FLORA FEDERICO

FLORA FEDERICO (1867 - 1958)

economista, docente universitario, amministratore pubblico

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L'economista Federico Flora.

Nacque a Pordenone il 3 luglio 1867 da Giovanni Battista e Sofia Bevilacqua. Dopo aver conseguito la laurea in scienze economiche e sociali alla Scuola superiore di commercio di Venezia (1886), ebbe l’abilitazione all’insegnamento dell’economia, statistica e finanza per gli istituti tecnici (1890). Fu per un quadriennio reggente di economia politica presso l’Istituto tecnico di Foggia e nel 1894 ottenne la libera docenza in scienza delle finanze e diritto finanziario presso l’Università di Napoli. Dal 1896 al 1904 insegnò a Genova, dove fu titolare della cattedra di economia politica, statistica e scienza delle finanze presso l’Istituto tecnico Vittorio Emanuele II e professore straordinario di economia politica e commerciale alla Scuola superiore di applicazione per gli studi commerciali. Nel 1902 ottenne pure la libera docenza di economia politica presso l’Università di Genova. Nel 1904, divenuto professore straordinario di scienze delle finanze e diritto finanziario, fu chiamato dall’Università di Catania, ove rimase fino al 1907, quando, ormai professore stabile, chiese il trasferimento alla Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Bologna, ove nel 1910 ottenne l’ordinariato e continuò a lavorare ben oltre il collocamento a riposo (1937) in qualità di professore emerito. Fu socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, dell’Accademia delle scienze dell’Istituto di Bologna, dell’Accademia dei Georgofili di Firenze, dell’Accademia delle scienze di Torino e della Società agraria napoleonica di Bologna. ... leggi Formatosi alla scuola guidata dal liberista Angelo Bertolini, cui dedicò il suo Manuale di scienza delle finanze (1893), e legato a Tullio Martello, con il quale condivideva tra l’altro la critica alla «aristocratica dottrina malthusiana», F. indirizzò i suoi primi interessi scientifici alle questioni di metodo in economia politica, alla statistica e alle sue partizioni, al sistema tributario italiano, con particolare riferimento all’imposta di ricchezza mobile e a quella complementare sul patrimonio. Nel 1905 pubblicò uno studio, che ebbe ampia risonanza, su La conversione della rendita, mentre al problema delle imprese di pubblica utilità e dei prezzi da esse praticati dedicò la monografia La politica delle tariffe ferroviarie (1907), seguita nel 1909 dallo studio Ferrovie e finanze in Italia e nel 1911 dal volume Il monopolio delle assicurazioni sulla vita. F. si occupò anche de L’evoluzione dei sistemi tributari (1908), ponendo in risalto «la continua espansione delle spese dello Stato, conseguente ai maggiori compiti assunti e a cui necessariamente [doveva] rispondere un allargamento degli strumenti d’impostazione, specie di quelli di tipo personale». Ai problemi della finanza bellica riservò specifica attenzione, soffermandosi diffusamente sulle conseguenze economiche della grande guerra. Tra i lavori del periodo spicca Oro e carta: prestiti e commerci nella guerra europea (1915). Dopo l’avvento del fascismo la produzione scientifica di F. si ridusse drasticamente, mentre si intensificò la sua attività di pubblicista, che lo portò a collaborare con prestigiose testate, quali «L’Adriatico», «Il Caffaro», «Echi e commenti», «Il Mattino», «L’Ora», «La Voce», il «Corriere della Sera» e, soprattutto, «Il Sole» (a partire dal 1909) e il «Resto del Carlino». Dalle pagine di questi giornali condusse accese campagne, spesso riprese dalla stampa straniera, per la sottoscrizione dei prestiti nazionali, contro il protezionismo, la nominatività dei titoli azionari e la tassa di successione, in difesa della lira, per l’avocazione allo Stato delle ferrovie e delle assicurazioni sulla vita. Di grande rilievo furono anche gli incarichi professionali: dal 1919 al 1948 fu presidente della Banca popolare di credito di Bologna, ricoprendo anche la vicepresidenza dell’Associazione nazionale Banche popolari; nel 1924 fu delegato del governo italiano nel comitato per la soluzione del problema delle riparazioni belliche tedesche, mentre l’anno successivo entrò nel consiglio di amministrazione delle Ferrovie dello Stato. Iscritto al Partito nazionale fascista dal 1933, fu senatore tra il 1934 e il 1945. In tale veste fu membro della Commissione per il giudizio dell’Alta corte di giustizia e della Commissione finanze. Pur trascorrendo per la sua intensa attività gran parte della vita lontano da Pordenone, non perse i contatti con la sua terra d’origine. Ne costituiscono prova le collaborazioni con i settimanali pordenonesi «Il Tagliamento» e «Il Noncello». Appassionato alpinista, fu il primo pordenonese ad aderire alla Società alpina friulana sorta a Tolmezzo nel 1873. Tra le sue scalate si ricordano quelle del Raut (1903), della Cima Manera e della Pala Fontana (1906), del Duranno (1912) e della Caulana (1916). Morì a Chiusi il 1° maggio 1958.

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Bibliografia

Necrologi. Federico Flora, «Annuario dell’Università degli studi di Bologna», (1957-1958), 163-164; M. COLONNA, Flora, Federico, in DBI, 48 (1997), 306-308; Mille protagonisti, voce.

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