FRANGIPANE CORNELIO

FRANGIPANE CORNELIO (1508 - 1588)

giurista, letterato

Immagine del soggetto

Ritratto di Cornelio Frangipane, olio su tavola (collezione privata).

Nacque a Tarcento l’8 settembre 1508, da Pietro di Castello e da Giulia di Neuhaus, terzo di tredici fratelli. La famiglia era titolare in forma consortile dei feudi già patriarcali di Castello (Castelporpetto) e di Tarcento. C. fu tra i primi della sua famiglia ad assumere il cognome dei Frangipane, l’antico casato romano di cui essa si considerava discendente; il cognome venne mantenuto anche dopo la riconferma del feudo di Castello (1546), ormai compreso nel Friuli austriaco. Il F. ebbe una completa formazione letteraria a Udine; poté anche seguire le lezioni di Giulio Camillo Delminio nell’Accademia umanistica di San Vito. Nel 1527 si iscrisse all’Università di Padova, dove si laureò in diritto il 10 febbraio 1534. Ritornato in patria, venne ammesso nel collegio dei giuristi di Udine e iniziò la carriera di avvocato. Divenne membro del parlamento della Patria del Friuli; nel 1539 prese residenza in borgo Aquileia a Udine e poté diventare componente del consiglio cittadino, rivestendo più volte la carica di settemviro (assessore). Fu in primo luogo un grande avvocato, apprezzato soprattutto per la sua abilità in campo penale. Nell’agosto 1540 dovette difendere tre suoi fratelli, accusati dell’omicidio di due loro cugini: riuscì a far assolvere il più giovane, mentre gli altri furono condannati al bando perpetuo. Risonanza europea ebbe la difesa di Matthias Hofer, signore di Duino, che nel 1547 venne processato a Vienna per omicidio e sedizione. Il F. lo assistette nel procedimento, durato oltre due anni, davanti al supremo tribunale austriaco, ottenendo una completa assoluzione. ... leggi L’attività forense in ogni modo non gli procurò la ricchezza. Le rendite di Tarcento e di Castelporpetto, di per sé cospicue (comprendevano venti villaggi), andavano divise in quote paritarie tra i cinque rami della famiglia (trentanove adulti maschi nel 1587) e non erano sufficienti per un tenore di vita adeguato al rango. Il F. dovette quindi esercitare l’ufficio di vicario (assistente del podestà in materia giuridica) in alcune città del dominio veneziano: a Brescia dal luglio 1550 al febbraio 1551, a Treviso nel 1555, forse anche a Verona. Solo nella maturità poté dedicarsi interamente alla professione legale, occupandosi particolarmente di conflitti in materia feudale e giurisdizionale. Nel 1558 e nel 1564 rappresentò il parlamento friulano nelle vertenze fiscali con le autorità veneziane; nel 1565 difese con successo il diritto d’asilo che i nobili castellani rivendicavano nei propri feudi. Come suddito austriaco (per il possesso di Castelporpetto) poté esercitare la professione anche in territorio asburgico, tanto che nel 1560 aderì alla protesta degli avvocati di Gorizia contro i legali del Friuli veneziano che svolgevano la loro attività all’interno della contea. Per la sua eloquenza il F. fu più volte l’oratore ufficiale del parlamento friulano in solenni ricorrenze: a Venezia nel dicembre del 1545 per l’elezione del doge Francesco Donà; nel giugno 1554, per l’elezione di Francesco Venier; a Udine il 27 novembre 1585 ebbe l’incarico di porgere il saluto della Patria al patriarca d’Aquileia Giovanni Grimani che prendeva possesso della sua sede. Alcune sue orazioni vennero pubblicate a stampa o inserite in raccolte famose, come quella curata da Francesco Sansovino, Orationi volgarmente scritte da molti huomini illustri (1561). Fin dal tempo degli studi universitari il F. aveva frequentato letterati come Sperone Speroni e Gabriele Trifon; negli anni Quaranta fu in contatto con Pietro Aretino e Girolamo Fracastoro. Nel 1539 si recò a Trieste per far visita al vescovo della città, Pietro Bonomo, insigne umanista e già ministro a Vienna della corte imperiale. In quella occasione incontrò Pier Paolo Vergerio, vescovo di Capodistria. Il F. fu spesso in contatto con ambienti luterani: nel 1543 il fratello Prospero venne coinvolto nell’inchiesta su un gruppo di eretici udinesi. Nel marzo 1558 il Sant’Uffizio fu informato che il Vergerio, da nove anni esule oltralpe, passando clandestinamente