FABRIS DOMENICO

FABRIS DOMENICO (1814 - 1901)

pittore

Immagine del soggetto

Irene di Spilimbergo ritrae Tiziano, affresco di Domenico Fabris, 1852 (Udine, palazzo Antonini-Mangilli-del Torso).

Nacque l’11 novembre 1814 a Osoppo (Osoppo), da Silvestro, pittore, e da Pasqua Lenuzza. Viene talvolta confuso con il cugino Domenico, lui pure pittore, figlio di Pietro, soprannominato Menone, di cui i documenti ricordano una pala d’altare eseguita nel 1864 per la chiesa di Raccolana, in comune di Chiusaforte, e con l’incisore Domenico, figlio di Antonio Fabris. Si iscrisse tredicenne all’Accademia di Venezia, dove ebbe per maestri prima Teodoro Matteini e poi Odorico Politi, entrambi sostenitori della poetica neoclassica. Di quel periodo si ricorda una grande tela raffigurante Saul ammansito dall’arpa di David, dipinta a diciassette anni, perduta nel 1917 durante l’invasione austriaca. Stabilitosi in Friuli, ad Osoppo e per qualche tempo a San Daniele, F. si dedicò alla pittura soprattutto a fresco e di carattere religioso, non trascurando però quella di cavalletto, che lo portò ad eseguire numerosissimi ritratti di buona qualità e piccole tele di soggetto vario, non molto conosciute, di cui rimangono alcuni esemplari in collezioni private. Fu anche ardente patriota e nel 1848 contribuì alla difesa del forte di Osoppo, assediato dagli austriaci. Fecondissimo pittore, continuò a lavorare fino a tarda età e si spense ad Osoppo il 29 ottobre 1901. Celebratissimo ai suoi tempi, ottenne successo soprattutto per le grandi opere sacre e storiche di schietta impostazione accademica, come quelle dell’amico e coetaneo pittore udinese Rocco Pittaco, insieme con il quale talvolta lavorò (non è un caso che gli affreschi di quest’ultimo nel soffitto della parrocchiale di Varmo siano stati fino a pochi anni fa attribuiti a F.). Tuttavia le sue solenni composizioni, pur tecnicamente valide, risultano convenzionali nell’invenzione e scarsamente ispirate: i personaggi sono statici, i colori brillanti ma freddi. ... leggi Lavorò in Slovenia (affreschi nella chiesa di S. Nicola a Metlìka, 1849; dipinto murale raffigurante l’Assunta nella parrocchiale di Mittendorf, 1849; affreschi con Episodi della vita di s. Stefano nella parrocchiale di Adelsberg/Postumia, 1849, eseguiti su commissione dell’imperatrice d’Austria, Maria Anna), ma la sua attività si svolse soprattutto in Friuli. Sue opere, ad olio o a fresco, rimangono nelle chiese di Bagnarola, Buia, Chiusaforte, Dignano, Enemonzo, Laipacco di Tricesimo, Mereto di Tomba, Moggio, Palmanova, Pignano di Ragogna, Prata di Pordenone, Sedegliano, San Daniele del Friuli, Sedilis, Sequals, Trieste, Turrida ecc. Il terremoto del 1976 ha distrutto gli affreschi eseguiti per Braulins, Gemona e Osoppo. Tra i cicli d’affresco più significativi, andranno ricordati almeno quelli del santuario della Madonna di Strada a San Daniele del Friuli (1867), della chiesa di S. Pasquale Baylon a Trieste (1864-1865) e della parrocchiale di Carlino; quest’ultimo, terminato nel 1891, riscosse notevole consenso da parte della critica e della popolazione: dipinse nel soffitto della navata l’Incredulità di s. Tommaso; nel presbiterio il Martirio di s. Tommaso, nelle pareti del coro la Presentazione di Maria al Tempio, l’Annunciazione, la Nascita di Gesù; nelle quattro vele del soffitto l’Assunzione di Maria Santissima al cielo. Celebrati sono, in Udine, l’affresco del soffitto del salone del palazzo Mangilli, con Irene di Spilimbergo che ritrae Tiziano, 1852, e, nel palazzo arcivescovile, quello raffigurante la Missione di s. Ermacora nel soffitto della sala del trono, 1857-1859. Opera di F. erano anche i cicli decorativi del Teatro Sociale di Udine (La vita della donna, 1852-1853, perduto nell’incendio dell’edificio durante la prima guerra mondiale), del Teatro Sociale di Gemona del Friuli (Le Arti, 1867, perduto nel terremoto del 1976) e del teatro Armonia di Trieste (demolito nel 1920).

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Bibliografia

D. PANCINI, I dipinti della chiesa di Carlino, Cenni, Udine, Tip. del Patronato, 1884; PICCO, Scritti vari, passim; A. FALESCHINI, Domenico Fabris, «La Panarie», 2 (1925), 289-296; BERGAMINI - TAVANO, Storia, 533; BERGAMINI, Friuli Venezia Giulia, indice; F. VENUTO, Fabris, Domenico, in La Pittura in Italia. L’Ottocento, II, Milano, Electa, 1991, 814; C. DONAZZOLO CRISTANTE, Fabris, Domenico, in DBI, 53 (1993), 779-782; G. BERGAMINI, Fabris, Domenico, in SAUR, 36 (2003), 110-111; M. VISENTIN, Domenico Fabris pittore di storia e di sacro 1814-1901, Udine, Forum, 2008 (con bibliografia completa).

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