GATTERI GIUSEPPE

GATTERI GIUSEPPE (1799 - 1878)

pittore

Immagine del soggetto

Ritratto del pittore Giuseppe Gatteri e signora, olio su tela di Giuseppe Tominz, 1828-1829 (Trieste, Civico museo Revoltella, Galleria d'arte moderna).

Nato a Rivolto di Codroipo (Udine) il 14 gennaio 1799, si trasferì verso il 1825 a Trieste dove la sua formazione da autodidatta nell’ambito della pittura ornamentale si perfezionò a contatto con le opere di Giuseppe Bernardino Bison. I suoi esordi devono essere ricollegati alle perdute decorazioni del caffè cittadino Tommaso Marcato, oggi Tommaseo, a cui fecero seguito quelle di palazzo Schwachofer, di casa Popovich (1832-1834), del teatro della Società filarmonica drammatica (rifatte da G. nel 1836), del Teatro Grande (1835) e di quelle, ancora esistenti, della rotonda Pancera e della casa Girometta in via San Lazzaro, attribuite sulla base di alcuni disegni preparatori esistenti presso i Civici musei di storia e arte di Trieste. Le opere che di lui ancora si conservano evidenziano rigidi stilemi neoclassici appena ingentiliti dagli influssi settecenteschi mutuati dal Bison. Tali caratteristiche contraddistinguono tanto le ornamentazioni nella sala centrale della rotonda Pancera, quanto i decori della cosiddetta saletta “pompeiana”, nella quale tre scene raffiguranti Amore e Psiche sono incorniciate da ariose grottesche. A G. va ricondotta anche l’esecuzione di due Paesaggi e di alcune sovrapporte a casa Girometta, in cui evidente appare la dipendenza dalle opere di Lorenzo Scarabellotto, con cui G. fu in contatto negli anni di residenza triestina. A questo periodo risalgono anche le decorazioni di palazzo Gravisi-Barbabianca a Capodistria (Slovenia) che si compongono di comparti di stile neoclassico e di una serie di Paesaggi. Dopo aver scoperto il notevole ingegno artistico del figlio Giuseppe Lorenzo, decise di dedicarsi quasi esclusivamente all’educazione di quest’ultimo e per farlo si recò con lui a Venezia, onde consentirgli di frequentare l’Accademia di belle arti. ... leggi Da questo momento la vita del padre segue quella del figlio. Enfant prodige della pittura triestina dell’Ottocento, Giuseppe Lorenzo (1829-1884) aveva manifestato precoci doti artistiche, nutrite dall’interesse per la storia romana antica. Dopo avere frequentato l’Accademia grazie ad una borsa di studio concessa dal comune di Trieste, nel 1842 si recò insieme con il padre a Milano, dove conobbe il pittore Francesco Hayez e Alessandro Manzoni e dove entrò per la prima volta in contatto con la viceregina Maria Elisabetta di Savoia, di simpatie liberali e filoelleniche. Nel 1843 fu condotto dal padre nuovamente a Milano e poi a Torino, dove fu accolto da Roberto Taparelli d’Azeglio, Cesare Balbo e dal re Carlo Alberto, che gli richiese una serie di disegni. Al 1846 risalirebbe l’esecuzione del suo primo quadro ad olio (ubicazione ignota), durante un soggiorno dell’artista a Ravenna, compiuto ancora una volta al seguito del padre. Rientrarono entrambi a Venezia, dove il figlio ebbe parte attiva nei moti del 1848-1849, documentando con alcuni disegni le varie fasi della vicenda (Venezia, Museo Correr). Giuseppe Lorenzo si portò nel 1857 definitivamente a Trieste, dove si dedicò all’illustrazione di testi di storia locale e alla pittura da cavalletto con opere che lo qualificano come uno degli esponenti di spicco del romanticismo storico in regione; fu anche curatore del Museo Revoltella. Il padre Giuseppe nella città lagunare s’impegnò soprattutto nel prestare il proprio aiuto ad altri decoratori, ma portò a compimento anche qualche ciclo in maniera autonoma. Al suo pennello devono essere ricondotte alcune ornamentazioni di palazzo Treves de’ Bonfil a San Moisè e delle modeste decorazioni a chiaroscuro nella “nuova sala” e “aula” dell’Accademia veneziana, databili al 1847. I lavori più importanti di quel periodo rimangono però il sipario del teatro comunale di Castiglione delle Stiviere (Mantova) del 1842 con Apollo e le Muse, ideato verosimilmente da Tranquillo Orsi e le decorazioni del teatro Dante Alighieri a Ravenna, iniziate nel 1846 (Pavan, 2003). A quel torno di tempo devono essere datate anche le ornamentazioni di villa Valenti-Cappellani a Fraelacco di Tricesimo (Udine) che Livia Amodeo (1951) riconduce a G. Abbandonata la pittura, nel 1852 l’artista fece rientro a Trieste dove morì il 14 febbraio 1878.

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Bibliografia

M. MALABOTTA, La fanciullezza di G. L. Gatteri nelle memorie del padre, «Archeografo triestino», s. III, 16 (1930-31), 349-393; C. PIPERATA, G.B. Bison e i pittori triestini suoi contemporanei, ibid., s. III, 21 (1936), 223; L. AMODEO, I pittori Giuseppe Gatteri padre e Lorenzo Scarabellotto, in Scritti in onore di Camillo De Franceschi, vol. I del Centro studi per la storia del Risorgimento (suppl. al vol. 21, sez. I degli «Annali Triestini»), Trieste, Università degli studi di Trieste, 1951, 297-309; P. FASOLATO, Gatteri, Giuseppe Lorenzo, in DBI, 52 (1999), 546-547; G. PAVAN, Giuseppe Gatteri padre e la decorazione del teatro di Ravenna, «AFT», 21-22 (2003), 179-188.

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