GIOVANNI DA AMARO

GIOVANNI DA AMARO (? - 1429)

rettore di scuola

G. di Mainardo da Amaro aveva studiato a  Padova sotto il veneziano Pietro Tommasi. Da “magister” di una scuola privata a Venezia, dove a S. Polo lasciò tracce dal 1417 al 1419 (aveva istruito i rampolli dei Foscari e dei Capello, oltre a un forlivese rimasto anonimo), divenne rettore di scuola pubblica a Cividale. Pure la comunità di Udine avrebbe voluto ancor prima ingaggiarlo e a tale scopo nel marzo 1423 aveva inviato presso di lui il dottor Giovanni Moisi e il cancelliere del comune Giovanni Susanna dai quali tuttavia non si era lasciato persuadere stornando il loro interesse verso l’amico Antonio Baratella. I Friulani in ogni modo avevano compreso di poter contare sulle sue competenze, così che nell’ottobre dello stesso anno i Cignotti ricorsero a lui e al rettore di scuola Giovanni di Guglielmo da Topaligo (altro amico del Baratella) come procuratori in una causa istruita a Venezia. Il nome di G. da A. evidentemente correva nella Patria e ciò che non avevano potuto ottenere gli Udinesi nel 1427 riuscì ai Cividalesi attraverso l’opera persuasiva svolta da Nordio Nordi. Forse era anche la fama di attivo centro culturale che attirava il maestro in questa città dove aveva insegnato pure Gentile Belloli da Ravenna, e dove alcuni anni prima erano convenuti per il concilio di Gregorio XII personaggi di grande rilievo. Né va trascurato il fatto che fra il 1416 e il 1425 a Cividale il notaio Francesco Vari segretario del dottore di decreti Nicolò da Portogruaro trascriveva tra l’altro opere di umanisti sulla cresta dell’onda, come Francesco Barbaro e Leonardo Bruni. ... leggi La richiesta di questo rettore sembrava coerente con l’atmosfera che nel centro friulano si era già creata. La comunità gli promise cento ducati nonché una casa in contrada Noiarutti e nell’agosto del 1427 gli mise a disposizione quattro carri per il trasloco. Il maestro giunse a Cividale con la moglie veneziana Marina Zorzi e con il figlioletto Luca di dieci anni. Forse con lui arrivò anche il ripetitore, al quale solitamente venivano affidati gli scolari da “tabula”, che cioè scrivevano ancora le lettere dell’alfabeto, leggevano sul salterio e si esercitavano sull’abaco. I giovani cividalesi tuttavia poterono godere poco dell’insegnamento di G., perché il 25 settembre 1429 egli morì. Si impegnò il ripetitore a rimanere finché non si fosse trovato un sostituto del rettore deceduto; moglie e figlio furono posti sotto la protezione del curatore generale dei pupilli (in questo caso l’abile notaio Giacomo Filittini); ma sorsero complicazioni relative all’eredità. La comunità infatti nella sua occhiuta amministrazione pretendeva in restituzione dalla vedova dieci ducati del salario del marito in quanto il defunto non aveva completato il servizio e la donna d’altra parte esigeva la restituzione della dote. Il curatore in primo luogo ordinò l’inventario dei beni del defunto: un piccolo podere in Amaro, alcuni mobili, pochi capi di vestiario, «duo instrumenta ad pulsandum nuncupata vulgariter liutti», un elenco di crediti, in realtà esigui, ma interessanti per le singole voci indicanti nomi di famiglie veneziane delle quali il rettore aveva istruito i rampolli, e oltre un centinaio di libri. Forse egli stesso copista, come avrebbe voluto il Liruti interpretando la sottoscrizione di un commento al Canone di Avicenna, possedeva una notevole biblioteca che comprendeva testi per allievi sia “latinantes”, sia “non latinantes”. Alcuni libri avevano un carattere strettamente professionale, come il trattato pedagogico De scholastica disciplina, attribuito anche dal compilatore a Boezio, per secoli fondamentale nella cultura occidentale, e la famosa Quadriga Messii con Terenzio, Sallustio, Cicerone e Virgilio. A questi si univa una serie di classici latini: Orazio, Ovidio (Heroides), Plauto (Amphitruo), Seneca retore, Seneca tragediografo, Svetonio, Valerio Massimo, cui si aggiungevano epitome di Floro. Da professore di grammatica e retorica portava inoltre seco tra l’altro Donato, Prisciano, Boezio, Isidoro da Siviglia, Alano da Lilla, Nicolò Trevet, Eberardo da Béthun, Alessandro da Villedieu, Goffredo da Vinsauf, Pietro da Isolella, Bene da Firenze, Pietro Elia, Giovanni Monaco. Dall’ambiente padovano gli derivavano probabilmente Antonio Loschi, Sicco Polenton nonché Benvenuto da Imola e sicuramente Aristotele, Averroè e l’averroista Roberto Holcot (la cui Lectura super sententias costituisce uno degli ultimi testi editi con il sistema “exemplar-pecia”), Paolo Veneto, Alfragano e Giovanni Campano. La scuola di Chartres era rappresentata dal Moralium dogma philosophorum attribuito a Guglielmo da Conches. All’ambiente di Parigi risalivano i trattati di logica di Roberto Kilwardby e le Summulae logicales di Pietro Ispano. Vi si aggiungevano un glossario di termini teutonici, la Compendiosa doctrina di Nonio Marcello, pochi testi di carattere religioso (un Vecchio testamento e un Nuovo testamento) e un curioso trattato sugli scacchi del domenicano Pietro da Cessule. Ma la parte più interessante della sua biblioteca è costituita dalla presenza di opere trecentesche, alcune forse nuove per il Friuli, a cominciare da quelle di Petrarca, Boccaccio, Benvenuto da Imola, Giovanni di Conversino da Ravenna, Antonio Baratella insieme con quelle di altri scrittori di ambito padovano. Dei centonove libri complessivi purtroppo a Cividale non ne rimase alcuno.

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Bibliografia

ONGARO, Scuole, 10; A. SEGARIZZI, La corrispondenza familiare d’un medico erudito del Quattrocento, «Atti della R. Accademia di scienze lettere ed arti degli Agiati di Rovereto», sez. III, 13/III e IV (1907); ID., Antonio Baratella e i suoi corrispondenti, in «Miscellanea di storia veneta», s. III, 10 (1916), 107-166; G. COMELLI, Udine centro ricettivo e promozionale dell’arte tipografica nei secoli XV e XVI, in Udin. Mil agn tal cûr dal Friûl, a cura di G.C. MENIS, Udine, 60° congres (25 di setembar 1983), SFF, 1981, 395-412; BATTISTELLA, Inventario, 137-159; SCALON, Libri, n° 69, 42; SCALON, Produzione, 102, 117, 131; n° 115, 211; n° 222, 328-336; SCALON - PANI, Codici, n° 82, 16; SCALON, Libri degli anniversari, 443, 928, 1018.

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