FRANCESCO DA UDINE († 1299)

FRANCESCO DA UDINE († 1299)

notaio, camerario

Immagine del soggetto

Signum del notaio Francesco da Udine.

Il notaio F. attivo a Udine nell’ultimo quarto del secolo XIII è stato finora identificato con un altro notaio udinese omonimo e quasi coevo, Francesco di Nasutto. F. morì in realtà più di trent’anni prima dell’omonimo collega e fu fratello del più noto Uccellus (soprannome di Enrico detto Uccello o Uccellutto), che diede il nome a una famiglia di notabili Udinesi, gli Uccellis, appunto. I due fratelli erano a loro volta figli di un Guecello (o Uccellutto) da Udine, come risulta dal regesto manoscritto di un atto del 1289, con cui il patriarca Raimondo della Torre investiva il notaio Francesco del fu Uccellutto da Udine di un manso e un mulino in Grazzano. In questo borgo ‘ruotava’ molto dell’economia dei due fratelli: un atto del 1292 confermava anche a Uccellutto un mulino da parte del Capitolo di Aquileia e  databile a quello stesso anno è una nota scritta da Gualtiero da Cividale (v. Gualtieri di Cucagna) proprio nella casa di Uccellutto, presente suo fratello, il notaio F. da U. La prosperità degli affari dei due fratelli è testimoniata anche da altre fonti: a essi, infatti, in quanto fideiussori, il 21 giugno 1292 Nicolò di Buttrio impegnava tutti i suoi beni per un debito che aveva contratto con il pievano di Volče; nello stesso giorno risultavano suoi garanti per un grosso prestito (260 marche di nuovi denari aquileiesi) contratto dal nobile di Buttrio con Martino della Torre. E ancora, nel novembre 1294 il pievano di Moruzzo, Giovanni Normanno, medico del patriarca, affittò i proventi della sua pieve a Uccellutto, che nel dicembre di quello stesso anno, acquistava anche un manso in Colloredo dagli eredi di Enrico tabellione di Udine. ... leggi A questo proposito va anche ricordato che gli unici due documenti autografi di F. da U. conservatisi sono copie autentiche tratte proprio dalle imbreviature di Henricus tabellio de Utino: considerata la comune prassi della commissio notarum, ovvero il mandato patriarcale che trasmetteva i protocolli dei notai defunti ad altri notai, preferibilmente figli o stretti parenti, si deve ritenere che i due fratelli potessero essere imparentati con il defunto notaio. Sempre nel dicembre 1294, Uccellutto – al quale già verso la fine del 1285 era stata concessa licenza di costruire la chiesa di San Lazzaro, a patto che tutte le oblazioni ivi raccolte andassero a favore dei lebbrosi – chiedeva al patriarca di essere investito di un appezzamento di terreno, vicino a porta Gemona, dove aveva iniziato la costruzione del monastero di Santa Chiara. Dopo  la posa della prima pietra da parte di Raimondo, a chiesa ultimata, il nuovo patriarca Ottobono de’ Razzi volle revocare la concessione fatta dal predecessore. L’intraprendente udinese chiese, allora, ed ottenne la protezione della sede apostolica e solo alla fine del 1306 il patriarca consacrava l’altare maggiore del monastero di Santa Chiara (1306 dicembre 11), quello che in seguito sarebbe divenuto il collegio femminile “Uccellis”. F. nel frattempo era morto, nell’ultimo anno del secolo precedente, mentre svolgeva le sue funzioni di camerario del comune di Udine. Il 3 giugno del 1299 dominus Wecellus si presentò al comune a fare il rendiconto dell’attività svolta dal defunto fratello, il camerario Francesco, il quale aveva assunto quell’incarico l’anno precedente, il 4 di giugno 1298: poiché l’anniversario di un notaio Francesco è indicato nel necrologio della chiesa di S. Francesco di Udine al giorno 12 aprile 1299, l’anno 1299 (non indicato, caratteristica costante di quell’obituario) sembra in questo caso perfettamente calzante. Fra i figli del defunto notaio vi fu sicuramente un Odorico, anch’egli notaio: poiché in una lunga serie di documenti dei primi del Trecento la coppia dei notai Odorico e Francesco da Udine – e sempre in quest’ordine – è presente a vario titolo, si è creduto finora che il primo fosse fratello del secondo, identificato peraltro con Francesco di Nasutto. Certo non fratelli, come si è appena detto, non è sicuro che il secondo dei due notai fosse sempre e necessariamente il figlio di Nasutto. La possibilità è da escludere anche per l’esistenza di un documento del 1310 che testimonia la compresenza dei tre notai (Francesco di Nasutto, Odorico e Francesco da Udine). Forse figlio, o discepolo di Odorico, questo Francesco da Udine iunior, notaio trecentesco, va verosimilmente identificato con Francesco professor artis grammatice ancora vivo agli inizi di febbraio del 1352. Il figlio di F. da U., Odorico morì il 22 di febbraio, quasi sicuramente dell’anno 1337.

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Bibliografia

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