GIACOMO DA MORUZZO

GIACOMO DA MORUZZO

prete, notaio

Immagine del soggetto

Signum del notaio Giacomo da Moruzzo.

Sul volgere del secolo XIII e nei primi tre decenni del Trecento, G. da M., prete e vicario delle pievi di S. Tomaso di Moruzzo e di S. Margherita del Gruagno, fu attivo anche come notaio per il bacino d’utenza rappresentato dal suo piviere. Pressoché nulle sono le notizie biografiche, ma la sua figura rimane comunque esemplare testimonianza di come nei secoli più bassi del medioevo, nel patriarcato di Aquileia, si ebbero notai chierici (mansionari, canonici, preti) non solo nell’ambiente di curia – ove in deroga al divieto dell’esercizio dell’arte notarile per i chierici, la presenza di notai di stato clericale, che svolsero anche l’attività notarile propriamente detta, era permessa per le loro funzioni precipuamente cancelleresche, ovvero di notai iudiciarii –, ma anche nel contado e nei borghi rurali. In queste aree, si trattava forse non tanto di una scelta, quanto di una necessità: poiché la qualifica notarile restava comunque in Italia un prerequisito indispensabile per la produzione di carte giuridicamente valide, in un ambito non urbano, si ricorreva alle persone provviste di quel titolo, di qualunque stato essi fossero o a qualunque ceto essi appartenessero. Si ebbero così notai preti, come G. da M. o Domenico da Osoppo, o ministeriali Norando di Fagagna e Giovanni di Castello, o figli cadetti di famiglie nobili, come Enrico di Gemona e forse anche Osvaldo detto Pitta da Buttrio. G. da M. non fece peraltro mai mistero del suo stato clericale: in una nota, tratta dal suo protocollo del 1302, il notaio appose in calce la scritta «ego presbiter Iacobus» e, con maggior precisione, in quello stesso registro, denominò se stesso «ego Iacobus notarius vicarius plebis de Murucio». Del notaio si sono conservate tre pergamene autografe (rispettivamente degli anni 1293, 1310 e 1317) e sei protocolli che coprono quasi un quarantennio (1298-1336) e sono ricchi di indicazioni toponomastiche delle località collinari nella zona fra gli attuali comuni di Moruzzo (con le frazioni di Brazzacco superiore e inferiore e S. Margherita del Gruagno), Fagagna (Villalta) e Pagnacco (Castellerio). Era quest’area, subito a NO di Udine, ricca di castelli, ma i rogiti non riferiscono solo dei ministeriali e feudatari che qui vissero, ma anche di persone di ceto più modesto che parimenti effettuarono legati testamentari, fecero compromessi per scegliere arbitri per una composizione amichevole delle loro liti, richiesero i soliti contratti di compravendita, affitto, concessione ‘iure livelli’. Essi testimoniano anche il perdurare di antiche consuetudini come il diritto di arimannia, la cui dizione scorretta (ius armanilge) testimonia da un lato la normale corruzione lessicale dovuta al tempo, ma dall’altro anche l’incomprensione semantica di una formula di possesso ormai desueta, scheggia residua del diritto longobardo. ... leggi In queste aree di insediamento castellano, il notaio costituiva quasi un trait d’union fra due ceti, ma anche due organizzazioni ‘urbanistiche’ (castello e borghi sottostanti) che nel patriarcato restarono – per ripetere le parole di Paolo Cammarosano – in un «rapporto di giustapposizione». La ‘canipa’ di G., sita nella cortina del castello di S. Margherita del Gruagno, costituisce la data topica di molte delle sue note. Da un atto incompleto di Meglioranza da Thiene della fine del 1306 si apprende che prete G. era cappellano del patriarca Ottobono de’ Razzi. Infine, in un atto del 1323 (20 febbraio) G. da M., vicario della pieve di S. Margherita, a nome del capitolo di Aquileia (il che indurrebbe a ipotizzare anche un suo titolo, di canonico o mansionario, in quella collegiata), effettuava una permuta di beni fra il capitolo stesso e Bartolomeo di Castellerio: la pergamena fu scritta a Udine, dal notaio Amato, a casa del notaio Francesco di Nasutto. G. era ancora vivo il 6 gennaio 1336, data dell’ultima sua nota pervenuta.

Chiudi

Bibliografia

ASU, NA, b. 3119, fascicoli 1-6; BCU, Joppi, 696, sub data 1293 dicembre 23, sub data 1310 novembre 11, sub data 1317 febbraio 23;  ACU, Pergamene, B, n° 51. BLANCATO, I notai del Patriarcato,  34, 67, 90-91 n. 58-60, 420-421, 507; M. CAMELI, Note e quaderni di Meglioranza da Thiene notaio dei patriarchi di Aquileia (1302-1310, 1318-1319), Roma 2017 (Fonti per la storia della Chiesa. Serie medievale, 19), 160 n° 140.

Nessun commento

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *