DESIO ARDITO

DESIO ARDITO (1897 - 2001)

geologo, docente universitario

Immagine del soggetto

Il geologo Ardito Desio.

Nacque a Palmanova (Udine) il 18 aprile 1897 da Antonio e Caterina Zorzella. Dopo i primi studi a Palmanova e a Udine, frequentò il ginnasio a Cividale, quindi il liceo a Udine. Fin da giovane si appassionò alla montagna e all’alpinismo, come scrive nella sua autobiografia Sulle vie della sete, dei ghiacci e dell’oro (1987), e da giovanissimo compì una salita invernale sulla vetta del Matajur con un paio di sci che si era fatto costruire da un falegname di Palmanova, sulla base dell’illustrazione di una rivista. Un suo professore del liceo, Ciro Bortolotti, socio della Società alpina friulana e redattore della rivista «In Alto», organizzò, su richiesta di alcuni studenti tra i quali D., un’ascensione alla vetta del monte Canin: fu la sua prima vera scalata. Da allora compì numerose escursioni e scalate nelle Alpi Carniche e Giulie maturando una grande esperienza alpinistica che, negli anni successivi, gli fu molto utile. Si iscrisse alla Società alpina friulana quando era presidente il grande geografo Olinto Marinelli, «uno dei miei numi tutelari», come lo definì D., che ebbe un ruolo importante nell’indirizzare il giovane socio verso gli studi naturalistici. Frequentava assiduamente il gabinetto di lettura della Società, spesso in compagnia di due suoi compagni di scuola: Egidio Feruglio e Lodovico di Caporiacco, con i quali condivideva la passione per la montagna e per le scienze naturali. Qui conobbe, come lui stesso racconta nella commemorazione di Michele Gortani negli «Atti dell’Accademia di scienze, lettere e arti di Udine» (1968), anche il grande naturalista carnico con il quale strinse una profonda amicizia e dal quale fu indirizzato e incoraggiato nei suoi primi studi scientifici. ... leggi Allo scoppio della prima guerra mondiale, all’insaputa della famiglia, si arruolò appena diciottenne nel corpo dei Volontari ciclisti e automobilisti prestando servizio come portaordini sul Sabotino, sul Podgora e nel basso Isonzo. Sciolto, nel dicembre del 1915, il reparto di cui D. faceva parte, non essendo la classe del 1897 ancora di leva, ritornò alla vita civile in attesa della chiamata. Decise, quindi, di completare gli studi che aveva interrotto e si diplomò. S’iscrisse alla Facoltà di scienze all’Università di Firenze, dove ritrovò gli amici Feruglio e di Caporiacco che già da qualche mese avevano iniziato i corsi. Grazie all’interessamento di Olinto Marinelli, professore di geografia alla Facoltà di lettere della stessa Università, a D. e al Feruglio venne dato anche un incarico all’interno dell’Istituto di geologia diretto dal professor Carlo De Stefani. Nel 1917 fu richiamato alle armi e inviato alla Scuola allievi ufficiali di complemento di Caserta, da cui uscì con il grado di aspirante ufficiale degli Alpini. Per le sue capacità di alpinista gli venne proposto di rimanere alla Scuola ufficiali come istruttore, ma rinunciò insistendo per essere inviato al fronte. Inquadrato in una compagnia mitraglieri dell’8° reggimento Alpini, raggiunse la zona di guerra in Carnia nell’ottobre del 1917. Dopo lo sfondamento austrotedesco a Caporetto, il 7 novembre del 1917 venne fatto prigioniero dagli austriaci insieme con i superstiti del suo reparto. Venne portato prima a Cividale, quindi internato provvisoriamente in un campo di prigionia a Wegscheid presso Linz in Austria e, alla fine, in un campo di prigionia per ufficiali a Plan in Boemia. Godendo di un trattamento abbastanza buono in prigionia, D. ne approfittò per imparare il tedesco e riuscì anche a procurarsi alcuni libri, in quella lingua, di geologia e di paleontologia. Alla fine della guerra, rientrato in Italia e ricongiuntosi con la famiglia, che dopo Caporetto aveva lasciato il Friuli rifugiandosi in Campania, proseguì il servizio militare, prima come ufficiale incaricato della mensa a Udine quindi alla Commissione confini in Carnia. Alla ripresa dei corsi universitari, agli ufficiali studenti dell’esercito fu concesso di prestare servizio nelle città in cui aveva sede la loro università e D. venne destinato a Firenze. Qui incontrò nuovamente Feruglio e di Caporiacco, che come lui avevano partecipato al conflitto; si laurearono assieme il 27 luglio del 1920 con il massimo dei voti. A Firenze, D. ritrovò anche un altro ufficiale che già aveva conosciuto durante il servizio alla mensa di Udine: Italo Balbo, che frequentava il corso di scienze sociali. Condividendo la passione per l’esplorazione e per i viaggi, i due iniziarono a frequentarsi e divennero amici; molti anni più tardi si sarebbero ritrovati in una missione aerea in Africa. Dopo la laurea, De Stefani chiese a D. di rimanere a Firenze come tecnico con funzioni di assistente e nel 1922 gli propose di effettuare una spedizione per studiare la geologia di alcune isole dell’Egeo, all’epoca sotto il controllo italiano. Nel settembre dello stesso anno, D. partì alla volta di Rodi per quello che fu il primo di una lunga serie di viaggi di esplorazione. Dopo il rientro in