CHIAVOLA EMANUELE

CHIAVOLA EMANUELE (1920 - 1992)

ingegnere, segretario straordinario per la ricostruzione del Friuli

Immagine del soggetto

L'ingegnere Emanuele Chiavola.

Nacque a Gemona del Friuli il 5 febbraio 1920, da Giorgio, ferroviere, e da Maria Bonitti, maestra elementare. Rimase orfano a sette anni: il padre morì sul lavoro travolto da un treno. Conseguita la maturità classica a Udine, si laureò in ingegneria nel 1944 presso l’Università di Padova. Agostino Candolini, commissario prefettizio della provincia di Udine, lo chiamò nel 1945 a dirigere l’organizzazione dei trasporti su strada in regime di controllo degli alleati. Competenza tecnica e capacità politica si intrecciarono fin da questo momento. Lavorare davanti a tutti dichiarando le proprie idee fu carattere distintivo della sua personalità. Nel 1947, anno in cui si sposò con Teresa Foi, C. divenne primo dirigente dell’Ispettorato Motorizzazione appena istituito. Per l’anno scolastico 1947-1948 accettò la supplenza serale di topografia presso l’Istituto Tecnico Malignani di Udine, cui in seguito dedicò il suo impegno prima come titolare del laboratorio di fisica nel 1960-1961, quindi – su specifico incarico del preside Gastone Conti – come titolare di elettronica industriale dal 1962 al 1976. Assieme con l’ingegnere Giovanni Panzeri, da pioniere impostò programmi e compilò dispense di un insegnamento ancora senza testi perché in Italia del tutto all’avanguardia. La scuola intesa come incontro con le nuove generazioni – secondo le dichiarazioni di C. – fu il momento di massima soddisfazione professionale. Da iscritto alla Democrazia Cristiana divenne consigliere della Cassa di risparmio di Udine tra 1950 e 1964, presidente del Consorzio Aussa Corno tra 1962 e 1982, consigliere dell’Amministrazione provinciale di Udine e assessore ai lavori pubblici tra 1965 e 1975. Lo sviluppo industriale della Bassa friulana fu il più difficile compito che nel periodo pre-terremoto tentò di risolvere. ... leggi Il suo impegno si concentrò sullo scalo fluviale di Porto Nogaro e sulle relative infrastrutture stradali e ferroviarie. Il casello autostradale di Porpetto fu di fatto collegato alle opere marittime, al bacino e piazzale Margreth. Della nuova realtà topografica e del nuovo toponimo Margreth, C. fu sempre fiero perché la mediazione politica – a suo avviso – avrebbe permesso al Consorzio di superare ogni difficoltà tecnica. Sulla base delle competenze anche qui dimostrate Antonio Comelli, presidente della Giunta regionale, conferì a C. l’incarico di segretario generale straordinario per la ricostruzione del Friuli terremotato. C. ricoprì la carica dal 7 settembre 1976 al 31 agosto 1990, quando per limiti di età si ritirò in pensione. Fondamentale per comprendere ruolo e problemi della ricostruzione resta la sua Analisi del processo di ricostruzione delle zone terremotate del Friuli-1984. Il primo compito da affrontare secondo questa memoria fu la sfiducia dei cittadini nelle capacità della pubblica amministrazione. I problemi tecnici e finanziari infatti non opposero le stesse resistenze che invece sollevarono sindaci, lavoratori, sindacati, professionisti e imprenditori. C. rivendicò la coralità della ricostruzione enumerando le “fortune” dei friulani: la presenza dell’esercito, la rete stradale e ferroviaria, i posti letto di Lignano, Udine risparmiata dal sisma. Dopo aver sottolineato l’ingenerosa e ingiustificata contestazione di larga parte dell’opinione pubblica e di alcuni settori della chiesa friulana in specie, precisò il ruolo del segretariato regionale da lui diretto. La soluzione più innovativa e per certo non meramente tecnica fu l’adozione degli “appalti accorpati” mediante i quali tra 1979 e 1980 si superarono con tempestività ed energia gli squilibri nell’area terremotata tra la richiesta dei senza casa e l’offerta operativa degli edili. Alla Segreteria venne affiancato l’Ufficio operativo centrale, un organismo politico composto da rappresentanti dei vari partiti, cui fu affidato il compito di favorire l’afflusso da fuori regione di grandi imprese con tecnologie avanzate e adeguata forza lavoro. L’operazione frenò la corsa al rialzo dei costi, conferì omogeneità alla riparazione e costruzione delle case, accelerò riparazione e rifacimento delle abitazioni. Nel pragmatismo di C., i cui meriti soprattutto tecnici furono ampiamente riconosciuti in Italia e all’estero, confluirono componenti diverse. In primo luogo egli credette nel rapporto organico centro-periferia imprimendo un indirizzo sociale alla ricostruzione e salvaguardando l’impianto urbanistico dei centri terremotati, considerò al contempo l’impegno politico come dovere morale di tutti senza perciò sottostimare l’azione di collaboratori o leali oppositori. Lasciata la Segreteria quando la ricostruzione poteva dirsi conclusa, terminò la sua esistenza il giorno 11 agosto 1992 lasciando la moglie e le tre figlie Maria Matilde, Emanuela, Gabriela.

 

 

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Bibliografia

E. CHIAVOLA, Il ruolo della zona industriale dell’Aussa Corno nella politica regionale di sviluppo, «La Panarie», VI/3 (1973), 32-41; ID., Analisi del processo di ricostruzione delle zone terremotate del Friuli 1984, Udine, Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, 1984, 1-28; R. GEIPEL, J. POHL, R. STAGL, A. BARDOLA, E. CHIAVOLA, H. HOCHGURTEL, Opportunità, problemi e conseguenze della ricostruzione dopo una catastrofe : uno studio nel lungo periodo sul terremoto in Friuli dal 1976 al 1988, Tricesimo, Aviani, 1990.

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