DE MARCHI ANTONIO E STEFANO

DE MARCHI ANTONIO E STEFANO

impresari, architetti

Immagine del soggetto

La chiesa parrocchiale di S. Martino di Fanna (allo stato attuale) progettata da Antonio e Stefano De Marchi negli anni Trenta dell'Ottocento, fotografia di Riccardo Viola.

Nato a Stevenà di Caneva (Pordenone) l’11 novembre 1781, Antonio fu impresario edile, forse anche architetto. Si è ipotizzato un suo alunnato presso gli architetti feltrini De Boni, con i quali partecipò nel 1806 alla ristrutturazione della chiesa parrocchiale di Feltre. Nel 1811 fu impegnato nei lavori di restauro del coro e della semicupola del duomo di Pordenone. Al 1833 risale il suo primo lavoro progettuale nella fabbrica del duomo di Portogruaro, con la collaborazione del figlio Stefano. Cessò di vivere il 17 dicembre 1867.

Nato a Stevenà di Caneva il 28 ottobre 1806, Stefano frequentò l’Accademia di belle arti di Venezia (fu partecipe in quegli anni dei moti risorgimentali che infiammarono la laguna) e tali studi gli consentirono di coniugare l’esperienza fatta sul “campo” dal padre, con una preparazione teorica senz’altro superiore a quella del genitore. Tra i lavori attesi dai D. M. si rammentano i molti realizzati in ambito ferroviario con la costruzione dei tronconi Sacile-Casarsa, Casarsa-Udine e Padova-Rovigo, i numerosi ponti elevati sui fiumi Noncello, Livenza, Medusa e Piave e forse anche l’edificazione della stazione ferroviaria di Pordenone, opera da altri attribuita a Giambattista Bassi. Nel 1856, a ricompensa di questi lavori, l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe decorò Antonio della croce e corona d’oro. ... leggi Numerosi sono anche i lavori chiesastici portati a compimento a Caneva e paesi limitrofi, ma anche in tante altre località comprese tra il Friuli occidentale ed il Veneto orientale, da Stevenà a Conegliano, da Fanna a Roveredo in Piano. Tutti lavori dai quali traspaiono gli intendimenti classici dei due artefici, l’attenzione posta all’interpretazione dell’antico con la scelta degli ordini dorico e ionico e le suggestioni puriste piegate ad una personale intonazione. Nell’opera dei due architetti si ravvisa sempre l’intento progettuale teso a dare nelle chiese preminenza ad un’abside cinto da un catino ribassato per evitare i notevoli costi di una cupola. Modello, in tal senso, fu l’edificazione della chiesa parrocchiale di Fanna, attesa in un purismo neoclassico declinato nell’ordine dorico che pur si avvale di un pensiero attento ad una pratica solidità. La stretta collaborazione tra padre e figlio ebbe a cessare il 18 marzo 1867 con la dipartita di Stefano, che precorse di poco quella del padre Antonio avvenuta il 17 dicembre successivo.

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Bibliografia

M. BACCICHET - P. TOMASELLA, Il neoclassico in provincia: Antonio e Stefano De Marchi architetti, in Caneva, 449-476; P. TOMASELLA, Antonio e Stefano De Marchi e la riforma ottocentesca della chiesa parrocchiale di San Martino a Fanna, «Neoclassico», 15-16 (1999), 53-64.

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