COLLOREDO (DI) MARZIO (1530-1591)

COLLOREDO (DI) MARZIO (1530-1591)

uomo d’armi, governatore di Siena

Nacque nel 1530 nel castello di Colloredo di Monte Albano da Giovanni Battista e da Ginevra della Torre. Su di lui ricadeva il peso della vendetta dell’assassinio del padre e dello zio Alvise della Torre, avvenuto nel 1549 sul Canal Grande a Venezia per mano di sicari capitanati da Tristano Savorgnan del Monte. Fin da giovane si preparò alla guerra contro i Savorgnan nel clima di metà Cinquecento di faide familiari, di vendette private che, pur essendo estranee alle tensioni sociali che avevano caratterizzato i moti del 1511, pur essendo prive di obiettivi politici, ugualmente erano una minaccia per l’ordine pubblico. C. girava per Udine con servitori armati; aveva fatto incidere sulla sua spada il motto “Mihi vindictam”. Nel 1551 scoppiò una rissa in città tra i suoi uomini e un sostenitore dei Savorgnan, Marco di Carpi, capo della milizia di Portogruaro. Il Carpi fu allontanato, mentre non furono presi provvedimenti nei confronti di C. Ma nel 1552 C., Giovanni e Federico di Colloredo con Girolamo di Caporiacco uccisero presso porta Poscolle Antonio, figlio di Bernardino Savorgnan del Monte e di Cecilia Mocenigo, con tre suoi uomini. C. fu bandito dal territorio veneto. Ritornò in Friuli dopo tre anni senza rinunciare alla vendetta. Attentò alla vita di Bernardino Savorgnan, padre di quell’Antonio da lui ucciso; sparò un’archibugiata alla finestra del cognato del Savorgnan; inviò (o fece inviare) una scatola esplosiva, che fortunatamente non scoppiò, a Urbano Savorgnan, figlio anche lui di Bernardino. Colpito da un nuovo bando, C. passò in Toscana al servizio di Cosimo I de’ Medici, dove imparò il mestiere delle armi e fu inviato in Lombardia con le milizie a sostegno di Ottavio Farnese contro il duca di Ferrara. ... leggi Successivamente partecipò a varie spedizione: nel 1565 sotto il comando di Garcia di Toledo, viceré di Sicilia, fu alla difesa di Malta, attaccata dai turchi, che resisteva al comando del gran maestro Jan de la Valette; nel 1566 combatté nell’esercito imperiale ancora contro i turchi in Ungheria; nel 1567 a Gradisca si unì al seguito di Carlo d’Austria che si portava in Spagna da Filippo II per persuaderlo ad attenuare la persecuzione contro i protestanti nelle Fiandre; nel 1570 combatté a Granada al comando di Giovanni d’Austria contro i ‘moriscos’; nel 1573 partecipò all’impresa di Tunisi, spedizione con cui concluse la carriera militare dopo avere ottenuto da Filippo II una pensione vitalizia di 400 scudi all’anno. In questi anni continuò da lontano lo scontro con i Savorgnan nelle forme della sfida a duello per ripristinare l’onore, contro Tristano della linea del Monte, contro Nicolò di Francesco del Torre, indignato per l’attentato a Urbano, contro Federico della linea della Bandiera che voleva vendicare la morte dello zio Francesco ucciso da un gruppo di cui faceva parte un Colloredo. Tra loro furono lanciati cartelli di sfida, pubbliche scritture e libelli a stampa con accuse infamanti, ingiurie, una procedura che seguiva le nuove regole comportamentali del duello tra gentiluomini. Arrivò allo scontro diretto soltanto con Federico Savorgnan della Bandiera, anche lui bandito per avere ucciso Livio e Claudio Colloredo e rifugiatosi a Mantova presso i Gonzaga. Nel 1564 C. e Federico Savorgnan della Bandiera, accompagnati da un seguito di testimoni, dopo vari rinvii e difficoltà per trovare un luogo adatto, soprattutto perché i duelli erano stati vietati dal Concilio di Trento e nessun principe poteva permettere una violazione all’interno della propria giurisdizione, si scontrarono presso Savona. Ma, nonostante le promesse rituali di porre fine alle ostilità, i duelli cartacei continuarono fino al 1568, quando le famiglie coinvolte nelle faide raggiunsero una formale pacificazione davanti al procuratore di San Marco, Alvise Mocenigo, a Venezia, dove fu imposto di porre fine alla lunga lotta tra le parti con la proibizione anche di stampare libelli. C. si fece rappresentare per procura. Venute meno le vendette contro i Savorgnan, C. dopo il 1573 fu presente in Friuli, nella villa di Gorizzo, feudo Colloredo, pur essendo ancora bandito, ma senza suscitare scalpore e senza ottenere salvacondotti, nonostante le richieste fatte in questa direzione da Carlo d’Austria a Venezia. Nel 1587 Carlo d’Austria lo inviò presso i Medici per portare le condoglianze per la morte del granduca Francesco I. Entrato al servizio della corte medicea, C. fu nominato nel 1590 da Ferdinando I governatore di Siena, carica che ricoprì con avvedutezza. Morì a Siena nel 1591.

 

 

 

 

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Bibliografia

BCU, fondo Principale, ms 1247, Contese cavalleresche; BCU, fondo Joppi, ms 116, Contese cavalleresche tra i Savorgnan e i Colloredo avvenute negli anni 1563-‘66-’68. E. DEGANI, I partiti in Friuli nel 1500 e la storia di un famoso duello, Udine, Del Bianco, 1900; P.S. LEICHT, Martio Colloredo governatore di Siena, «MSF», IV (1908), 34-39; M.R. PARDI Malanima, Colloredo, Marzio, DBI, 27 (1982), 85-86; E. MUIR, Mad blood stirring. Vendetta and factions in Friuli during the Renaissance, Baltimore/London, The Johns Hopkins University press, 1993; F. BIANCO, Mihi vindictam: clan aristocratici e comunità rurali in una faida nel Friuli tra ’400 e ’500, in Contadini e popolo tra conservazione e rivolta, Udine, Forum, 2002, 17-39; L. CASELLA, I Savorgnan. La famiglia e le opportunità del potere, Roma, Bulzoni, 2003; A. CONZATO, Dai castelli alle corti. Castellani friulani tra gli Asburgo e Venezia, 1545-1620, Verona, Cierre, 2005.

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