FAMEA ODOARDO

FAMEA ODOARDO

colonnello

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Il colonnello Odoardo Famea.

Nacque a Udine il 18 novembre 1863. Intrapresa la carriera militare, divenne sottotenente di fanteria nel 1884. Da tenente partecipò nel 1894 alla campagna per l’Eritrea dove combatté dal 1895  al 1896. Da capitano, nel 1905 fu in servizio al 17° reggimento della brigata Acqui, allora a La Spezia e agli ordini del generale Luigi Nava, comandante della 4ª armata nel 1915. All’inizio del conflitto, tenente colonnello, assunse il comando del III battaglione del 31° reggimento della Siena che portò al fuoco nei furibondi assalti a Castelnuovo del Carso nella seconda battaglia dell’Isonzo; promosso colonnello, nell’agosto assunse il comando del 63° reggimento della Cagliari. La brigata era composta prevalentemente da salernitani e il 63° era un reggimento che si era comportato eroicamente nei furibondi assalti della prima battaglia dell’Isonzo nel Carso di Doberdò, sul monte Sei Busi, monte che oggi ospita il sacrario di Redipuglia.Tra il 18 ottobre e il 6 novembre 1915 il reggimento fu quasi annientato in due giorni sul Sei Busi. Erano caduti 121 fanti, tra cui uno dei primi soldati decorati di medaglia d’oro, e 11 ufficiali tra cui tre comandanti di battaglione. Divenne il “papà” del reggimento perché lo guidò fino al 24 maggio del 1917, per due anni, caso più unico che raro in quella guerra in cui il minimo indizio di inefficienza attivava la destituzione.  Inviato sull’Altopiano di Asiago per l’offensiva austriaca della primavera del 1916, nota come ‘Strafexpedition’, con il 63° fu il primo a imbastire la difesa di Monte Novegno, l’ultima difesa montana prima di Schio e della pianura vicentina, ricevendone la medaglia d’argento. ... leggi Promosso colonnello brigadiere, prese il comando della brigata Etna (anch’essa famosa per la resistenza sull’Altopiano di Asiago) avendo ai suoi ordini due comandanti di reggimento di grande valore, i tenenti colonnello Filippo Salvioni e Luigi Rossi, eroi nelle battaglia di Caporetto il 24 ottobre 1917.  La brigata era da gennaio sul Monte Nero alle dipendenze della 43ª divisione del generale Farisoglio; fu investita dall’offensiva austro tedesca del 24 ottobre 1917, ma tenne le posizioni con tenacia anche dopo che l’esplosione della mina austriaca predisposta sotto Monte Rosso aveva garantito agli avversari il completo possesso della montagna. Ricevuto l’ordine di contrattaccare dal Kozliak il nemico che avanzava da Kamno su Idersko, F. preferì scendere al ponte su Caporetto. Trovatolo già distrutto, risalì a quello di Ternova e da qui raggiunse lo Stol. Coinvolto nel tentativo di riconquista di quest’ultimo, mentre cercava di sospingere gli uomini all’attacco della cresta si trovò circondato dagli austriaci e fatto prigioniero il 25 ottobre. La stessa sorte toccò a tutta la divisione che, benché circondata, continuò a combattere. Da Rastatt venne trasferito a Celle lager, dove contrasse la broncopolmonite che lo costrinse a un primo ricovero ospedaliero. Trasferito ad Augustabad il 1° febbraio 1918, vi fu costretto, soprattutto dal deperimento organico, a un secondo ricovero presso l’ospedale di Lubecca. Ristabilitosi rientrò ad Augustabad e rimpatriò attraverso la Svizzera nel dicembre del 1918.

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Bibliografia

P. POZZATO, P. GASPARI, I generali italiani della Grande Guerra, atlante biografico, II,  Udine, Gaspari, 2018.  

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