Italia, subentrarono alcuni problemi economici che ritardarono la ripresa delle ricerche nell’Egeo. Terminato il contratto a Firenze, D. venne chiamato come assistente dall’amico Michele Gortani a Pavia. Quando, però, Gortani fu chiamato a coprire la stessa cattedra dell’Università di Bologna, D. dovette lasciare l’incarico a Pavia. Nel 1925 vinse il concorso per il posto di conservatore della sezione geologica del Museo civico di storia naturale di Milano. Venne anche nominato assistente alla cattedra di geologia del Politecnico, le cui lezioni si svolgevano al Museo ed erano tenute da Ernesto Mariani, direttore della sezione geologica. Trasferitosi definitivamente a Milano e raggiunta la tranquillità economica, poté finalmente dedicarsi alle ricerche geologiche in Lombardia e in Friuli, dove aveva iniziato a studiare le variazioni dei ghiacciai del Canin e del Montasio e aveva intrapreso alcuni rilevamenti geologici nelle Alpi Giulie e in Carnia. Le pubblicazioni scientifiche di D. riguardanti il Friuli risalgono tutte al periodo compreso tra il 1920 e il 1927; oltre alle osservazioni sui ghiacciai del Friuli, studi che successivamente estese al gruppo dell’Ortles-Cevedale, pubblicò alcuni lavori geologici sulle Alpi Giulie, due lavori sulla morfologia e sull’idrografia del bacino del Fella e uno studio paleontologico sui fossili triassici delle Alpi Giulie occidentali, oltre ad alcuni articoli di argomento speleologico. Insieme con Gortani pubblicò il foglio Pontebba della Carta geologica delle Tre Venezie e le relative note illustrative. Nel 1930 vinse il concorso per la cattedra di geologia all’Università di Milano e mantenne l’incarico di docente fino al 1972, quando venne collocato a riposo per raggiunti limiti d’età e nominato professore emerito. Dalla seconda metà degli anni Venti iniziò una lunga serie di viaggi di esplorazione che lo portarono in Africa, Asia, Antartide, e gli impegni nella preparazione e realizzazione delle spedizioni non gli lasciarono tempo per proseguire le ricerche nelle Alpi friulane che tanto amava. Dopo aver compiuto nel 1924 la seconda missione nell’Egeo, nel 1926 fece il suo primo viaggio in Africa su incarico della Società geografica italiana; meta della spedizione era l’oasi di Giarabub, in Libia, da poco conquistata dalle truppe italiane, dove compì alcuni rilevamenti geologici. A questa prima missione seguirono numerose altre spedizioni in Africa; D. compilò la carta geologica della Libia, scoprì giacimenti di minerali, falde acquifere e, soprattutto, il petrolio, ma l’Italia non fu in grado di sfruttare questa scoperta. Nel 1929 partecipò a una spedizione scientifica e alpinistica in Karakorum organizzata dalla Società geografica italiana e dalla sezione di Milano del Club alpino italiano, finanziata dal comune di Milano, il cui scopo era la conquista della vetta del K2. La disastrosa conclusione della spedizione di Umberto Nobile con il dirigibile Italia avvenuta nel frattempo ridimensionò notevolmente la missione, che dovette rientrare senza rischiare la difficile scalata. I risultati scientifici della spedizione furono però prestigiosi e nel complesso la missione fu un successo. Il Karakorum e il K2 rimasero in ogni modo tra le mete più ambite di D., che sul finire del 1953 diede corso, con il sostegno del Club alpino italiano e del Consiglio nazionale delle ricerche, alla seconda spedizione italiana. Tra i partecipanti, oltre al giovane petrografo dell’Università di Padova Bruno Zanettin, c’erano i nomi più affermati dell’alpinismo: Gino Soldà, Walter Bonatti, Erich Abram, Achille Compagnoni e Lino Lacedelli. Quest’ultimi poi conquistarono la vetta il 21 luglio 1954. Ancora nel 1987, a novanta anni partecipò a una nuova spedizione in Karakorum con l’intento di misurare l’altezza effettiva del K2. Fu, inoltre, tra i promotori della realizzazione del laboratorio “Piramide” del Consiglio nazionale delle ricerche, collocato nel 1989 ai piedi dell’Everest. Partecipò a una spedizione in Antartide e fu il primo italiano a raggiungere il Polo Sud; visitò l’Afghanistan e la Birmania. Nonostante i gravosi impegni legati ai numerosi viaggi di esplorazione, D. ebbe un ruolo molto importante anche come docente universitario sia nei confronti dei suoi studenti sia verso le istituzioni. A Milano fondò l’Istituto di geologia, fu tra i fondatori dell’ordine dei geologi, nel 1942 acquistò da Paolo Vinassa de Regny la proprietà della «Rivista italiana di paleontologia», che tenne fino agli anni Settanta quando la donò all’Università di Milano con la clausola che a dirigerla fosse, comunque, un professore di geologia o di paleontologia e che l’Università s’impegnasse finanziariamente a sostenere la rivista in caso di necessità. Fu tra i fondatori e primo presidente della Società paleontologica italiana e, tra gli incarichi ricoperti, fu presidente della Società alpina friulana dal 1932 al 1941. Nella sua lunga carriera pubblicò oltre quattrocento lavori scientifici e divulgativi. Morì a Roma il 12 dicembre del 2001 dopo aver superato il traguardo dei centoquattro anni vissuti intensamente.

