CAUCIG FRANCESCO

CAUCIG FRANCESCO (1755 - 1828)

pittore

Immagine del soggetto

Francesco Caucig in un olio su rame di Joseph Ziegler (Vienna, Historisches Museum der Stadt).

Immagine del soggetto

Testa di soldato dormiente, carboncino di Francesco Caucig, s.d., particolare (Vienna, Akademie der bildenden Künste, Kupferstichkabinett).

Nacque il 4 dicembre 1755 a Gorizia da genitori di origine slovena. Mancano notizie sulla sua prima formazione, alla quale potrebbero aver contribuito i gesuiti, presenti in città fino al 1773. Fu il conte Guidobaldo Cobenzl ad intuire il talento del giovane e a prendersi cura della sua istruzione, raccomandandolo al figlio, Giovanni Filippo Cobenzl, avviato ad una brillante carriera politica e diplomatica presso la corte di Vienna e il cui interesse non effimero in campo artistico l’avrebbe portato a ricoprire la carica di presidente dell’Accademia di belle arti dal 1791 al 1796 e di “Protektor” dal 1796 alla morte, avvenuta nel 1810. Egli accolse C. nella sua casa e lo ospitò dal 1775 al 1779 quando questi frequentava l’Accademia, dove i programmi di studio avevano un orientamento decisamente classicista. Dagli allievi si esigeva un esercizio assiduo di copiatura dalla statuaria antica e dai grandi maestri del rinascimento. Del lungo e paziente tirocinio di questi anni restano solo dei disegni, cui non è estranea l’influenza del pittore e incisore d’origine italiana Joseph Rosa (o Ross), direttore della Galleria del Belvedere, dove C. si recava per le sue esercitazioni. Nel 1779, per volontà e probabilmente a spese del suo patrono, C. si recò a Bologna dove si fermò per più di un anno. Tale soggiorno, durante il quale frequentò la prestigiosa Accademia Clementina, gli permise di approfondire la conoscenza della pittura bolognese (Carracci, Reni, Guercino), che lasciò un segno duraturo nella sua opera, evidente nella pala con la Madonna col Bambino e i ss. Giovanni Battista e Basilio della chiesa di S. Maria in Regola a Imola, o nella pala con Il martirio di s. Bartolomeo (chiesa parrocchiale di Napajedla, Moravia). Ancora su iniziativa del Cobenzl, che gli procurò una borsa di studio da parte dell’imperatore Giuseppe II, alla fine del 1780 C. giunse a Roma, dove rimase fino al 1787, condividendo l’abitazione con altri pittori, studenti e borsisti, come Felice Giani, Michael Köck e Joseph Bergler, quasi coetanei e accomunati dalla passione per l’antico e per la bellezza ideale propugnata dal Winckelmann. ... leggi Fu un periodo di scoperta e approfondimento, testimoniato da un’attività grafica impressionante, in parte obbligatoria, per documentare a Vienna i progressi compiuti, e in parte dettata dall’urgenza di fissare le proprie impressioni in quaderni di schizzi a penna, rapidi ed essenziali, talvolta meri appunti, o in fogli singoli, frutto di un’elaborazione più meditata. Diligente fu lo studio dei dipinti dei grandi maestri (Raffello, Giulio Romano, ma anche Michelangelo), conservati nelle chiese, nei palazzi e nelle ville: una delle mete preferite era la Galleria Borghese. Con gli amici con cui divideva la spartana abitazione in via S. Isidoro, condivideva inoltre l’esplorazione sistematica di Roma e dei suoi dintorni, come mostrano diversi disegni di paesaggio. Nelle vedute con rovine e con prospetti naturali di campi, laghi e boschetti l’artista rivela una maggiore freschezza di segno e libertà dai rigidi dettami accademici. Anche l’opportunità di incontrare artisti quali Pompeo Batoni, Angelica Kauffmann, Cristoforo Unterberger, Antonio Canova (con cui mantenne contatti epistolari documentati fino al 1812) ebbe un ruolo importante nella sua formazione, così come fondamentale fu la conoscenza diretta di opere e protagonisti della pittura francese contemporanea, come Jean-Marie Vien, Jacques-Louis David, Jean-Germain Drouais, Jean-François Peyron, e l’assidua frequentazione dell’Accademia di Francia a Roma, tanto da poter affermare che «egli portò a Vienna il colore del classicismo francese» (Hagen). Intorno al 1782, dopo aver da poco cominciato a dipingere ad olio, C. eseguì la citata pala per la chiesa di S. Maria in Regola (tuttora in loco) e l’Incontro tra Giuseppe II e Pio VI, commissionatogli dal Cobenzl, che aveva avuto il delicato incarico di scortare personalmente il pontefice da Gorizia a Vienna. Secondo le fonti più antiche, al periodo romano risalirebbe anche la pala con il Santo Patrono contro i terremoti della cattedrale di Fermo (F. H. Böckh, 1825). Lasciata Roma nel 1787 e rientrato a Vienna, ottenne l’incarico di illustrare le nozze del futuro imperatore Francesco II con Elisabetta di Württenberg, celebrate nel gennaio dell’anno successivo. L’ubicazione del dipinto è ignota, ma è noto il disegno preparatorio (Akademie der bildenden Künste di Vienna), che presenta gli sposi in costumi antichi in una composizione rigorosamente neoclassica. Nel 1791 C. fu inviato a Mantova per procurare nuovi calchi in gesso della statuaria antica, strumento indispensabile nella formazione accademica, e vi si fermò circa cinque mesi. A quel periodo, speso soprattutto nella realizzazione dei calchi, risalgono i disegni di sarcofagi del palazzo Ducale e le copie da dipinti della galleria di palazzo Te. Al termine del soggiorno mantovano, il pittore si recò a Venezia, dove rimase quasi sette anni, sia per procurare altri calchi, sia per proseguire i suoi studi, pur continuando ad accettare commissioni da parte del Cobenzl e di altri nobili della sua cerchia. Intorno al 1794 eseguì per il principe Porcia Il suicidio di Porzia (o Porzia che ingoia i carboni ardenti), rimasto nella residenza triestina del committente fino al 1812, quando fu donato al Museo Joanneum di Graz. L’artista donò, sempre nel 1812, allo stesso museo l’Orfeo sulla tomba di Euridice, forse pendant della Porzia. Le tele del museo di Graz non mostrano una vera e propria evoluzione sotto l’influenza della pittura veneziana, in quanto vi prevale ancora il segno dell’esperienza bolognese e romana. Più ariosi risultano invece, rispetto a quelli fortemente chiaroscurati del decennio precedente, i disegni di paesaggio dei dintorni di Venezia e della terraferma, tra i quali Cavaso patria di Antonio Canova scultore. Poco dopo il suo arrivo nella città lagunare, C. conobbe il giovane pittore Pietro Marchioretto, già allievo del bellunese Giovan Battista Lazzarini, il quale lo considerò un maestro e un amico, tanto da recarsi a Vienna a fargli visita nel 1803. Il Tiroler Landesmuseum di Innsbruck conserva dei disegni del Marchioretto per incisioni da opere di C. Nel 1795 gli fu conferito dall’Accademia di Venezia il titolo di “accademico d’onore” e, poco dopo, ottenne dall’imperatore Francesco II il titolo di “Korrektor” di elementi di pittura storica presso l’Accademia di Vienna, primo gradino di una carriera che lo avrebbe visto professore per la pittura di storia nel 1798 e, infine, direttore della Scuola speciale di pittura e scultura dal 1820. Nel 1808 aveva affiancato agli impegni didattici la carica di ispettore della manifattura imperiale di porcellane di Vienna, per la decorazione pittorica. Rimasto sempre fedele nella sua attività accademica ai canoni del neoclassicismo, C. fu contestato dalle nuove generazioni di artisti, in particolare dai fondatori della Confraternita di San Luca come Josef Sutter e Johann Friedrich Overbeck. In una lettera del 1804 al Canova C. lamentava la scarsità di commissioni. Ciononostante gli elenchi dei suoi dipinti pubblicati a partire dal 1801 documentano un numero ragguardevole di opere e una committenza prestigiosa. Grazie a Johann Heinrich Füssli (1801, 1802 e 1806), agli Annalen del 1810, a Böckh (1825) e a C. Wurzbach (1857), si conoscono il titolo e la proprietà o ubicazione originaria di numerose tele di soggetto mitologico, storico e religioso, di alcune delle quali si sono perse le tracce, come ad esempio La morte di Saffo (nella Galleria di Praga almeno fino al 1852, disegno preparatorio dell’Akademie der bildenden Künste di Vienna), Paride ed Elena davanti al re Proteo, Festa di Venere e il tempio sull’isola di Milo, Caio Mario ascolta il proconsole Sestilio, Aristagora a colloquio con Cleomene, Demarato si consiglia con Gorgo (disegno preparatorio all’Akademie der bildenden Künste di Vienna e varie traduzioni a stampa), Demetrio Poliorcete con Lamia e Demo (stampa di M. Benedetti all’Albertina di Vienna), Allegoria della famiglia Colloredo e La famiglia Colloredo rende onore al monumento al padre Rodolfo, 1825 circa (studi preparatori delle composizioni e dei particolari all’Akademie der bildenden Künste di Vienna), Amore trionfante e Amore punito per il principe Porcia. Un numero esiguo di dipinti era noto da tempo, ma diversi altri sono stati individuati recentemente: Paesaggio arcadico, tratto da Pausania e Odisseo e Nausicaa, già citati nel 1801, ma elencati nell’inventario dei suoi beni al momento della morte (entrambi nel Keresztény Múzeum di Esztergom, Ungheria); Temistocle cerca rifugio presso Admeto, re dell’Epiro e Deifonte lotta per la moglie Irneto incinta, realizzati prima del 1801 per il palazzo viennese di Giovanni Filippo Cobenzl, dove rimasero fino alla sua morte nel 1810 (ora nel Castello di Velké Losiny, in Boemia); Dione davanti a Siracusa, Cipselo bambino disarma con un sorriso gli assassini, Erode si riconcilia con i suoi figli e Focione rifiuta i doni di Alessandro Magno, commissionati tra il 1799 e il 1802 dal conte Czernin per la sua galleria di Vienna (ora nel Castello di Krásný Dvůr, Boemia); Fuga delle Vestali da Roma in fiamme (Stiftung Max von Leber, Niederösterreichisches Landesregierung, Vienna). A prima del 1810 risalgono la pala d’altare con il Martirio di s. Bartolomeo per la chiesa parrocchiale di Napajedla, in Moravia (“in situ”) e Focione e la moglie con una ricca dama ionica, dell’Akademie der bildenden Künste di Vienna, dal 1933 in consegna fiduciaria alla Narodna Galerija di Lubiana. Per la cappella della residenza di campagna del Cobenzl, a Reisenberg, C. eseguì una serie di pale d’altare di argomento mariano, di cui tre passate in seguito in eredità ai Coronini. Una, l’Assunta, fu collocata – non senza difficoltà date le sue dimensioni (Predolin Silvestri) – nella cappella del castello di Cronberg, dove fu gravemente danneggiata nella prima guerra mondiale, ma ne restano due frammenti nella Fondazione Palazzo Coronini Cronberg di Gorizia e un terzo ceduto dal conte Guglielmo Coronini al Goriški Muzej di Kromberk; le altre due, una Visitazione e una Fuga in Egitto (Böckh, Moschetti) o S. Anna con la Vergine (di Manzano) o Sacra Famiglia (Morassi), furono invece sistemate nella cappella comitale dedicata a sant’Anna di Grafenberg, residenza goriziana dei Coronini, e andarono disperse durante la prima guerra mondiale, dopo essere state trasportate agli Uffizi a Firenze a cura dello Stato Maggiore italiano nel 1917 (Bragaglia Venuti, 2005). Il nucleo più consistente di opere dell’artista si trova a Lubiana: oltre ai disegni che Fran Windischer acquistò dall’Akademie der bildenden Künste di Vienna nel 1935 per la Narodna Galerija, questa nel 1956 ricevette in dono dall’Österreichische Galerie del Belvedere di Vienna Il giudizio di Salomone, quadro commissionato a C. nel 1817 dall’imperatore e terminato nel 1820; nel 1989 acquistò poi ad un’asta viennese il dipinto Una giovane libera Aristomene dalla prigionia e, tra il 2006 e il 2007, è entrata in possesso per acquisto o dono di dodici tele, dipinte e portate a termine prima del 1810 per il palazzo Auersperg di Vienna, tra cui quattro ispirate agli Idilli, pubblicati da Salomon Gessner nel 1762, e precisamente La tomba di Micone, L’origine