CONCINA (DE) NICOLÒ

CONCINA (DE) NICOLÒ (1694 - 1762)

domenicano, docente di filosofia

La nobile famiglia de Concina di San Daniele del Friuli trarrebbe le sue origini lontane dalla Toscana con i Concina conti della Penna di Firenze e di Arezzo. Nel 1455 il fiorentino Antonio Concina si unì in matrimonio con Cristina o Caterina Malgol, ereditiera di grandi possedimenti nel Tirolo. Da questo matrimonio sarebbero nati i capostipiti di quattro famiglie stabilitesi poi nel Tirolo, in Austria e Prussia, a Bergamo e a Firenze. Da un Leonardo del ramo bergamasco derivarono i Concina di Clauzetto, poi di San Daniele. Nel 1660 Pietro figlio di Leonardo sposò Pasqua Cecconi di Vito d’Asio. Dal matrimonio sarebbero nati cinque figli: Daniele, Leonardo (il nostro Nicolò), Pietro, Antonio Maria e Giacomo, i primi quattro avrebbero preso i voti e, soprattutto Daniele e N., sarebbero divenuti famosi anche fuori della loro regione, l’ultimo, Giacomo, assicurò la discendenza della famiglia. Con lettera ducale del 25 agosto 1780 egli divenne infatti conte del feudo di San Daniele. Dal matrimonio con Anna Broili o Brogli da Venzone, Giacomo ebbe due figli: Daniele Vincenzo e Niccolò. Il primo, omonimo del domenicano predicatore, fu uomo di cultura, letterato, archeologo e numismatico. Nato nel 1735 e morto nel 1795, raccolse un ragguardevole numero di codici, descritti nel 1893 da Giuseppe Mazzatinti in coda all’inventario della Biblioteca Guarneriana: trentacinque manoscritti tra i quali si segnalano numerose raccolte di documenti in originale e in copia riguardanti la storia del Friuli, poesie in volgare e in latino di autori locali e un codice cartaceo del secolo XV contenente le Tragedie di Seneca. Fratello del più famoso Daniele domenicano predicatore e polemista, N., alla nascita Leonardo, secondogenito di Pietro e Pasqua Cecconi, nacque a Clauzetto, ora in provincia di Pordenone, il 24 gennaio del 1694 e venne battezzato, come era costume, il giorno dopo, ossia il 25 gennaio. ... leggi Rispetto al fratello, siamo poco informati sugli studi giovanili, tuttavia è probabile abbia seguito le stesse tappe, fino a diventare anche lui frate domenicano, a Conegliano, nel settembre del 1712. Fu in seguito lettore di filosofia nei conventi domenicani di Capodistria e di Cividale e in quello del Rosario di Venezia. Dal 29 novembre 1731 tenne per alcuni anni la cattedra di metafisica all’Università di Padova. Egli era contrario alle dottrine giusnaturaliste dei protestanti, cui contrapponeva la sua dottrina modellata su quella del Vico. La filosofia vichiana nella sua lenta diffusione nella penisola, proprio nel patriarcato trovò i suoi primi estimatori tra i quali, insieme a Jacopo Stellini e Bonifacio Finetti, si segnala anche N. Nel 1733 si era rivolto al fratello Daniele, che si trovava a Napoli, per acquistare una copia della Scienza Nuova e per recapitare al Vico una sua lettera piena di elogi. Il Vico, da parte sua, inserì un lusinghiero giudizio del C. nella nuova edizione del 1744. Del periodo padovano si segnalano due opuscoli scritti nello stile delle dispense universitarie e riguardanti i fondamenti del diritto naturale in cui l’autore esprime apertamente la sua approvazione per il filosofo napoletano, per altri in sospetto di eresia: Origines, fundamenta et capita prima delineata iuris naturalis et gentium (s.d.) e Iuris naturalis et gentium doctrina metaphysicate asserta (1736). Nel 1739, abbandonato l’insegnamento universitario, si ritirò a Venezia, non pare in conseguenza delle polemiche dottrinali, ma piuttosto per la crisi dell’insegnamento stesso in un’epoca in cui imperava il razionalismo illuminista. In ogni caso l’adesione alla filosofia vichiana resta il fatto più significativo nella formazione culturale e nella produzione scientifica di N. C. che morì nel convento del Rosario il 13 gennaio del 1762. Le poche opere a stampa che portano il suo nome più che suscitare l’interesse del lettore di oggi possono valere come testimonianza della scarsa considerazione che aveva nel Settecento la metafisica, alla quale il C., partendo da una formazione tardo-scolastica, cercò di ridare vitalità.

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Bibliografia

Prove di nobiltà della famiglia de’signori Conti de Concina di san Daniello del Friuli, [1798], raccolta di documenti del notaio sandanielese Giuseppe Ongaro; G. DE CONCINA, Cenni storici sulla nobilissima famiglia delli signori conti de Concina di San Daniello nel Friuli provincia del regno Lombardo Veneto, Roma, Bourlié, 1828; G. MAZZATINTI, Inventario dei manoscritti della Biblioteca Concina in San Daniele del Friuli, Forlì, Bordandini, 1893, 1-7.

S. SARTI, Vico e i pensatori friulani del ’700: Iacopo Stellini, Nicola Concina, Bonifacio Finetti, «La Panarie», 45 (1979), 9-14; P.G. NONIS, Daniele e Niccolò Concina: Filosofia e religione attorno a una cattedra patavina del Settecento, «Studia patavina. Rivista di Scienze religiose», 23/3 (1976), 520-569; ID., G.B. Vico e Niccolò Concina (1699-1762), in Un secolo di filosofia friulana e giuliana, 1870-1970; Atti del II convegno regionale di filosofia friulana e giuliana (Udine, 3-5 novembre 1978), Udine, Missio, 195-202.

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