DILMANI ANTONIO

DILMANI ANTONIO

organaro

Figlio di Bernardo d’Allemagna (il cognome forse è una corruzione di una versione originale quale probabilmente «De Alemania» o «D’Alemagna»), con bottega in Venezia, compare per la prima volta nel 1468, in unione al padre, nella stipula del contratto per la fornitura di un organo alla chiesa di S. Alessandro di Brescia. Nel 1477 sarebbe stato impegnato, sempre con il padre Bernardo, nella revisione dell’organo della cattedrale di Padova che questo ultimo aveva montato tra il 1457 e il 1459. Nel 1479 A. D. sistemava un suo organo nella cattedrale di Feltre (rivisto nel 1482 e nel 1495, anno in cui traslocava, dopo averlo riformato, l’organo vecchio del duomo nella locale chiesa di S. Leonardo). In Treviso tra il 1479 e il 1483 sistemava un suo organo nella chiesa di S. Francesco (o più probabilmente in S. Nicolò) e nel 1481 accettava la commissione dei canonici di allestire una sua opera nella cattedrale cittadina: strumento che veniva messo in opera solamente fra il 19 febbraio e il 5 maggio 1483 (e da lui restaurato nel 1493). È con ogni probabilità ancora il D., nel 1486, autore dell’organo nuovo della chiesa veneziana di S. Giovanni in Bragora. Nel 1487 riformava nel duomo di Milano l’organo costruito circa vent’anni prima dal padre. Al Santo di Padova il 10 maggio 1489 risulta aver costruito uno strumento tutto nuovo e che avrebbe ampliato l’anno successivo e riparato nel 1496. Nel 1492, mentre era attestato come abitante in questa città nel borgo dei Cappelli, avrebbe sistemato una sua opera nella chiesa padovana degli Eremitani. Nel 1493 rifaceva completamente lo strumento nella cattedrale di Padova. ... leggi Allo scadere del 1496 firmava il contratto per la costruzione di un organo nella parrocchiale di Sacile: strumento la cui «prima chana cioè l’octava del Fa compida pié diexe et mezo [onde si dovrà pensare ad un corpo sonoro strutturato sulla base di 12 piedi]». La tastiera doveva contare 47 tasti a cominciare dal Fa (e perciò Fa1-Fa4) e sei dovevano essere i registri: Tenori, Ottava, Quintadecima, Vigesimaseconda, Vigesimasesta, Flauti con canne tutte in piombo, quattro i mantici. Per ragioni di carattere sostanzialmente economico e tecnico lo strumento venne realizzato solo nel gennaio del 1502. Nel frattempo, il 21 luglio 1497, l’organaro sistemava, a metà della parete sinistra della chiesa veneziana di S. Elena, un suo organo e nel 1499 riparava lo strumento del trevigiano tempio di S. Francesco.

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Bibliografia

VALE, Organo, 20-22, 78-79; P. GUERRINI, Un glorioso artigianato bresciano - La bottega organaria degli Antegnati, «Bollettino del consiglio e ufficio provinciale dell’economia di Brescia», 10 (1930), 264-267, 289-294: 293; LUNELLI, Studi, 161, 180; PARONI - BARBINA, Arte organaria, 24; SARTORI, Documenti per la storia della musica, 82-84; DALLA LIBERA, Venezia, 101-102, 104; F. METZ, Tradizioni organarie e musicali nella chiesa di San Nicolò di Sacile, «Il Noncello», 53 (1981), 117-170: 118-122, 136-140; S. DALLA LIBERA, L’arte degli organi nel Veneto: la diocesi di Céneda, Venezia-Roma, Istituto per la Collaborazione Culturale, 1966 (Civiltà Veneziana. Studi, 18), 20, 205, 206; A. LOVATO, Gli organi della cattedrale di Padova nei secoli XVI-XX, Padova, Cleup, 1986 (Biblioteca della «Rassegna Veneta di Studi Musicali». Studi, 1), 13-14; MORETTI, L’organo, 62, 63, 66-68 (nota di G. ZANATTA con la proposta di identificare Antonio con Bernardo d’Allemagna); SARTOR, Treviso, 4; I. SARTOR, L’organo di San Nicolò in Treviso e il suo apparato pittorico, [Treviso], Festival Organistico Internazionale Città di Treviso, 1992, 19.

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