CHIAROTTINI FRANCESCO

CHIAROTTINI FRANCESCO (1748 - 1796)

pittore, decoratore

Immagine del soggetto

Dettaglio degli affreschi di Francesco Chiarottini eseguiti a Udine in palazzo Chizzola nel 1785.

Nacque a Cividale il 30 gennaio 1748, da Giovanni Battista e Domenica Dini. Secondo i suoi primi biografi, alla morte del padre, nel 1760, si trasferì a Venezia per approfondire le arti del disegno, attività verso le quali il giovane cividalese aveva dimostrata una particolare predisposizione. Nella città lagunare il C. divenne allievo (dal 1762) di Francesco Fontebasso, pittore seguace del Tiepolo, che contribuì in maniera determinante ad indirizzare in quel senso gli esiti giovanili dell’artista friulano. Inoltre gli viene attribuito un alunnato (di ben cinque anni) presso un non meglio identificato pittore Pozzi. Altra importante frequentazione dovette essere quella con Domenico Fossati, quadraturista e scenografo, la cui attività è attestata a Udine dal 1768 al 1771, per il costruendo teatro sociale, alla cui realizzazione collaborava pure Giuseppe Morelli, considerato dalle fonti il maestro del C. nella tecnica dell’affresco. Nel 1773 il nome del cividalese comparve tra gli iscritti all’Accademia veneziana, dove insegnavano Iacopo Guarana, Domenico Maggiotto, Agostino Mengozzi Colonna e Giandomenico Tiepolo, per il quale il C. tradusse a stampa alcune opere del padre. Da tali relazioni, solo in parte documentate, emerge il ritratto di un giovane artista impegnato nell’apprendere, come d’uso, diverse vie espressive, dalla grafica all’affresco. La sua produzione iniziale tuttavia è di carattere essenzialmente religioso, con dei lavori ad olio che non sembrano stagliarsi oltre una dimensione di mediocrità creativa e formale, come risulta dalla prima opera nota, la Madonna con Bambino datata 1764 conservata nei Civici musei di Udine, ancora legata ai modi del maestro Fontebasso. ... leggi La stessa ascendenza, unita ad echi del Tiepolo e di Sebastiano Ricci, si ritrova nell’Allegoria della Fede con i santi Antonio e Vito, pala eseguita nel 1767 per il santuario di Castelmonte (nei Civici musei di Udine è conservato il bozzetto), mentre la Deposizione della parrocchiale di Gagliano, del 1767-70, presenta suggestioni provenienti da Luca Giordano. Del 1774 sono le due pale della parrocchiale di Remanzacco, che raffigurano la Madonna con il Bambino, san Silvestro e san Floriano e Sant’Elena che ritrova la vera croce, anch’esse legate alle formule fontebassesche (i bozzetti sono presenti nei Civici musei di Udine). Anche l’esordio nell’attività di frescante è intessuta di reminiscenze provenienti dall’esperienza veneziana, come si evince dalle decorazioni nella villa Steffaneo-Pinzani-Roncato a Crauglio, eseguite dapprima attorno al 1770 (a tempera su muro) e poi tra il 1774 e la fine del decennio (assieme al Morelli), in cui compaiono diversi spunti tratti da invenzioni di Giovanni Battista Tiepolo, che egli conosceva attraverso una raccolta di incisioni alla quale aveva collaborato. Nel corso della seconda metà degli anni Settanta il C. lasciò l’ambiente veneto per una serie di viaggi nell’Italia Centrale, che lo portarono a Bologna, Firenze, Roma e Napoli. In questo periodo, sugli esempi del Bibiena, si avvicinò alle tecniche scenografiche, che nel 1782 ebbe modo di mettere in pratica presso il teatro Bandeu di Gorizia, decorandovi la sala e predisponendo alcuni scenari (dipinti non più esistenti), e in seguito anche per il teatro sociale di Udine. Negli anni Ottanta si situano i suoi principali interventi decorativi, con eleganti affreschi in dimore signorili, nei quali sviluppa grande abilità prospettica, fantasia nell’ambientazione architettonica e un ricco repertorio antiquario di gusto neoclassico. Le prime espressioni di tali capacità si collocano, all’attacco del decennio, a Trieste, ma purtroppo non sono sopravvissute al trascorrere del tempo. Maggiore fortuna hanno avuto le opere che negli anni immediatamente seguenti sono state eseguite in Friuli, come le Vedute prospettiche con scene bibliche affrescate entro il 1785 negli ambienti di palazzo Manin-Mantica-Chizzola a Udine, dove si riscontrano capacità virtuosistiche unite a prestiti da Piranesi e Bibiena, cui fa seguito la decorazione di un soffitto in palazzo Colloredo-Valvason-Maniago-Pontoni, sempre nel capoluogo friulano. Nel 1785 realizzò nella nativa Cividale dei Capricci paesaggistici per il primo piano del Casino della Società dei nobili, ora sede del municipio, e dei Capricci architettonici per villa Foramitti-Moro: esecuzioni di notevole raffinatezza e certamente inusuali in quel centro periferico. Risultano purtroppo in gran parte perduti gli affreschi eseguiti a Buttrio nella villa Bartolini-Florio-Danieli tra il 1785 e il 1787 su commissione dell’erudito udinese Antonio Bartolini: restano sulle pareti alcune vedute architettoniche, che rinviano all’attività di Mengozzi Colonna, e, su di un soffitto, la raffigurazione della Nobiltà e la virtù, allegoria tratta da un’incisione di Giandomenico Tiepolo. La seconda metà degli anni Ottanta presenta un C. impegnato soprattutto sul versante della scenografia a Roma, città dove si trovava certamente nel 1786, come attesta un suo celebre disegno che illustra lo studio di Antonio Canova (il foglio è conservato nei Civici musei di Udine), scultore con il quale, evidentemente, era in buoni rapporti. Nell’anno successivo produsse alcuni fondali per il teatro romano Argentina, in particolare per le opere Creso e Ferdinando del Messico, e nel 1788, sempre per lo stesso palcoscenico, per il dramma Alciade e Teleria e i balli Rinaldo e Armida e il Soldato per disperazione, disertore per amore: lavori che riscossero pubblici apprezzamenti; ne resta testimonianza in un album di bozzetti conservato nei Civici musei di Udine, da cui si evidenziano le derivazioni dai repertori di Piranesi, Bibiena e Pietro Gonzaga. Al rientro dall’esperienza romana il C. riprese l’attività di decoratore e alla fine degli anni Ottanta licenziò alcuni dei suoi interventi più significativi e felici, a cominciare dalla loggia di palazzo Trittonio-Moroldi-Beretta a Udine (1789 circa), dove, pur lavorando all’interno di uno spazio angusto, offrì un fantasioso saggio di creatività ornamentale, proponendo un repertorio di vasi e fontane che arricchisce di suggestioni “rocaille” l’ambiente. Allo stesso periodo sono datati anche gli affreschi in palazzo Garzolini a Tolmezzo, quattro riquadri dei quali, con capricci architettonici e una scena che raffigura il Carro di Venere, sono conservati al Museo delle tradizioni popolari di quella città. Attorno al 1789-90 si colloca pure la serie di affreschi in palazzo Pontoni-Brosadola a Cividale, che sono considerati il capolavoro del C., nei quali riuscì a unire la sapienza prospettica alla visionarietà scenografica, dando vita a un insieme di rara eleganza, per le scene proposte e per il loro favorevole rapporto con le strutture edilizie. Il fulcro di tali decorazioni è nel salone centrale, il cui soffitto ospita l’Allegoria della Gloria dei Principi, come al solito derivata da un’incisione tiepolesca, mentre lungo le pareti sono proposti quattro capricci architettonici, che traggono spunto dalla raccolta di vedute di Pietro Gaspari; ad esse si unisce il soffitto dello scalone e le pareti dei due pianerottoli, dominate da una serie di colonne salomoniche che inquadrano vedute prospettiche. Attorno al 1790 si colloca una delle ultime realizzazioni del C.: gli affreschi in villa Gorgo-Maniago a Nogaredo al Torre, purtroppo quasi completamente distrutti (ma ne resta documentazione grafica). Agli inizi dell’ultimo decennio del secolo il pittore cividalese, al culmine della maturità artistica e della fama, abbandonò l’attività, colpito da una sindrome nervosa o, per usare le parole del suo primo biografo Giovanni Battista Belgrado, «per troppo applicare si riscaldò la fantasia». La morte lo raggiunse a Cividale, sua città natale, il 14 aprile del 1796.

