ELLERO FIORELLO

ELLERO FIORELLO

impiegato, prosatore

Immagine del soggetto

Fiorello Ellero.

Nacque a Latisana nel 1910, quarto figlio di Antonio e Assunta Margherita, fu condirettore e responsabile del ramo Borsa del Banco di Napoli a Milano, ma in gioventù si dedicò con successo al giornalismo, alla letteratura e al teatro. Due le sue opere principali, positivamente recensite su giornali e riviste di interesse nazionale: la raccolta di novelle Un giorno di là dai vivi del 1932 e il romanzo L’ombra nel cuore del 1935. Altre prose (novelle, elzeviri, saggi, recensioni) apparvero sui quotidiani «Il Sole», «L’Italia», «Il Solco Fascista», «Il Popolo del Friuli»; e ancora sui periodici «La Panarie», «Le tre frecce», «Italia Missionaria», «Il Cittadino», «Enotria», «Pro Familia», e altri. Per il teatro scrisse due atti unici. Il primo, in dialetto milanese, intitolato La filosofia del nonno, fu rappresentato al Teatro Principe dalla Compagnia stabile del Teatro Milanese diretta dal cav. Paolo Bonecchi il 12 luglio 1929 e ottenne note critiche sul «Corriere della Sera», «Il Sole» e «L’Italia» del 13 luglio. Il secondo, intitolato Campagna, fu scritto nel 1933, ma non è dato sapere se e dove fu rappresentato per la prima volta. Di sicuro fu recitato da una compagnia di dilettanti a Ronchis di Latisana nel 1934. Nella prima metà degli anni Trenta, rivelando uno stile che Angelo Frattini definì «aggiustatissimo, agile, conclusivo», fu corrispondente fiolodrammatico per «Il Sole», «Cronache Azzurre», «Salottino blu», «Il Solco Fascista», «Il Popolo del Friuli» e altre testate. Recensendo la raccolta di novelle, il critico di «Quaderni di poesia» scrisse che «Fiorello Ellero ha preso posto fra gli scrittori di sicuro avvenire» (Milano 31 gennaio 1933). Gli fece eco da Gorizia «La Voce dell’Isonzo» affermando che i pregi del libro «fanno di Fiorello Ellero un eccellente scrittore avviato a sempre migliori affermazioni». Quando, tre anni più tardi, apparve L’ombra nel cuore, il critico letterario de «Il Sole» scrisse che «l’opera permette di formulare non più una speranza, ma una certezza, anche in quelle che Fiorello Ellero preannuncia per il prossimo domani». Poi le vicende personali – sposò Radica Grando ed ebbe quattro figli – e le vicissitudini della guerra lo allontanarono dalla produzione letteraria, ma, come scrisse Dino Menichini, alcune delle sue pagine sono degne di un’antologia. Morì a Milano nel 1967.

 

 

 

 

Bibliografia

N. PAULUZZO, Fiorello Ellero, «Messaggero Veneto», 13 novembre 1967; D. MENICHINI, Il ponte di barche, «Messaggero Veneto», 22 dicembre 1970; ; C. SGORLON, Il ponte di barche, «Friuli d'oggi», 15 febbraio 1971.

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