per il Friuli alla volta di Duino lo aveva mandato a salutare, facendogli recapitare i suoi libri. Alla fine del 1569 il giurista difese davanti al Sant’Uffizio di Venezia Isabella della Frattina, nobile di Portogruaro, accusata d’eresia. Il testo della sua arringa contiene alcune dichiarazioni molto audaci in materia religiosa, tanto che una copia venne trasmessa agli inquisitori di Udine. Fino alla morte venne guardato con sospetto dalle autorità ecclesiastiche, anche se non ci fu mai un’inchiesta formale nei suoi confronti. A metà degli anni Settanta il F. patrocinò la nobiltà friulana in una lunga vertenza contro il luogotenente veneziano e il comune di Udine in materia di privilegi fiscali e giudiziari. Nel febbraio 1580, quando il procedimento era ancora in corso a Venezia, venne fatto arrestare dal luogotenente sotto l’accusa di aver ordinato l’atroce punizione (mutilazione del naso e delle orecchie) di un contadino di Tarcento che gli aveva mancato di rispetto. Insieme con lui furono imprigionati i nipoti Pietro e Claudio Cornelio che avevano materialmente compiuto la vendetta. I tre rimasero in carcere per oltre otto mesi. Il processo si trasformò in una difesa dei diritti del ceto aristocratico e in autunno gli imputati, che erano assistiti da Servilio Treo e da due altri celebri avvocati, furono assolti. Nel 1581 il consiglio dei Dieci chiuse la vertenza sui privilegi fiscali, accogliendo gran parte delle tesi a favore della nobiltà friulana. Il F. però dovette portare in giudizio i suoi patrocinati, che non volevano pagare le sue prestazioni di avvocato; rimase tanto offeso che si avvicinò alla controparte nel processo, i cittadini di Udine. Nel 1587 venne eletto ancora una volta assessore; in quest’occasione presentò un piano per migliorare le vie di comunicazione, terrestri e fluviali, che raggiungevano la città. Morì nella notte tra il 25 e il 26 agosto 1588 a Tarcento, dove fu sepolto nella chiesa parrocchiale “senza pompa”, come aveva richiesto. Due giorni dopo l’Inquisizione udinese pose sotto sequestro la sua biblioteca, ricca di circa mille titoli; in seguito molti volumi vennero confiscati e distrutti. Il F. non aveva mai preso moglie; era convissuto a lungo con la cugina vedova Caterina Manin, dalla quale ebbe il figlio Teodoro, morto nel 1573. La sua attività di scrittore fu molto intensa, ma solo una parte della sua produzione venne pubblicata, in vita o postuma. Lettere e poesie, in italiano e in latino, sono inserite in alcune delle più celebri raccolte del secolo, come: Lettere volgari di diversi eccellentissimi huomini (1545); Lettere scritte al signor Pietro Aretino (1551); Lettere di diversi eccellentissimi huomini (1559); Il tempio della divina signora donna Geronima Colonna d’Aragona (1568); Della nuova scielta di lettere di diversi nobilissimi huomini et eccellentissimi ingegni (1574). Il F. non pubblicò mai le poesie che aveva dedicato a Orsa Hofer, sorella di Matthias e moglie dell’avvocato udinese Giulio Manin, fatta oggetto per molti anni di un classico “amore platonico”. Morta la donna, fece erigere in suo ricordo nel palazzo di Tarcento una splendida fontana, che chiamò Elice (nome classico della costellazione dell’Orsa). Per celebrare la costruzione e immortalare la memoria dell’amata raccolse i versi di oltre sessanta autori friulani nel volume Helice. Rime, et versi di vari compositori de la patria del Frioli, sopra la fontana Helice (1566). Particolare fortuna ebbe l’orazione al doge Donà del 1545, stampata almeno cinque volte a Venezia nel 1545-46, mentre l’analoga orazione per il doge Venier (1554) venne pubblicata solo nel 1577 dai fratelli Guerra. Le opere di maggior respiro rimasero inedite e forse incompiute, in particolare gli scritti filosofico-religiosi (Biblioteca comunale di Verona), che riflettono l’insegnamento di Giulio Camillo, e il poema in tre canti Il trionfo di Cristo. Postumi apparvero il Dialogo d’amore (1588), composto ancora nel 1545, e due testi d’argomento politico risalenti agli ultimi anni di vita: la Lettera overo discorso che sia meglio governare li popoli con timore che con amore (1592), e il trattato Del parlar senatorio (1619), spesso attribuito all’omonimo nipote.

