DE PORTIS NICOLÒ

DE PORTIS NICOLÒ (1435 - ?)

verseggiatore

Immagine del soggetto

Pagina del manoscritto medico e ricettario di Nicolò De Portis, 1470 ca. (Udine, Biblioteca civica, Joppi, 61).

Sulla base del manoscritto 61 del fondo Joppi della Biblioteca civica di Udine, Manoscritto medico e ricettario – 1470, al D.P. è stato attribuito il titolo di medico (perentorio in tal senso Marchetti), ma il manoscritto, miscellaneo, non basta a provare l’esercizio della professione (e nel ricettario confluiscono, a dichiarare l’istinto del “collezionista”, preghiere e giaculatorie, massime morali e religiose). Nel 1482 il D.P. aveva quarantasette anni [si presume dunque nato nel 1435] e la sua esistenza è documentata fino al 1492. Un foglio volante inserito un tempo in un rotolo della famiglia trasmette una “frottola”, irrelata nel quadro del Quattrocento friulano, da riferire, pur con qualche dubbio residuo, alla mano del D.P., difficile dire se autore o copista: «La carta (mm. 146×140) irregolarmente ritagliata, strappata agli angoli e frusta, reca fitti segni e macchiette d’inchiostro, anche sopra la scrittura, come se fosse stata sbadatamente usata in luogo di carta assorbente, cosicché risulta un po’ malagevole la lettura, specie dell’ultima parola del componimento. I caratteri sembrano identici a quelli con cui sono vergate buona parte delle note amministrative dei rotoli e che parrebbero doversi attribuire al suddetto Nicolò de’ Portis» (Marchetti). Il D.P. cura altri registri contabili della famiglia. Il componimento ad ogni modo (ripresa e una stanza) sfrutta in chiave erotica il motivo della caccia all’anatra con il falcone: «[Io so]i stat grant timp paisant / uno razo cul falchon, / quasi ch’yo no la abandon / del uziel furç dubitant […]» [Io sono stato gran tempo alla caccia di un’anatra con il falcone, quasi quasi l’abbandono dubitando molto dell’uccello (…)]. Ma mette conto segnalare l’impaginazione del testo: i primi due versi, smangiati a sinistra, sono disposti su due righe, seguono la ripresa su due righe (i primi due versi sono ripetuti due volte), la strofa su quattro righe, con due versi per riga. ... leggi Di “frottola” parla Marchetti, un termine che copre generi (e registri) non sovrapponibili. La frottola (o barzelletta) si scioglie in filastrocca, una cantilena che spesso non elude i risvolti moraleggianti e anzi vi si ingorga, che accumula in accostamenti stralunati materiali disparati, proverbi e parole in libertà. Ma con “frottola” si indica anche la ballata, che può esaurirsi nella ripresa e in una sola stanza, come succede nel caso in questione. Si avverta inoltre che la ripresa veniva cantata dalla voce solista e quindi ripetuta dal coro (si restituirebbe in tal modo plausibilità al doppio avvio dell’incipit nel manoscritto, che segmenta i due versi iniziali, per accorpare poi ripresa e stanza: un montaggio fedele dell’evento). La stanza veniva quindi riproposta dalla voce solista, alla quale seguiva la ripresa con la voce del coro danzante. Gli ottonari sono perfetti (accenti sulla terza e sulla settima), non intaccati da guasti, e l’identità metrica, in coincidenza con un insistito doppio senso, suggerisce l’ipotesi di un contatto con il canto carnascialesco, che ha larghe fortune fiorentine tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento, dopo la “riforma” promossa da Lorenzo de’ Medici, ed è mutuato in friulano, con una significativa serie di prodotti, tra Cinque e Seicento. La varietà di friulano conduce a Cividale: si segnala in particolare l’uscita in –o nel femminile (da -A). Il lessico incrocia germanismi («paisant»), slavismi («razo»), e mantiene «zi» come forma del verbo andare, ora con funzioni di isoglossa, a marcare il Friuli occidentale.

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Bibliografia

Ms BCU, Principale, 2609.

G. MARCHETTI, Di una frottola friulana quattrocentesca inedita, «Ce fastu?», 17 (1941), 153-159; PELLEGRINI, Tra lingua e letteratura, 72-73; Le campagne friulane nel tardo medioevo. Un’analisi dei registri di censi dei grandi proprietari fondiari, a cura di P. CAMMAROSANO, Udine, Casamassima, 1985, 18-22. Sul manoscritto Joppi 61: G.M. DEL BASSO, Manoscritti in scrittura latina in biblioteche friulane datati o databili, Udine, Deputazione di storia patria per il Friuli, 1986, 90, e la puntuale scheda di M. GIANFERRARA, Catalogo di manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane, V, Cesena, Cremona, Lucca, S. Daniele del Friuli, Teramo, Terni, Trapani, Udine, Firenze, Olschki, 1985, 297-303.

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