ERMANNO DI GIOVANNIBONO DA GEMONA

ERMANNO DI GIOVANNIBONO DA GEMONA

notaio

Immagine del soggetto

Signum del notaio gemonese Ermanno di Giovannibono.

Attivo a Gemona dalla fine del Duecento fino agli anni Quaranta del XIV secolo, E. fu figlio di un notaio gemonese, Giovannibono, finora considerato cancelliere del patriarca Gregorio di Montelongo attivo a Cividale. L’equivoco nasce dal fatto che tre delle poche pergamene autografe di Giovannibono conosciute sono esemplazioni in publica forma per mandato patriarcale: ma il notaio visse e operò a Gemona, ove nel 1270 svolse anche le mansioni di massaro del comune. Agli inizi del 1274, Ermanno di donna Lucarda da Gemona lasciava in eredità al figlio – localmente nominato Zambono o Zambunino – la casa ‘nova’, un edificio di notevoli dimensioni con un portico e una corte ubicato nella piazza del mercato. Non molto tempo dopo Giovannibono sposò Giacomina, parente di Giacomo Basadonna, personalità di rilievo del Duecento gemonese. Da lei ebbe quattro figli: E., Biagio, Pellegrina e Orsetta. Nel 1296 quest’ultima veniva data in sposa al notaio Giovanni da Caneva, figlio di Alberto di Matteo da Caneva, a sua volta notaio. Dell’altra sorella di E., Pellegrina, si sa che il 20 marzo 1302 era entrata nel monastero di Sant’Agnese e rassegnava ogni suo diritto ereditario nelle mani del fratello notaio che riceveva per conto del padre; agli inizi del 1334 Pellegrina risultava priora di quel monastero. Il notaio e il fratello Biagio sono ripetutamente menzionati insieme nelle note di Bartolomeo da Gemona come figli di Giovannibono, ancora vivente nel primo lustro del nuovo secolo: il quondam, in riferimento al figlio Biagio, appare solo il 19 gennaio 1306 in un documento scritto dall’altro suo figlio, il notaio E., nella sua nuova casa (forse ereditata dal padre). L’11 febbraio 1319, Biagio sposava Caterina di Rodolfo da Cordovado che gli portò in dote 400 lire di piccoli veronesi. ... leggi Dieci anni dopo, nel gennaio 1329, i fratelli E. e Biagio dotavano della stessa somma Nicolotta, figlia del secondo, andata in sposa a Leonardo fisichus di Gemona. Alla fine di aprile del 1334 la dote di Giacomina, un’altra figlia di Biagio ormai defunto, data in sposa al notaio gemonese Giovanni del fu Biagio notaio, veniva pagata dallo zio notaio. A testimoniare l’attività di quest’ultimo, oltre alle poche pergamene conservate nell’archivio della pieve di Gemona, sono pervenuti cinque protocolli notarili che coprono, con qualche interruzione e sovrapposizione, un arco di tempo che va dal 1297 al 1306. Tali registri rivelano che E. svolse in quegli anni anche il ruolo di notaio del comune: vi sono sparsi, infatti, una decina di atti di concessione di dazi di varia natura – vino e ribolla, lana, pellami e cuoio, osterie, masselli di ferro e acciaio e falci, botti, formaggio, panno comune, pane – a confermare la vivacità dei commerci in quella terra di scambi. Fu E., inoltre, a scrivere la procura (29 aprile 1299) per i consiglieri di Gemona scelti come rappresentanti al generale parlamento indetto a Campoformido dal conte Enrico II di Gorizia, eletto capitano generale del Friuli in seguito alla morte del patriarca Raimondo della Torre. Non meno rilevante, quale affresco della mentalità del tempo, la serie relativamente lunga di testamenti rogati, a partire dalla seconda metà dell’anno 1300, per la maggior parte su richiesta di pie vedove prima di partire per Roma, in occasione del primo giubileo indetto da Bonifacio VIII. Negli anni successivi l’attività notarile di E. sembra diradarsi e aumentare conseguentemente il suo coinvolgimento negli affari e nelle cariche pubbliche: l’acquisto di case in foro alla fine del 1306; l’ottenimento, assieme al fiorentino Lapo Amidei, del dazio sui macelli per l’anno 1311/12. L’anno seguente E. era capitano del castello di Gemona, e tornò a ricoprire tale carica anche nel 1319. Il 27 gennaio 1324 fu inviato a Padova quale ambasciatore del suo comune per chiedere l’esenzione dalle rappresaglie che la città veneta aveva concesso a Pasino Beccari contro tutti gli abitanti del Friuli: con riferimento a uno statuto di Padova, anche grazie all’intervento di Albertino Mussato che consigliò in tal senso, E. riuscì a ottenere una sentenza favorevole a Gemona. Il 29 novembre 1327, fu eletto quale membro del ristretto consiglio, presieduto dal patriarca Pagano della Torre, che doveva seguire la corretta imposizione della milizia. Il 23 luglio 1328, magister E. interveniva nuovamente a una convocazione del parlamento a Udine. Agli inizi dell’anno seguente risulta fra i consiglieri eletti dal parlamento per deliberare sulle misure da prendere contro i signori di Duino, colpevoli di atti di violenza in Istria, e fu eletto nuovamente il 7 giugno di quell’anno quale membro dello speciale consiglio per la difesa del patriarcato e la sicurezza delle strade. Il 25 giugno 1337, giorno della consacrazione del duomo di S. Maria Assunta di Gemona, in quanto camerario della pieve E. pagava al vescovo Giovanni di Parenzo, concelebrante assieme al patriarca Bertrando di Saint-Geniès, le spese promesse occasione ‘sui itineris et consecrationis’. Fu Bertrando, evidentemente, a nominar E. capitano di Udine, carica che rivestiva già dal 13 ottobre 1339 e nel successivo anno 1340, come risulta da più note scritte dal cancelliere patriarcale Gubertino da Novate. Il 1 marzo 1341 il presule francese conferiva a E., che doveva essere già avanti negli anni, la facoltà di affittare e di investire al fitto aquileiese il territorio di Cercivento in Carnia per conto della Chiesa di Aquileia. Il 3 agosto 1344 dominus Hermannus, presenziava a Gemona alla stesura di un atto quale testimone assieme al figlio Bartolomeo e al nipote Daniele: non si sono trovate notizie sicure sulla sua data di morte.

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Bibliografia

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