende la struttura di quello di Lavariano. Nel 1540 scolpì l’acquasantiera (poi trasformata in fonte battesimale) della parrocchiale di Trivignano Udinese e nel 1545 promise di eseguire un’ancona per la chiesa di S. Nicolò di Rodeano (ne rimangono solo pochi frammenti). Al 1547 è databile un pezzo d’eccezione, l’altare della chiesa parrocchiale di S. Lorenzo di Fiumicello, che nella nicchia centrale contiene il gruppo statuario con il pianto delle Marie sul Cristo morto, in cui si rilevano notevole staticità della scena, ieraticità nei volti squadrati e severi, essenzialità nel panneggio, esecuzione rozza e sommaria delle parti anatomiche ed esasperata, forte e intensa spiritualità di sapore “antico”, che in passato ha fatto credere che l’opera risalisse all’epoca romanica. Numerose altre sculture sono attribuibili a C. per via stilistica: i fonti battesimali delle chiese di Portis, Coseano e Clauiano, un bel trittico nella chiesa di Glaunicco, statue isolate a Sant’Andrat del Judrio (S. Michele nella chiesetta di tal nome), Flambro (S. Giacomo nella parrocchiale), Versutta (S. Antonio nella parrocchiale), S. Valentino di Fiumicello (S. Valentino nella parrocchiale), Flaibano (il santo titolare e il donatore nella chiesetta di S. Giovanni Battista), Cormons (tabernacolo), Salcano (gruppo con la pietà, già nella lunetta del portale, ora nel Museo civico di Pordenone) e molte altre. L’ultimo documento conosciuto relativo all’artista risale al 25 gennaio 1555: C. abitava a Gradisca d’Isonzo dove nominò suo procuratore il muratore Alessandro fu Bernardino del Lago Maggiore.

Chiudi

Bibliografia

JOPPI, Contributo quarto, 125; C. SOMEDA DE MARCO, Architetti e lapicidi lombardi in Friuli nei secoli XV e XVI, in Arte e Artisti dei Laghi Lombardi, II, Como, Noseda, 1959, 309-342; G. BERGAMINI, Carlo da Carona scultore, Udine, SFF, 1972; ID., Carlo di Francesco da Carona, in DBI, 20 (1977), 271-272; ID., Architetti e lapicidi ticinesi in Friuli nei secoli XV e XVI. Catalogo della mostra (Locarno, 4-14 febbraio 1984), Udine, Fogolâr Furlan dal Tessin, 1984, 44-50; Carlo da Carona scultore. Un recupero, a cura di P. GOI, scritti di G. BERGAMINI - P. GOI - G. GANZER, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 1993; G. BERGAMINI, Carlo di Francesco da Carona, in AKL, 16 (1997), 429-430; P. GOI, Lapicidi lombardi a Tolmezzo: verifiche e considerazioni, in Tumieç, 596-611; Arte in Friuli. Dal Quattrocento al Settecento, a cura di P. PASTRES, Udine, SFF, 2008.

Nessun commento

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *