CERVELLINI GIUSEPPE

CERVELLINI GIUSEPPE (1730 - 1824)

ecclesiastico, organista, compositore

Immagine del soggetto

Ritratto del musicista Giuseppe Cervellini conservato a Bologna nel Museo internazionale e biblioteca della musica.

Figlio di Giovanni Battista, nacque da una «famiglia sprovveduta di beni» a Noventa di Piave, diocesi di Treviso, fra il 1740 e il 1745. I danni patiti dall’archivio parrocchiale nella prima guerra mondiale non consentono di accertare l’esatta data di nascita. Probabilmente si trasferì con la famiglia verso il 1752 a Ceneda, dove il padre assunse l’incarico di maestro di cappella. Nel 1763 si presentò al capitolo di Cividale del Friuli, accolito diciottenne che aspirava ad una mansioneria a titolo di patrimonio per gli ordini maggiori. Gli venne affidato l’incarico di organista, ma il suo comportamento si rivelò presto poco consono al ruolo: il 12 giugno 1765 si espose «alla pubblica vista in cocchio scoperto senza celare vestito di colore non nero […] a suonare per tutta la strada il corno da caccia». Gli esercizi spirituali comminatigli ebbero scarsa efficacia; nel 1770 causò malumori fra alcuni mariti cividalesi «per voler trattar e praticar le mogli» e costrinse il capitolo a sospenderlo temporaneamente dall’incarico. Nonostante tutto ciò, il 19 settembre 1767 ottenne il suddiaconato, il 19 dicembre il diaconato, il 28 settembre 1768 il presbiterato. Richiamato «circa il vestire indecente», le prolungate assenze, la scarsa diligenza nell’assolvimento dell’incarico, nel dicembre 1772 riprese pubblicamente l’organista Antonio Serafini subentratogli dopo l’ulteriore sospensione. Il capitolo cercò di allontanarlo, ricorse al consiglio dei Dieci, che lo assolse, e il musicista supplicò il doge. Il C. accusò i colleghi di malvolenza nei suoi confronti e si difese con ostinazione dalle accuse. Le protezioni di cui godeva poterono più dell’autorità del capitolo, come più volte ripetè il canonico Leonardo Michieli, cui la collegiata non lesinò i mezzi pur di risolvere il rapporto. ... leggi Nel settembre 1772 G. C. si recò a Bologna, con una lettera di presentazione di Giovanni Battista Tomadini, organista del duomo di Udine, per padre Martini, al quale desiderava far conoscere «qualche suo componimento». L’incontro fu proficuo e, nel maggio 1773, il C. inviò a Bologna sei terzetti di suo pugno col tramite del cantante Antonio Palmini; nell’ottobre 1775 persino commissionò a padre Martini una lezione per Cividale, ove risultano un Dixit Dominus e litanie a stampa. L’11 dicembre 1775 venne ammesso all’Accademia Filarmonica di Bologna nell’ordine dei compositori, presentando l’antifona su canto fermo Quid aspicitis in coelum a cinque voci e una fuga a quattro parti. A Bologna esiste un suo ritratto. Nell’ottobre 1776 scrisse a padre Martini del suo viaggio a Salisburgo, nominando Michael Haydn e i Mozart. L’arcivescovo Girolamo di Colloredo lo invitò a presentargli sinfonie, quintetti, quartetti, che incontrarono la sua compiacenza e regalie in denaro, ma non si hanno notizie di un’eventuale prosecuzione dei contatti. In ottobre 1777 il conte Raimondo della Torre  di Gorizia lo raccomandava al conte Pio Fedele Wolkenstein per un posto a Trento. Rientrato ancora a Cividale, il 14 agosto 1779 pretese di suonare l’organo in vece del maestro di cappella, Pietro Alessandro Pavona. Nel 1780 il C. si allontanò dal Friuli e partecipò al concorso di maestro di cappella nella basilica di S. Antonio di Padova, ma non ottenne il posto. Al periodo cividalese risalgono il mottetto Angelica mentis sit tuba sonora per soprano e orchestra e, con buone probabilità, i Sei divertimenti per flauto, violino e violoncello dedicati a Gian Giuseppe di Partistagno. Del C. si perdono le tracce fino al 1792, quando lo si ritrova a Varsavia, “maître de chapelle du théatre” alla corte di Stanislao Augusto Poniatowski, re di Polonia. Si è ipotizzato che vi fosse giunto insieme ad Antonio Palmini. Nonostante l’ingresso dei Russi a Varsavia nell’agosto del 1792, riuscì a completare le Six sonates pour le clavecin ou piano-forte avec accompagnement d’un violon, commissionategli dal re e pubblicate dai fratelli Artaria di Vienna entro il 1793. Rientrò in Italia e collaborò con Francesco Bianchi e Sebastiano Nasolini alle musiche di Ines de Castro, rappresentata al teatro S. Benedetto di Venezia nel 1795 e al Comunale di Bologna nel 1796. Ad un soggiorno veneziano è quindi da ascriversi la composizione dei Sei divertimenti a due violini e violoncello dedicati ad Andrea Erizzo, patrizio veneziano, promotore di accademie musicali nella sua villa di Pontelongo, e principe dal 1818. L’esemplare della copisteria di Giovanni Ricordi è databile fra il 1812 e il 1815. Nel 1805 C. approdò a Trieste, svolgendo i più diversi incarichi. Il 31 marzo 1807 venne nominato organista in S. Antonio Nuovo e nel 1809 gli venne commissionata dal direttore del Teatro nuovo, Giuseppe Scaramella, una Messa da requiem in memoria di Franz Joseph Haydn. Rimosso per motivi disciplinari, venne reintegrato nella filiale di S. Pietro nel 1815. Stipendiato dalla municipalità, fin dal suo arrivo a Trieste diede lezioni di musica nei pressi di Piazza Grande, ma non riuscì a creare una vera e propria istituzione scolastica. Invitato ad andarsene nell’aprile 1823, si presentò a Cividale del Friuli con una lettera dell’arcivescovo di Udine, Emanuele Lodi. Morì il 30 settembre 1824 «anno aetatis suae 84», che non coincide con l’età riportata nel 1763, al momento dell’arrivo a Cividale. Di lui rimangono ancora alcune messe, un Magnificat e musica per clavicembalo.

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Bibliografia

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