DUODO LUIGI

DUODO LUIGI (1791 - 1860)

ingegnere civile, ufficiale del genio

Immagine del soggetto

Luigi Duodo, membro del comitato di guerra costituito a Udine nel marzo 1848 (Udine, Civici musei, Fototeca).

Nacque a Udine il 19 settembre 1791 da Giulio, funzionario presso il luogotenente veneziano, e Lucia Soardi; lo zio, Giuseppe Duodo, vicecomandante della fregata Corona, morì eroicamente nella battaglia di Lissa, combattendo per Napoleone contro gli inglesi. Nel 1809 si iscrisse come matricola alla Facoltà fisico-matematica dell’Università di Padova, fece domanda di ammissione alla R. Scuola militare di Modena del genio e dell’artiglieria, istituita sull’esempio dell’Ecole des ponts et Chaussées, e vi fu ammesso il 13 ottobre 1811. Nel 1814 completò brillantemente il corso di studi come allievo sottotenente: ne sono testimonianza le numerose attestazioni che rimarcano una frequenza assidua alle lezioni di lingua e storia, architettura civile, geometria descrittiva con applicazioni alla stereotomia, disegno, geodesia, cartografia. Negli anni 1812 e 1813 frequentò a Cremona corsi completi di fisica sperimentale meccanica e di chimica generale, tanto che conseguì il titolo di ingegnere, dimostrando grande capacità sia nella teoria sia nella pratica dell’uso degli strumenti. Si arruolò nell’esercito napoleonico come ufficiale di artiglieria combattendo nel 1813 contro gli austriaci, tanto da essere fregiato da Napoleone III della medaglia di S. Elena, un riconoscimento elargito ai superstiti dell’armata del Regno d’Italia. Nei moti del 1848, come ingegnere colonnello del genio, fu membro del Governo provvisorio formando uno squadrone di cavalleria. Dopo la sconfitta di Napoleone e la costituzione del Regno Lombardo-Veneto sotto l’Impero austriaco, D. rinunciò alla carriera militare e partì per un lungo viaggio di studio in Sicilia e in Grecia, dove ebbe modo di ammirare i monumenti classici. Tornato in Friuli, si sposò con Angela Scala e si impiegò nel corpo degli ingegneri d’acque e strade, dove figurava in servizio nel febbraio 1823 a Udine. Successivamente operò a Treviso come ingegnere capo, a Venezia e a Gorizia, chiudendo la carriera come ingegnere capo del genio governativo della provincia del Friuli. ... leggi A Udine, nel 1821, si occupò di rettificare l’allineamento degli edifici su via Gemona e si occupò di alcune riforme di case private, tra cui, nel 1837, quella della moglie in piazza della Ghiacciaia (ora piazza Venerio). Nel 1824 fece parte della Commissione d’ornato udinese e negli anni Trenta subentrò a Valentino Presani nella direzione dei lavori del cimitero di S. Vito. Anche D. si occupò dell’approvvigionamento idrico, sia riattivando le fontane cittadine sia progettando un acquedotto che derivasse le acque dalla roggia invece che dalla fonte di Lazzacco, come era stato attuato da Giovanni B. Locatelli nel 1858. Nel 1841 fu incaricato di stilare un progetto, mai eseguito, per unificare tutti gli uffici comunali in un nuovo palazzo di cinque piani intorno a un cortile centrale con un porticato su via Cavour. La sua attività principale si esplicò nel campo dell’ingegneria idraulica: nel 1847 redasse il progetto per regolarizzare con un canale lo sbocco del Brenta nella laguna veneziana, cui seguì, nel 1854, il progetto, non realizzato, del Ledra-Tagliamento. Esso prevedeva di captare una parte delle acque dal Tagliamento, in modo da aumentare il flusso del Ledra, e farlo scorrere attraverso la sella di Fagagna verso la città di Udine. Si occupò anche di strade, realizzando un ponte in legno “all’americana” sul Piave in località Tre Ponti lungo la strada d’Alemagna. Revisionò il progetto di Tommaso Meduna per il ponte ferroviario lagunare, inaugurato nel 1846, gettandone le fondamenta. Amareggiato dai contrasti sul lavoro, chiese di essere trasferito da Venezia a Gorizia, dove diventò ispettore delle ferrovie occupandosi dei lavori per la via ferrata del Semmering, che doveva collegare Vienna a Trieste passando per la valle dell’Isonzo. Durante le alluvioni del novembre 1851, come ingegnere capo del genio si dovette occupare della manutenzione delle strade e della sistemazione del ponte stradale della Delizia, travolto dal Tagliamento. Per non interrompere i collegamenti tra Vienna e Venezia, dapprima costruì due ponti pedonabili, sostituiti il 25 novembre da due ponti in legno. Si dedicò anche a studi matematici e fece prova di poesia. Morì a Udine nel 1860.

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Bibliografia

L. DUODO, Omaggio a Luigia Boccabadati Mazzuoli accademica Filarmonica di Bologna, Udine, Mattiuzzi, 1823.

M. CANCIANINI, Per le nozze Nuvolari-Duodo, Udine, Tip. C. Blasig e C., 1874; E. D’AGOSTINI, Ricordi militari del Friuli, II, Udine, Bardusco Borsetti, 1925, 16, 35-36, 39; DELLA PORTA, Case, I, 40-41, 136; II, 469; A. BIASI, La riforma d’ornato: un progetto del passato, un’eredità del presente, in L’eredità napoleonica a Udine. Una nuova immagine per la città. Catalogo della mostra (Udine, 16 giugno-1° ottobre 1995), a cura di A. BIASI - E. VASSALLO, Udine, Comune di Udine, 1995, 30-59: 46; Dopo Campo Formio, 125; M. DI DONATO, Il Friuli Lombardo Veneto nella raccolta cartografica della biblioteca “Joppi”, in Provincia del Lombardo-Veneto, 93-140: 131-133; L. STEFANELLI, L’Acqua per la città, in Età Restaurazione, 144-150; Palazzo comunale, 65, 81, 85, 218.

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