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Bibliografia

La documentazione manoscritta più ricca è tuttora posseduta dai discendenti: Joannis (Aiello del Friuli), palazzo Strassoldo, Archivio Frangipane, 176-178, con molti autografi. Altri codici importanti: mss BCU, Principale, 405, 423, 424, 1544; Ibid., Joppi, 93; mss Venezia, Bibl. Correr, Cicogna, 1747, 3204; ms Bibl. comunale Verona, 294, X (scritti filosofico-religiosi). Altre indicazioni in KRISTELLER, Iter Italicum, I-II, indice.

C. FRANGIPANE, Dialogo d’amore, Venetia, Guerra, 1588; ID., Lettera overo discorso che sia meglio governare li popoli con timore che con amore, Trevigi, Domenico Amici, 1592; ID., Del parlar senatorio, Venetia, Ciotti, 1619. Scritti di C. F. in: Lettere volgari di diversi eccellentissimi huomini, II, a cura di A. MANUZIO, Venezia, Manuzio, 1545, cc. 29-30, 51-53; Lettere scritte al signor Pietro Aretino, Venezia, Francesco Marcolini, 1551, II, cc. 286-288; Lettere di diversi eccellentissimi huomini, a cura di L. DOLCE, Venezia, Ferrari, 1559, 466-472; Orationi volgarmente scritte da molti huomini illustri, a cura di F. SANSOVINO, Venezia, Rampazzetto, 1561, II, cc. 20-24); Il tempio della divina signora donna Geronima Colonna d’Aragona, Padova, Pasquati, 1568, I, c. 26r; II, c. 3v; sette lettere in: Della nuova scielta di lettere di diversi nobilissimi huomini et eccellentissimi ingegni, a cura di B. PINO, Venezia, [Aldo Manuzio], 1574.

Principali edizioni moderne: Saggio di rime e prose di Cornelio Frangipane, a cura di L. COSATTI, Milano, L. Mussi, 1812; Rime e prose di alcuni illustri scrittori friulani del secolo XVI, a cura di V. TAMAI, Udine, Mattiuzzi, 1823 (nozze Nussi-Policatti), 13-21, 41-45; Lettera di Cornelio Frangipane a suo nipote Pietro, a cura di F. MICOLI TOSCANO, Udine, Vendrame, 1829; In laude di Venezia, a cura di C.E. CICOGNA, Venezia, L. Fracasso, 1850 (nozze Trieste-Costantini); Orazione sopra la fortificazione d’Udine, Udine, [senza stampatore], 1875 (nozze Luigi Frangipane); Rime, a cura di G.F. D’ARONCO, Udine, Del Bianco, 1959. S. CAVAZZA, Frangipane, Cornelio, in DBI, 50 (1998), 227-230; LIRUTI, Notizie delle vite, II, 161-181; P. ANTONINI, Cornelio Frangipane di Castello, giureconsulto, oratore e poeta del secolo XVI, «Archivio storico italiano», s. ... leggi IV, 8 (1881), 19-64, 335-365; 9 (1882), 20-60, 296-335 (con scritti inediti); R. PICHLER, Il castello di Duino, Trento, G. Seiser, 1882, 290, 293-297; A. BATTISTELLA, Atti d’un processo informativo contro P.P. Vergerio presso il S. Officio di Udine, «MSF», 10 (1914), 477, 480, 482; D. FRANGIPANE, L’archivio Frangipane, «Atti dell’Accademia di scienze, lettere e arti di Udine», s. VIII, 1 (1973-75), 371-372; A.M. CAPRONI, L’inventario della biblioteca di Cornelio Frangipane, in ID., Fogli di taccuino, Roma, Vecchiarelli, 1988, 155-165; L. DE BIASIO, La difesa di Cornelio Frangipane per Isabella Frattina davanti al Sant’Uffizio veneziano, «MSF», 73 (1993), 149-184 (con il testo dell’arringa); G. TREBBI, Il Friuli dal 1420 al 1797. La storia politica e sociale, Udine, Casamassima, 1998, indice; F. AMBROSINI, L’eresia di Isabella. Vita di Isabella da Passano, signora della Frattina, Milano, Franco Angeli, 2005, indice.

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