D’ORLANDI LEA

D’ORLANDI LEA (1890 - 1965)

pittrice, folclorista

Immagine del soggetto

Autoritratto incompiuto, olio su tela di Lea D'Orlandi, 1948 (collezione privata).

Nata nel 1890 a Udine, crebbe fra la casa in città e la villa che la famiglia possedeva a Faedis. Si avviò alla pittura a Udine e poi a Venezia e Bologna, con la sorella Fides, sotto la guida di Umberto Martina e Antonio Gasparini; durante la profuganza (dal 1917) della famiglia a Firenze, presso i cugini Giovanni e Olinto Marinelli, ebbe maestri di tecnica d’incisione Emilio Mazzoni Zarini e Celestino Celestini. Per un ventennio D’O. fu feconda ed estrosa autrice di teatro in friulano: la fiabesca commedia Li scarpis dal re (1926), rappresentata con fantasioso allestimento dalle due sorelle, una serie (inedita) di piccole e preziose commedie per bambini preparate per il teatro S. Giorgio, le commedie degli anni Trenta e Quaranta, con largo e sapiente utilizzo di spunti folcloristici: Une gnociadone e Il vitalizi di Catarinute (1934-1936), Al è miôr ce che Dio mande (1944), Barbe Basili e il Paradîs (1939; ristampata nel 1951), fino all’ultimo lavoro del 1948 (dedicato alla rievocazione dei moti udinesi di un secolo prima), Bocons di Quarantevot. D’O. venne sollecitata alla ricerca sul folclore friulano da Olinto Marinelli ed operò intensamente con le iniziative di ricerca e pubblicazione della Società filologica friulana fin dalla sua fondazione. ... leggi Agli inizi furono brevi saggi con documenti popolari editi sulle riviste della Società (ma l’edizione di testi tratti dalla tradizione orale continuò poi fino agli anni Sessanta); venne nel 1924 l’edizione de Il Friuli nella collana degli “Almanacchi regionali Bemporad per i ragazzi”, nell’ambito della rivalutazione delle “culture regionali” voluta da G. Lombardo Radice, entro la riforma Gentile: fu il testo sussidiario che permise la conoscenza della propria regione a una generazione di ragazzi delle scuole elementari, fino all’abolizione di questo genere di strumenti didattici imposta dal fascismo. Studi etnografici più ampi vennero avviati da D’O. sul finire degli anni Trenta, quando si rafforzò la collaborazione con Gaetano Perusini per lo studio sistematico dei costumi popolari nelle diverse aree del Friuli. Fu una ricerca pionieristica per l’etnografia italiana; ne derivarono preziosi contributi di integrazione fra rilevamento sul campo e indagine d’archivio. Vennero editi prima le ricerche sui costumi del maniaghese e del cividalese (1940 e 1941), più tardi i contributi sui costumi di Forni di Sopra (1959) e più in generale della Carnia (1964). L’attività di studio di D’O. e Perusini permise anche la raccolta dei numerosi capi di abbigliamento tradizionali che costituiscono la copiosa dote documentaria presente nel Museo delle arti e tradizioni popolari di Udine, inaugurato nel 1963. L’insieme dei contributi di D’O. e di G. Perusini dedicato ai costumi e all’abbigliamento tradizionale e popolare è stato poi edito dall’Editrice Goriziana e dalla Società filologica friulana nel 1988, a cura di Novella Cantarutti, Gian Paolo e Piergiorgio Gri, come Antichi costumi friulani. Dai tardi anni Quaranta, attraverso indagini sistematiche, documentate dai copiosi schedari che ha lasciato, D’O. ha poi avviato una vasta campagna di rilevamento delle credenze e pratiche tradizionali relative a magia, stregoneria, maltempo, etnomedicina; ne derivarono i contributi editi su «Ce fastu?» e, a livello nazionale, su «Lares»: Usi popolari friulani: maltempo (1948), Stregoneria, malocchio, jettatura nelle tradizioni friulane (1950), Gli elementi magici e religiosi nella terapia popolare del Friuli (1951-1952), L’incubo nelle tradizioni popolari friulane (1952), Un po’ di aldilà popolare: credenze e leggende in Friuli (1953), Gli scongiuri nella terapia popolare friulana (1954). Seguirono i contributi, editi fra il 1954 e il 1960, sul «Ce fastu?» diretto da G. Perusini, che testimoniano la qualità dei suoi rilevamenti sugli usi nuziali del Friuli: Usi e credenze friulane relative al ‘cjatà marît’, Il trasporto del corredo, Le nozze in Friuli, Alcune costumanze nuziali in Friuli, La barriera ‘traghet’. Del 1960 è il volume dei Proverbi friulani che raccoglie la messe di testimonianze raccolte di prima mano a partire dal 1925; del 1963 i contributi dedicati a Gli animali nella terapia popolare in Friuli e L’uomo nella terapia popolare. Lo schedario di D’O. fa da sfondo anche a Miti e leggende del Friuli: esseri mitici nelle tradizioni friulane di N. Cantarutti (in Enciclopedia monografica del Friuli-Venezia Giulia, 4, 1377-1422). D’O. si è spenta a Udine il 5 febbraio 1965. Una mostra in Sala Aiace, a Udine, curata da Novella Cantarutti nell’aprile 1976, ne ricordò la figura; sempre a Udine, un’ampia rassegna della sua opera pittorica e una presentazione del suo lavoro di etnografa sono state predisposte nel maggio 2009 nella sede rinnovata in palazzo Giacomelli del Museo etnografico del Friuli, alla cui realizzazione, nella vecchia sede di via Viola, D’O. dette un contributo decisivo.

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Bibliografia

Primi profili di L. D’Orlandi (Novella Cantarutti, Paolo Toschi, Carlo Mutinelli) si leggono su «Ce fastu?», 40 (1964); dei vari interventi di N. Cantarutti, a illustrare la sua figura, si segnalano il profilo anche bibliografico in Premessa alla ristampa anastatica de Il Friuli, Udine, SFF, 1987; L. D’O. pittrice e scrittrice friulana, «AAU», s. VII, 7 (1966-1969), 323-336. Sulle modalità del suo lavoro in ambito etnografico, N. CANTARUTTI, Fonti orali: gli informatori di L. D’O., «Ce fastu?», 66/1 (1990), 89-98; P.G. GRI, Gli informatori e i folkloristi. Pia De Luca e L. D’O., ibid., 99-126. Una rassegna bibliografica completa chiude il volume curato da T. RIBEZZI, L. D’O. artista ed etnografa, Udine, Museo etnografico del Friuli, 2009.

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