GIACOMO DA PAVONA

GIACOMO DA PAVONA

medico

Medico, nipote di Raimondo decano del capitolo aquileiese, fu medico salariato del comune di Udine. Dal 1291 vivevano in Friuli, al seguito del patriarca Raimondo della Torre, membri di una famiglia provenienti da Pavona: Milano di Giacomo col titolo di “miles” aveva feudo d’abitanza in Udine e ricevette nel tempo investiture di garrito e decania di Attemps, nonché della muta della Chiusa; Variando da Pavona ugualmente figlio di un Giacomo nel 1328 godeva di una prebenda di S. Pietro di Carnia. Pertanto la proposta formulata il 15 ottobre 1385 al comune di Udine da Enrico da Pavona di assumere il medico fisico G., appunto da Pavona, suona come un tentativo di coagulare elementi di una stessa consorteria se non di una stessa famiglia. Il medico s’inserì in piena crisi politica durante il patriarcato di Filippo d’Alençon, del quale egli si segnalò come avversario assumendo la posizione della città che lo aveva ingaggiato e che inoltre lo onorava conferendogli incarichi diplomatici di non lieve entità: il 2 gennaio 1385 il consiglio udinese gli affidava il compito d’indagare sulle reali intenzioni di Venezia che temporeggiava in merito alla lega per la difesa del patriarcato e contro il d’Alençon; ugualmente l’8 febbraio 1386 il medico con Francesco di ser Missio era inviato a Venezia per indagare sull’atteggiamento da tenersi circa la situazione che si sarebbe venuta a creare nella Patria del Friuli con l’arrivo di Ferdinando patriarca di Gerusalemme munito di amplissimi poteri per pacificare il territorio e riportare l’obbedienza al d’Alençon. Il 17 marzo ad Aquileia, nella delegazione udinese inviata al vicario pontificio per presentare omaggio insieme con il punto di vista della comunità, del gruppo faceva parte anche G. da P., oltre ad Andrea Monticoli e Francesco di ser Missio. ... leggi Nel giugno egli era inviato dal comune di Udine ambasciatore al conte di Virtù. Per circa una decina d’anni si era intanto occupato della salute degli Udinesi. Nel novembre del 1386 risultava defunto. La vedova Giacoma, che poteva contare su validi professionisti per le operazioni relative all’eredità, si appoggiò alla competenza del notaio Odorico da Val di Carnia che fece compilare l’inventario dei beni, fortunatamente pervenuto. Vi sono elencati diciassette libri della biblioteca del fisico, che aveva posseduto alcuni testi classici di base, come il De animalibus e la Methaphysica di Aristotele e l’Ars parva di Galeno, accanto a opere prestigiose, come per esempio quella di Almansor tradotta da Gerardo da Cremona.

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Bibliografia

DE RUBEIS, MEA, 967; BIANCHI, Documenti al 1332, 56, n° 200; BATTISTELLA, Lombardi, 65, n° 415; 77, n° 43; SENECA, Intervento, 11, 40, 41; ZENAROLA PASTORE, Atti, 39, 41, 51, 60, 83, 84, 99, 107, 152; SCALON, Produzione, 224-226, n° 140.

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