GASPARI GASPARE LUIGI

GASPARI GASPARE LUIGI (1771 - 1854)

agronomo

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L'agronomo Gaspare Luigi Gaspari.

Nato nel 1771, fu un ricco possidente del Latisanese, proprietario di circa seicento ettari di terra; il padre Antonio aveva introdotto per primo la coltivazione del riso in Friuli, a Fraforeano. G. fu qualificato «uomo di mente elevata, filosofo, magistrato integerrimo, valente agronomo e vero cristiano; d’ampie dovizie fornito, ma parco in famiglia e benefico ai poveri; […] di mezzo agli agi cresciuto, ma laborioso fino all’estremo della sua lunga vita, che spese intera a giovare al popolo che amava sinceramente». Imparentato con i conti Freschi, avendo la sorella Antonia sposato Carlo Freschi, fu tra i fondatori, nel 1846, assieme al conte Gherardo Freschi e ad altri esponenti dell’aristocrazia terriera, dell’Associazione agraria friulana. Sposò nel 1842 Rosa de Egregis, nata nel 1800 da antica e nobile, ancorché impoverita, famiglia udinese, e affidata fin da piccola, per quattordici anni, alle cure delle monache Rosarie dell’orfanotrofio Renati, che fecero di lei una competente insegnante ed educatrice. Nel 1845 i coniugi patirono lo strazio della morte del figlio Deodato, avvenuta poche ore dopo il parto. Laureatosi a Padova nel 1793 «in ambe le leggi», G. fu allievo e amico di Giovanni Bottari, sul quale scrisse nel 1838 dei Cenni biografici che accompagnavano la stampa di una memoria del maestro – scomparso nel 1814 – letta all’Ateneo di Venezia e corredata dalle annotazioni di Domenico Rizzi. G. continuò l’opera di miglioramento agricolo avviata nella bassa friulana dal Bottari in età napoleonica, adottando nelle proprie terre, di cui si occupò personalmente, sistemi agricoli razionali. ... leggi Riuscì gradualmente a estirpare «idee preconcette» e «vecchie tradizioni» nemiche del progresso, e provvide i propri coloni di case decorose, stalle ampie, numeroso bestiame, adeguati strumenti agricoli. Curò soprattutto l’incremento della gelsibachicoltura, spesso trascurata dai contadini, ritenendo essi, forse non del tutto a torto, che i gelsi fossero di ostacolo alla produzione cerealicola. Creatosi una ricca e scelta biblioteca personale, conservata poi intatta dalla moglie e dagli eredi, fu «cultore diligentissimo» di studi «gravi e ameni», e autore di diversi scritti, alcuni stampati e altri rimasti inediti. Nel 1843 la Camera di commercio di Udine pubblicò una sua Istruzione pratica popolare per la coltivazione dei gelsi in Friuli, «pianamente dettata» e volta a fornire agli agricoltori indicazioni, contenute nei singoli capitoli, sul semenzaio, il vivaio, il trapianto, lo sfrondamento e il taglio, le propaggini, le siepi e i boschetti di gelsi, infine sulle malattie della pianta. Nel 1845 fu dato alle stampe, negli «Atti delle adunanze dell’I. R. Istituto veneto di scienze, lettere ed arti», il suo contributo Del sistema di metadia o mezzadria confrontato coi contratti parziarii e di affitto. I principali tra i suoi manoscritti sono il Rapporto sulle esperienze eseguite oggi 9 giugno 1817 coll’aratro spedito da S. Ecc. Silvestro Dandolo da Venezia e le Relazioni sulle esperienze eseguite da Luigi Gaspari intorno al frumento detto di abbondanza, ossia gigante di S. Elena (1840), entrambi commissionatigli dalla Camera di commercio udinese. Redasse inoltre, su invito della Commissione distrettuale di Latisana, le Osservazioni sulla memoria intorno la coltivazione da darsi agli scanni, ossia dune di sabbia lungo l’Adriatico, dell’ingegnere Sorgalli, nel febbraio 1840. Nel luglio 1842 produsse, ancora d’ordine della Camera di commercio di Udine, la Memoria sull’eccessivo agio [sic] delle valute in corso nelle province venete, lavoro «diligente e pregevole», mentre rimase incompleto il manoscritto Progetto di dichiarazione dei diritti naturali, civili e politici degli uomini. G. e la moglie si distinsero per le loro attività caritative e le opere di beneficenza. Nel 1838 il noto agronomo fece costruire a Latisana un ospedale «per i poveri infermi»; aggiuntisi poi altri benefattori, l’ospedale poté sostenersi con i propri redditi. Donna Rosa de Egregis, dal canto suo, istituì il locale asilo infantile, che porta tuttora il suo nome. G. morì a Latisana il 19 dicembre 1854. La vedova fece innalzare, in memoria del consorte, un tempio aperto al culto, «uno dei più grandiosi e belli» del Friuli, fabbricato secondo i canoni dell’architettura neoclassica su progetto dell’architetto Andrea Scala; inaugurato nel 1866, esso contiene il monumento sepolcrale di G., con la statua del defunto e l’arca funeraria.

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Bibliografia

DBF, 382; L. C. DE PAVISSICH, Tributo di riconoscenza e d’affetto alla memoria di Gaspare Luigi Dottor Gaspari latisanense, Trieste, L. Herrmanstorfer, 1866; ID., Alla memoria del cittadino latisanense Dottore Gaspare Luigi Gaspari, Udine, Del Bianco, 18963; P. GASPARI, Terra patrizia. Aristocrazia terriera e società rurale in Veneto e Friuli, Udine, Istituto editoriale veneto friulano, 1993, voce; A. CAFARELLI, La terra avara. Assetti fondiari e forme di conduzione agraria nella Bassa Friulana (1866-1914), Venezia, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, 1999, ad indicem; F. BOF, Gelsi, bigattiere e filande in Friuli da metà Settecento a fine Ottocento, Udine, Forum, 2001, ad indicem.

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