CASSIN RICCARDO

CASSIN RICCARDO

alpinista

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L'alpinista Riccardo Cassin.

Nato a Savorgnano del Friuli nel gennaio 1909, ma trasferitosi a Lecco con la famiglia da giovane, C. cominciò a frequentare l’ambiente alpinistico delle Grigne relativamente tardi, nel 1929. Si trattava di uno degli ambienti italiani di maggiore sviluppo dell’alpinismo su roccia, nel quale il triestino Emilio Comici, in trasferta a Lecco nell’estate del 1933, avrebbe introdotto le nuove tecniche di uso della corda e di progressione in artificiale. L’exploit di C. come arrampicatore e alpinista si consumò nell’arco di quattro anni: una carriera di vertice tutto sommato breve ma che varrà all’alpinista lecchese una fama imperitura. Del 1934 è la breve, dura via nuova sulla muraglia gialla della sud-est della Piccolissima di Lavaredo (con Vitali e Pozzi). L’anno successivo fu quello della sua consacrazione, con la ripetizione della via di Comici sulla nord della Grande di Lavaredo e le vie nuove sullo spigolo sud-est della Torre Trieste (con Vittorio Ratti) e la nord della Cima Ovest di Lavaredo (sempre con Ratti). Questa ultima era considerata all’epoca il problema principale delle Dolomiti, al quale si erano dedicate fino ad allora con insuccesso alpinisti del calibro di Comici, Carlesso, la cordata cortinese Dimai-Verzi, dei bavaresi Hintermeier e Meindl. Nel biennio 1937-38 R.C. completò il polittico di prime salite che lo hanno reso celebre. Nel 1937 apriva con Ratti e G. Esposito il nuovo grandioso itinerario sulla nord-est del Pizzo Badile che gli valse la medaglia d’oro al Valore Atletico del CONI. Nell’agosto 1938 saliva la via sullo Sperone Walker della parete settentrionale delle Grandes Jorasses (con L. Esposito e U. Tizzoni). È unanimemente riconosciuto che con questa salita, di poco successiva a quella della nord dell’Eiger, si chiuse una fase ben precisa dell’alpinismo moderno, quella del superamento di tutte le maggiori e più significative pareti dell’arco alpino. ... leggi Durante la guerra collaborò attivamente con la Resistenza, partecipando alla battaglia per la liberazione di Lecco durante la quale perse la vita il compagno di cordata Vittorio Ratti. Dopo la guerra la carriera alpinistica di C. durò a lungo, incrociandosi con quella professionale di titolare della ditta di prodotti alpinistici che fondò nel 1947 e che porta il suo nome: un centinaio in tutto, all’incirca, sono state le vie nuove dell’arrampicatore friulano-lecchese. Escluso dalla spedizione di Ardito Desio al K2, C. raccolse alcuni successi come capo-spedizione su montagne extraeuropee (1958 Gasherbrum IV, 1961 sud del McKinley) e una significativa rinuncia (1975, sud del Lhotse). È stato a lungo presidente della Commissione centrale Scuole di alpinismo del CAI e socio onorario di questo sodalizio dal 1979. È scomparso dopo aver toccato la vetta dei cento anni, il 6 agosto 2009 nella sua casa ai Piani di Resinelli (Lecco). La cifra che ha distinto la figura alpinistica di C. è stata senza dubbio la sua capacità di risolvere i problemi con una velocità e una determinazione assolute. Uomo di poche parole ma dal carattere positivo e vitale, egli non si dedicò alle solitarie o alle ascensioni invernali, preferendo l’arrampicata nella sua forma estetica più completa, in ambienti diversi. Impressionante fu la sua capacità di individuare e forzare i passaggi-chiave, come la traversata dalla parete nord della Grande o l’attraversamento degli strapiombi sopra la cengia centrale della nord-est del Badile. Fulminea la sua capacità di adattarsi all’ambiente: quella in Badile fu la prima volta che C. poggiava le mani sul granito e, non conoscendo il gruppo del Monte Bianco, quando partì per lo sperone Walker delle Jorasses aveva solo uno schizzo segnato su una cartolina. Grande specialista del calcare e della dolomia (la lavagna del Badile fu affrontata con pedule leggere) egli compì tutte le sue grandi prime ascensioni con condizioni atmosferiche pessime, denotando una grande resistenza e con una grande capacità di autocontrollo e di gestione della situazione. «Il segreto dei successi di C. è la grande preparazione atletica, unita a una fredda valutazione dei propri mezzi, scevra da pregiudizi, e a una tecnica inconsueta» ebbe a scrivere, insuperabilmente, un altro friulano, Giusto Gervasutti.

 

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Bibliografia

E. PESCI, Cassin ha cento anni, ed arrampica ancora, «La Rivista», CAI, 1 (2009).

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