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Bibliografia

C. MUTINELLI, Francesco Chiarottini pittore cividalese (1748-1796), «Atti dell’Accademia di scienze lettere e arti di Udine», s. VI, 11 (1948-1951), 257-296; G. BERGAMINI - L. SERENI, Tra case e palazzi, in E. BARTOLINI - G. BERGAMINI - L. SERENI, Raccontare Udine, vicende tra case e palazzi, Udine, Istituto per l’enciclopedia del Friuli Venezia Giulia, 1983, 76, 104, 114, 130, 131, 132, 143, 200, 235, 288, 290, 292, 296, 297, 376, 382; G. BERGAMINI, Giuseppe Morelli, Francesco Chiarottini e Vincenzo Chilone a Udine, «Arte/Documento», 5 (1991), 210-217; M. VUERICH, Su Francesco Chiarottini pittore di scenografie, «Arte/Documento», 7 (1993), 201-207; P. PASTRES, Brevi note biografiche di Francesco Chiarottini da una lettera di mons. Belgrado, «Quaderni Cividalesi», 21 (1994), 141-146; M. DE GRASSI, Francesco Chiarottini e i contemporanei: la “Vita del pittore […]” di Michele della Torre, «Arte in Friuli. Arte a Trieste», 15 (1995), 193-204; M. VUERICH, Per Francesco Chiarottini (1748-1796), «Quaderni Cividalesi», 23 (1996), 53-69; M. DE GRASSI, Francesco Chiarottini (1748-1796), Monfalcone, Edizioni della Laguna, 1996 (con bibliografia precedente); Francesco Chiarottini e la cultura del secondo Settecento in Friuli. Atti del convegno di studi (Cividale del Friuli, 10 novembre 1996), a cura di M. DE GRASSI, Monfalcone, EdL, 1997; M. VUERICH, Le acqueforti di Francesco Chiarottini: nuove acquisizioni, «Arte/Documento», 12 (1998), 150-157; M. DE GRASSI, “Paesi, Grotteschi e Francesismi”: la decorazione di ville e palazzi nel secondo Settecento, in Immagini del potere. Arte, decorazione e ideologia nella Patria del Friuli. Palazzi e ville nel Friuli Venezia Giulia, a cura di M. DE GRASSI - G. PAVANELLO, I, Trieste, Associazione culturale l’Opificio, 2006, 160-199; D. NOBILE, La grazia del colore nelle ville e nei palazzi friulani. La decorazione neoclassica, in Arte in Friuli. Dal Quattrocento al Settecento, a cura di P. PASTRES, Udine, SFF, 2008, 404-419: 409-412.

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