FOLLINI GIOVANNI BATTISTA

FOLLINI GIOVANNI BATTISTA (1699 - 1732)

ecclesiastico, storico

Gli udinesi Follini furono una famiglia di mercanti e di possidenti terrieri, con proprietà in diverse località del Friuli, attenti a sviluppare le loro produzioni, nel secolo XVIII, in particolare in campo serico. La famiglia espresse, naturalmente, anche ecclesiastici, come G.B., che fu insegnante e versato conoscitore di teologia e storia. Questi nacque in Udine nel 1699, figlio di Andrea. Studiò nel seminario della sua città, divenendo sacerdote e frequentando poi l’Università di Padova, ove si laureò in sacra teologia l’11 maggio 1722. Nel 1723-24 fu maestro di sintassi nel seminario di Udine, venendo, nel novembre 1724, promosso all’insegnamento di retorica, attività che con capacità e passione continuò fino al momento dell’immatura morte, avvenuta il 7 maggio 1732. Le sue qualità di studioso erano ben note se nel 1731 il F. fu dal patriarca Dionisio Delfino nominato membro della Accademia patriarcale di scienze, creata proprio allora in Udine dal presule stesso. Nel medesimo anno vennero date alle stampe due sue orazioni, tenute in occasione dell’apertura dell’anno scolastico del seminario: De historia orationes duae, pubblicate ad Udine e dedicate al patriarca Delfino. La prima, pronunciata il 6 gennaio 1730, s’intitola A profanis historicis optimam morum institutionem esse repetendam. La storia è vista dall’autore come lo studio che porta i frutti più ricchi di utilità e piacevolezza, come quello che dagli adolescenti scolari, proprio per questa sua piacevolezza, viene seguito spontaneamente. Perciò non può, anche negli storici profani, non essere veicolo di insegnamento morale. ... leggi Tale necessità viene sostenuta e provata con una serie di esempi tratti da storici greci e latini. La seconda, In ecclesiastica historia criticae regulis non abutendum, fu letta l’8 febbraio 1731. Dalla storia profana dell’anno prima si passa a quella religiosa, con la messa in guardia dai guasti che l’eccesso dell’uso in tale ambito di quello che è il metodo storico-critico può provocare: «eiusmodi homines criticae regulis ita abutentes cum sana mente omnem religionem exuere». In questo campo il F. non vuole rifiutare a priori l’uso della critica, ma essa deve mantenersi nei modi e nei limiti che già i padri della Chiesa indicarono e misero in pratica. Invece, lo spiegare razionalisticamente oppure metaforicamente tutti gli avvenimenti narrati nelle sacre Scritture o nelle vite dei santi, il mettere in dubbio la coerenza interna della loro narrazione tolgono qualsiasi valore ed importanza all’intervento divino nella storia. Bersagli della sua polemica e riprovazione sono autori moderni, come Hobbes e Spinoza, «damnata nomina», o (mostrando egli buona conoscenza dell’avanzamento della questione in quegli anni) a lui contemporanei (o quasi), quali Jean Le Clerc e Richard Simon. Esempio, quest’ultimo, di come anche un cattolico possa cadere, cosa ancor più perniciosa, in tali errori. Apprezza invece chi cercò di confutare alcune di quelle interpretazioni come il Bellarmino o il cardinale Baronio, in questo caso nei confronti dei Centuriatori di Magdeburgo. Il Moschini ricorda che Gaspare Vattolo, collega del F. all’Accademia, avrebbe scritto, in occasione delle esequie, un’inedita Orazione in morte dell’abate Giambattista Follini.

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Bibliografia

G.B. FOLLINI, De historia orationes duae, Udine, Murero, 1730.

B. ASQUINI, Cent’ottanta e più uomini illustri del Friuli, Venezia, Pasinello, 1735 (= Bologna, Forni, 1990), 98-99; G. MOSCHINI, Della letteratura veneziana del secolo XVIII fino ai nostri giorni, IV, Venezia, Stamperia Palese, 1806-08, 51; Accademia di scienze eretta in Udine dal patriarca Dionisio Delfino, a cura di G. DAL NEGRO, Udine, Tipografia del Patronato, 1893; DI MANZANO, Cenni, 91.

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