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Bibliografia

A. DESIO, La costituzione geologica delle Alpi Giulie, «Atti Soc. It. Sc. Nat.», 64 (1925), 258-312; ID., Faune triassiche e giurassiche delle Alpi Giulie Occidentali, «Giornale di Geologia», 2 (1927), 3-57; M. GORTANI - A. DESIO, Note illustrative della Carta geologica delle Tre Venezie. Foglio “Pontebba”, Padova, Società cooperativa tipografica, 1927; A. DESIO, Michele Gortani, «AAU», s. VII, 7 (1966-1969), 85-124; ID., Sulle vie della sete, dei ghiacci e dell’oro. Avventure straordinarie di un geologo, Novara, Istituto Geografico de Agostini, 1987; ID., La conquista del K2, Milano, Corbaccio, 2008.

M. GAETANI, In memoria di Ardito Desio (1897-2001), «Bol. Soc. Paleont. It.», 41/1 (2002), I-II; M. GAETANI, In memoria di Ardito Desio (1897-2001), «Riv. It. Paleont. Strat.», 108/1 (2002), [3-5]; B. ZANETTIN, Mezzo secolo di Petrografia nell’Istituto di Mineralogia e Petrologia della Facoltà di Scienze (1945-2000), Padova, CLEUP, 2002, 37-38.

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