DI SOPRA LUCIANO

DI SOPRA LUCIANO

urbanista

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L'architetto-urbanista Luciano Di Sopra.

Nacque a Chialina di Ovaro l’11 aprile 1936, secondo figlio di Mauro, geometra , e di Libera Vindice Fabiani, maestra montessoriana. Sopravvisse alle giornate di Ovaro, 1-2 maggio 1945, quando cosacchi in ritirata e partigiani si scontrarono. Di quei drammatici eventi ricordò il comportamento degli abitanti del paese di fronte alla catastrofe dei cosacchi. Nella ricostruzione storica comparò i valori umanitari che la gente comune seppe esprimere in quell’occasione con la generosità dei volontari che soccorsero le vittime del terremoto (Le due giornate di Ovaro, Udine 2005). Frequentò le scuole medie a Tolmezzo dai Salesiani e il Liceo classico a Udine, ospite del convitto Toppo Wasserman. Iscritto alla Facoltà di Architettura a Venezia, si laureò nel 1963 immediatamente dopo essersi sposato con Iole Casauro. Nel volume, inedito, Case di buona pietra (1962) si possono riconoscere caratteri e tematiche della futura produzione. A. Camus, P. Picasso, E. Pound, P. Brueghel, F. Dostojevkij, P. Mondrian, T.S. Eliot, testi biblici accompagnano e sostengono la riflessione su F.L. Wright e Le Corbusier. Sono inoltre già presenti le colorate sintesi grafiche che preciseranno il suo pensiero. Dopo alcuni mesi di lavoro presso Gino Valle, di cui restò sempre amico, nel 1964, D.S. aprì il suo studio riorganizzando come primo impegno professionale l’apparato industriale della Zanussi. Nel 1967 pubblicò La struttura urbanistica friulana, ma si concentrò anche su Il ruolo urbanistico di Palmanova, nello sviluppo della Bassa Friulana (Palmanova 1967). La città stellare, logo del biglietto da visita, fu il laboratorio di ricerca sull’urbanistica del rinascimento italiano. Nei decenni seguenti le tappe della progressiva scoperta di questo bene culturale confermarono come ogni intervento sul territorio dovesse riconoscere e rispettare le precedenti fasi del processo di cui il presente stesso diveniva temporanea conclusione. ... leggi I tre volumi su Le Prealpi Giulie nel 1970 ripresero questo concetto proponendo la struttura insediativa della montagna friulana come risultante di una storia in cammino. Il momento teorico emerse nettamente quando , tra 1973 e 1976, D.S. insegnò all’Università di Firenze. Le dispense Urbanistica, elementi di teoria dello spazio (1973), Elementi di teoria umanistica (1974), prefigurarono Lo spazio merce, modelli di sviluppo e produzione dello spazio del 1975. L’energia e le idee del professionista furono messe alla prova dal terremoto del 1976. Fin dal 7 maggio egli guidò il Centro operativo di Maiano, che si era costituito spontaneamente con il concorso di cinquecento volontari. I primi giorni di questa struttura non istituzionale sono puntualmente riesaminati in “Modello Friuli” La risposta al terremoto del 1976 ( Pordenone 2016). Secondo Giuseppe Zamberletti, commissario straordinario per le zone terremotate del Friuli, la protezione civile nella sua forma attuale avrebbe preso origine da questa precisa esperienza. Nella fase dell’emergenza il modello classico di soccorso, quello “centralizzato” fu sostituito da quello “decentrato” perché D.S. riuscì a mettere in sinergia intervento statale e partecipazione delle forze locali. Al piano di ricostruzione e non più di emergenza contribuì con la Stima dei danni causati al Friuli dall’attività sismica del 1976, vale a dire con la relazione consegnata al Consiglio regionale in tempi brevissimi e approvata all’unanimità nella seduta del primo febbraio 1977. In questo caso la valutazione del danno non si limitò al calcolo delle perdite di valore causate dalla catastrofe, ma comprese anche i “danni di processo”, vale a dire i costi per gli interventi necessari alla riabilitazione del sistema, alla riconquista della dinamica economica e della qualità della vita precedentemente avviate. In base alle competenze maturate in materia di protezione civile e grandi rischi fu chiamato come consulente nel dopo terremoto in Campania, Basilicata e Puglia, ma anche in Messico, San Salvador, Armenia, Kazakhistan. Tra gli altri riconoscimenti ottenne il primo premio nel concorso internazionale sulla ricostruzione dell’Armenia dopo il sisma del 1988. Agli inizi degli anni ’80 – in collaborazione con Fausto Zevi – coordinò le ricerche sul “Progetto Pompei”. Il rilievo di 30mila pareti del centro archeologico fu inserito e sistemato nella prima banca informatica italiana del settore. Nel 1982 – con il patrocinio della fondazione Agnelli – D.S. portò a Washington una mostra che in sintesi illustrava il piano per valutare e recuperare le vestigia della città romana. I borghi rurali friulani costituirono infine occasione di studio e di scoperta che si sviluppò in coerenza con questa sensibilità storica e con questa prudenza operativa. Friulabio (1989) documentò come il modello insediativo che sarebbe risalito al Patriarcato di Aquileia fosse stato spesso tradito e sfigurato da piani urbanistici peggiori di ogni catastrofe naturale. Questa linea di indagine, che considerava la conoscenza puntuale del territorio quale premessa necessaria di ogni intervento, continuò ininterrotta fino alla riflessione sulle case rurali di Pesariis (2016). D.S. di fatto lavorò con la consueta sistematicità e con lo stesso spirito curioso e anticonformista fino agli ultimi giorni della sua esistenza, che si concluse a Udine il 20 giugno 2016.

 

 

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Bibliografia

L. DI SOPRA, La struttura urbanistica friulana, Udine, Del Bianco, 1967; ID., Le Prealpi Giulie, Udine, Ente friulano di economia montana, 1970, 1-3; ID., Lo spazio merce, modelli di sviluppo e produzione dello spazio, Venezia, Marsilio, 1975; ID., Urbanistica e Rinascimento: la fortezza di Palmanova, in Palme, 283-451; ID., Stima dei danni causati al Friuli dall’attività sismica del 1976, in Documento sulla ricostruzione del Friuli, Udine, Regione Friuli Venezia Giulia, 1977; ID., Friulabio, Udine, Casamassima, 1989; ID., Le due giornate di Ovaro. Friuli: cosacchi , partigiani e civili in fiamme, Udine, Aviani, 2005; ID., Le case rurali di Pesaris. Il modello territoriale degli insediamenti in Carnia, in «Quaderni dell’Ecoistituto del Friuli Venezia Giulia», marzo 2016, 11-44.
E. COMMESSATTI, Case ricostruite nell’area di origine, in Friuli 1976-2006. Trent’anni della nostra storia (Udine-Pordenone) 6 maggio 2006, in Dossier Messaggero Veneto («Messaggero Veneto», 6 maggio 2006), 87-91.

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