degli strumenti a corda e del canto, Il primo navigatore, Dafni presenta al padre la moglie Fillide; quattro sono paesaggi ideali, in cui non mancano riferimenti puntuali alle vedute romane di tanti anni prima; infine quattro presentano soggetti tratti da fonti letterarie come Diodoro Siculo e Boccaccio. Gli autori della prima metà dell’Ottocento testimoniano che numerosi dipinti di C. furono inviati negli Stati Uniti. L’unico noto finora è Ester davanti ad Assuero, eseguito entro il 1812 per il direttore della manifattura viennese di porcellane, Matthias Niedermayer, ora all’University of Virginia Art Museum di Charlottesville. Nel 2002 è passato per il mercato antiquario un Paesaggio con Leda e il Cigno e la Fondazione Cassa di risparmio di Gorizia ha recentemente acquisito una tela di soggetto storico attribuita a C. raffigurante la Morte di un personaggio anziano assistito da una giovane donna con un bambino. Nel 1823 C. divenne membro onorario dell’Accademia di San Luca di Roma, insieme al vecchio compagno di studi e amico Joseph Bergler, allora direttore dell’Accademia di Praga, e al pittore Michael Köck. Nel 1826 eseguì un bozzetto preparatorio per la pala dell’altar maggiore della chiesa di S. Antonio Nuovo a Trieste, su insistenza dell’amico architetto Pietro Nobile, che voleva indurre il committente, Domenico Rossetti, ad affidargli l’incarico, nonostante che questi preferisse altri artisti. Prima che la disputa fosse conclusa, C. morì a Vienna il 17 novembre 1828, a quattro giorni di distanza dall’amata moglie Barbara, sposata nel 1803 dopo un lungo fidanzamento avversato dal suo patrono. Il profondo cambiamento del gusto negli anni successivi può spiegare non solo la scarsa fortuna critica di C., ma anche la perdita di numerosi dipinti di cui si conoscono i soggetti o di cui si conservano i disegni preparatori. Della copiosissima produzione grafica il nucleo più consistente appartiene all’Akademie der bildenden Künste di Vienna (quasi duemila), da cui provengono anche gli ottantanove della Narodna Galerija di Lubiana e i trenta della Fondazione Palazzo Coronini Cronberg di Gorizia; undici appartengono ai Musei Provinciali di Gorizia, due album alla collezione Werner C. di Vienna, due alla Národní Galerie di Praga, tra cui il Ritratto della moglie Barbara, alcuni allo Szépmúvészeti Múzeum di Budapest, alcuni al Historisches Museum der Stadt Wien. Stampe tratte da dipinti e disegni di C. si trovano a Vienna (Graphische Sammlung Albertina), Parigi (Bibliothèque Nationale), L’Aia (Koninklijke Bibliotheek), Londra (British Museum). Prima della mostra curata da Ksenja Rozman per la Narodna Galerija di Lubiana, nel 1978, si conoscevano otto dipinti ad olio; durante le ricerche e l’allestimento di quella esposizione se ne identificarono ventisei, oggi sono trentatré. Grazie alla studiosa slovena sono ora assodati tutti i dati biografici e ben documentata buona parte della sua opera, così come sono state chiarite le circostanze della sua formazione e le fonti iconografiche e letterarie dei suoi dipinti. C. occupa finalmente un posto di rilievo anche nella storia dell’arte e della cultura a Roma negli anni che precedono l’età napoleonica. I suoi nitidi disegni sono inoltre una fonte sicura per l’identificazione e la ricostruzione delle vicende di edifici modificati (Hager) e di dipinti e sculture venduti (Jaffé, Raggio) o trafugati già a partire da poco dopo il suo soggiorno. Talvolta a C. si deve la prima documentazione grafica di reperti archeologici appena scavati, di sculture appena scoperte. Il pittore, che per tutta la vita si firmò sempre «Francesco Caucig Goriziano», e che nell’epigrafe tombale è ricordato come FR. CAUCIG PICTOR EGREGIUS GORICIUS, non è mai stato commemorato nella sua città natale.

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Bibliografia

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