CIRIOLI BIACHINO (†1299)

CIRIOLI BIACHINO (†1299)

notaio

Immagine del soggetto

Signum del notaio Biachino Cirioli

Nella seconda metà del XIII secolo, pur con un leggero sfasamento temporale, operarono a Gemona due diversi notai di nome B. Il primo (aa. 1248-1277) si sottoscrisse come ‘imperialis aule notarius’ e fu verosimilmente originario di Udine: così Biachino, notaio di Udine, risulta testimone a Gemona, alla stesura di un atto del 17 novembre 1277, in cui i fratelli B. e Giacomo (Covottus) Cirioli, del fu Pietro, per 150 lire di grossi veneti vendevano al guardiano dei Frati Minori di Gemona, che comprava per conto di Gertrude priora di S. Agnese, una loro vigna contigua al terreno in cui la priora e le sue consorelle avevano da poco istituito il monastero della Cella di Gemona. Proprio nel primo dei due figli del defunto Pietro Cirioli va individuato il B. che in due pergamene, rispettivamente del 1285 e del 1291, si sottoscrisse quale ‘imperiali auctoritate notarius’, ma che sicuramente svolgeva quel ruolo fino dagli inizi degli anni Settanta. Il 31 ottobre 1277 B. comprava un terreno in Godo di Gemona per sé e i suoi fratelli. Oltre a Giacomo, infatti, il notaio ebbe almeno altri due fratelli, Pellegrino e Stefano. Pellegrino va distinto dall’omonimo maestro, figlio di Candido Cirioli, notaio e scolastico di Gemona, attestato dalla fine del secolo fino al primo trentennio del Trecento, e padre a sua volta del notaio Giacomo di Pellegrino. Il 12 febbraio 1289, i fratelli B. e Pellegrino de Ciriolis liberavano dai loro impegni quanti avevano prestato garanzie per la controdote che Pellegrino avrebbe dovuto versare al suocero, Rusitto da Pordenone; due giorni dopo, proprio a Pordenone, Pellegrino riceveva dal suocero la dote di Benvenuta, sua moglie. I due atti furono rogati da un notaio gemonese, Bonomo (detto Bunussio), anche lui appartenente al casato dei Cirioli: con un’allusione diretta al lucro ottenuto dall’estrazione ‘in mundum’ delle note contenute nei propri registri, Bonomo, in un suo prematuro testamento (datato 16 settembre 1288, laddove del notaio si hanno notizie fino al 1302), legava le sue note al notaio B., suo consanguineo, o  a Giacomo Nibisio, in caso di morte del primo. ... leggi Col fratello Stefanutto, infine, il notaio fu il primo a essere menzionato, il 10 di giugno del 1292, in un elenco di ‘forebanniti’ a seguito di un attentato ai danni del capitano di Gemona Alamannino, nipote del patriarca Raimondo della Torre, e di alcuni suoi servitori. Molti di queste eminenti personaggi gemonesi appartenevano alle famiglie Cirioli, de Staulis e de Altenedo – fra di loro imparentate – che avevano la loro base nella zona di Portis, sotto il castello di Gemona e molto vicino alla Chiesa Maggiore, ove si trovava il palazzo del comune (attuali piazzetta Portuzza e via Altenedo). Ancora vivo fino alla metà del 1298, la menzione della casa degli eredi del quondam B. è del 24 settembre 1299. Si tratta forse della stessa casa, ubicata in foro, che aveva comprato in dote alla moglie, Agnesutta, vent’anni prima. Il 6 aprile 1305 la vedova e il figlio Giovanni richiedevano la scrittura di un atto d’affitto di un loro campo sito in via Armentaressa (borgo a sud di Gemona) al notaio Ermanno di Giovannibono. Oltre a Giovanni, Agnese aveva dato a Biagio un altro figlio, Simonino, che risulta nominato, assieme alla madre e al fratello, quale proprietario di quello stesso campo il 12 giugno 1311. Il primogenito, Giovanni di B., erroneamente indicato fra i notai duecenteschi nell’Index notariorum dell’erudito Giovanni Battista della Porta, fu molto attivo a Gemona dal 1318 al 1336, come dimostrano i poco meno di trenta registri del notaio fino a noi pervenuti.

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Bibliografia

ACG, Pergamene, b. 1643, n° 1; b. 1646, n°4; ASU, NA, b. 2220, fascicoli 10-11 (protocolli del notaio Bonomo da Gemona); b. 2222, fascicoli 7-19, 21-22, 24-26, 28-35 (protocolli del notaio Giovanni di Biachino); MANC, Pergamene Capitolari, t. VI, n° 134.
C. SCALON, Chiesa e laicato nella formazione scolastica e culturale in Friuli, in Gemona nella Patria del Friuli: una società cittadina nel Trecento, a cura di P. Cammarosano, Atti del Convegno di studi (Gemona del Friuli, 5-6 dicembre 2008), Trieste 2009, 135-153: 142; G. BRUNETTIN, Per una storia del ceto dirigente patriarchino: il caso di Gemona (secc. XIII-XV), ivi, 317-368: 327, 348 e n. 1; PANI, Gualtiero, 202 n° 104; BLANCATO, I notai del Patriarcato, 361-362, 376-377, 503, 540-541 n° XV.

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