FRANCESCHINO REGINA

FRANCESCHINO REGINA (1909 - 1996)

postina, partigiana

Immagine del soggetto

La partigiana Regina Franceschino (Roma, Archivio centrale dello Stato, Casellario politico centrale).

Nacque a Forgaria nel Friuli l’11 ottobre 1909 da Giovanni Battista (il soprannome di famiglia era Bagon) e Maria Molinari. Il padre, costretto ad emigrare per motivi politici in Francia, la mise in contatto con il Partito comunista (PCI). Nel 1932 aderì al Partito nazionale fascista, probabilmente per ottenere lavoro, e vi rimase iscritta fino al momento dell’espatrio (nell’ultima fase con evidente funzione di copertura). Dal 1933 al 1936 lavorò come sostituto portalettere nella frazione di Cornino; dovette lasciare il posto ad un mutilato di guerra e tornare alla cura delle attività domestiche e agricole. Il suo definitivo schieramento politico avvenne con l’aggressione all’Etiopia e la presa di coscienza che il fascismo stava portando l’Italia alla guerra. Nelle relazioni inviate al PCI attraverso il padre ed una cugina, F. si firmava «la passionaria», con chiaro riferimento al soprannome della comunista spagnola Dolores Ibárruri. Si espose anche pubblicamente, con l’invito alle donne a non consegnare le fedi nuziali al regime ed il rifiuto di partecipare all’adunata fascista dell’ottobre 1935, in occasione dell’aggressione all’Etiopia. Nel 1937 arrivò l’invito a recarsi in Francia per dedicarsi al partito; qui assunse lo pseudonimo “Maria”. Lavorò come domestica e contemporaneamente frequentò corsi di formazione politica. Rientrata in Italia nel marzo 1939 per lavorare nella rete del Centro interno del PCI ricostituito a Genova attorno al friulano Giacomo Pellegrini, venne arrestata a Mestre. Fu condannata dal tribunale speciale il 2 marzo 1940 ad otto anni di reclusione. Durante la detenzione nel carcere di Perugia si ammalò, ma rifiutò in ogni caso di associarsi alla grazia richiesta dalla madre. ... leggi Maria Bernetic, dirigente comunista triestina arrestata nella stessa operazione, le insegnò storia ed economia. Grazie al fatto di poter dichiarare un’istruzione superiore – come era ritenuta allora la quinta elementare, soprattutto per una donna –, F. ottenne il permesso di acquistare e ricevere in carcere alcuni libri di storia, utili per tale percorso formativo clandestino. Dopo la scarcerazione avvenuta il 30 agosto 1943, nonostante le precarie condizioni di salute, rientrò a Forgaria e riprese contatto con il PCI, organizzando, con il nome di battaglia “Irma”, insieme a Virginia Tonelli e ad altre donne, la rete dei collegamenti fra la Federazione comunista di Udine, il Comitato di liberazione nazionale ed i reparti partigiani sorti nel Friuli occidentale, portando informazioni e ordini e distribuendo la stampa clandestina. Nell’aprile 1944 si trasferì ad Udine e divenne responsabile dei Gruppi friulani di difesa della donna. Il suo impegno politico continuò nel dopoguerra presso la Federazione del PCI di Udine, come responsabile della commissione femminile. Poi si trasferì a Trieste per prendersi cura di due nipoti rimasti orfani. Morì il 15 aprile 1996 a Gemona.

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Bibliografia

ACS, Casellario politico centrale, 2146/138247; Roma, Fondazione Istituto Gramsci, Fondo PCI, Federazione di Udine.

Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato. Decisioni emesse nel 1940, Roma, Ministero della difesa, Stato maggiore dell’Esercito-Ufficio storico, 1994, 49-74; I. DOMENICALI, Regina Franceschino “Irma”, «Storia contemporanea in Friuli», 25/26 (1995), 201-203.

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