GIOVANNI DA GEMONA

GIOVANNI DA GEMONA

scultore

Immagine del soggetto

Venzone, portale settentrionale del duomo.

La ricostruzione dell’identità storica ed artistica di “magister Iohannes” rappresenta un nodo molto complesso e dibattuto della storia dell’arte in Friuli. Il nome MAGISTER IOHANNES è documentato da tre epigrafi: quella, con la data 1290, posta sulla facciata del duomo di Gemona, tra il portale e la galleria centrale; quella, con la data 1293, sopra un pilastrino che un tempo faceva parte del parapetto che chiudeva la tribuna presbiteriale e costituiva l’iconostasi all’interno dello stesso duomo; la terza, con la data 1308, iscritta attorno ad una patera con croce, sopra la fascia scolpita a racemi e grappoli d’uva dell’arco del portale settentrionale del duomo di Venzone. Un maestro Giovanni detto Griglio è nominato spesso (a partire dal 1327) nei quaderni dei camerari della pieve di Gemona e in un dettagliato elenco di pagamenti risulta essere l’autore assieme al figlio nel 1331-1332 della colossale statua di san Cristoforo sulla facciata del duomo di Gemona. Gli studiosi locali della fine dell’Ottocento riuniscono in una sola persona i due Giovanni diversamente documentati ed attribuiscono a questo maestro l’invenzione architettonica del duomo di Gemona e di quello di Venzone, nonché gran parte della decorazione scultorea dei due complessi. Nel suo fondamentale saggio del 1943 G. Marchetti distingue invece nettamente “magister Iohannes” (che chiama «maestro Giovanni») da Giovanni Griglio, che accetta come autore del solo san Cristoforo. Propone quindi un primo esteso catalogo delle opere di maestro G., catalogo che successivamente (1958) ripropone in forma contratta. ... leggi Nei suoi ulteriori interventi il Marchetti tenta di definire l’“iter” stilistico di maestro G. Successivamente, per cercare di precisarne l’identità, lo studioso suggerisce l’ipotesi che il maestro che aveva “firmato” il portale del duomo di Venzone non sia quello che aveva operato nel duomo di Gemona. Si tratterebbe quindi di tre maestri omonimi, ma distinti. Il primo, autore nel 1290-1293 del restauro del duomo di Gemona, con la riorganizzazione della facciata, tra cui principalmente il complesso monumentale del portale maggiore, e la ristrutturazione interna (presbiterio); il secondo avrebbe progettato e diretto i lavori di ricostruzione e di decorazione plastica del duomo di Venzone; il terzo, Giovanni Griglio, in base ai documenti, eseguì in collaborazione col figlio la statua di san Cristoforo sulla facciata del duomo di Gemona. Questa impostazione di G. Marchetti viene mantenuta dagli studiosi negli anni successivi, mentre il catalogo delle opere subisce oscillazioni, ora in contrazione, ora in estensione. Nel 1978 D. Gioseffi rilancia l’ipotesi originaria di un unico Giovanni detto Griglio, che avrebbe lavorato tra Gemona e Venzone, inizialmente da solo, poi col figlio e con una vasta bottega per un lungo periodo, cioè nell’arco di tre generazioni. Una forte personalità, dunque, che, a capo di un’efficiente organizzazione con “maestri” o collaboratori e “garzoni” o “fanti”, all’atto della firma, faceva comparire il suo nome, dando così un senso di unità alla produzione scultorea dei cantieri che i gemonesi e i venzonesi, nella chiara volontà di realizzare rispettivamente due costruzioni di fondamentale importanza e concorrenziali tra loro, gli avrebbero affidato. Secondo il Gioseffi, la Deesis (il Cristo, assiso in trono, in posizione frontale, tra la Vergine e san Giovanni Battista in atteggiamento supplice, secondo un’iconografia divulgata dalla pittura bizantina) segnerebbe l’esordio come scultore di “magister Iohannes”, già abile maestro muratore. Un esordio legato alla civiltà dell’immagine veneto-bizantina, in quanto egli avrebbe desunto il suo soggetto, traducendolo a rilievo, da un foglio miniato, analogamente a quanto avveniva nella scultura veneziana. Il Cristo benedicente nella mandorla retta dai simboli dei quattro evangelisti nella lunetta del portale settentrionale del duomo di Venzone, sovrastata dalla patera che reca la firma di «magister Iohannes» e la data 1308, sarebbe opera dello stesso maestro, che, a distanza di diciotto anni rispetto alla Deesis di Gemona, rivela una più decisa maturità. La statua di san Cristoforo, che, sotto il profilo architettonico, modifica in maniera dirompente quella facciata del duomo di Gemona da lui stesso ideata quarant’anni prima in severe forme romaniche, porrebbe le premesse per l’immissione nella facciata stessa della galleria dell’Epifania, opera vista come conclusione del lungo “iter” della bottega di “magister Iohannes”. Centro focale della facciata del duomo di Gemona, tra il portale, il rosone maggiore (realizzato, come risulta dai documenti, nel 1334-1336 da maestro Buzeta) e i due rosoni laterali, l’Epifania, un’articolata composizione dal carattere mosso ed elegante in una galleria di colonnine ed arcatelle trilobate, al cui centro sta la Madonna col Bambino, rappresenterebbe dunque, secondo il Gioseffi, il prodotto ultimo (riferibile alla metà del XIV secolo) e dal linguaggio pienamente gotico della bottega di “magister Iohannes”, probabilmente in contatto, col tramite del lapicida Scaco (operante a Gemona e a Venzone), con la bottega del veneziano Andriolo De Santi. M. Walcher, a conferma della tesi del Gioseffi, a proposito dei caratteri architettonici del duomo di Gemona e di quello di Venzone, le cui fonti di ispirazione appaiono diverse (rispettivamente architettura romanica padana e architettura ottoniana e cistercense), riscontra nella conformazione dei protiri l’elemento comune che permette di rivendicare ad un’unica personalità le due costruzioni. G. Bergamini e M. Vale rilanciano invece la tesi di due distinte personalità: “magister Iohannes” e Giovanni Griglio. Secondo il Vale, i lavori di restauro del duomo di Gemona, probabilmente danneggiato dal terremoto del 1279, sarebbero iniziati l’anno successivo ed affidati a “magister Iohannes”, che all’epoca poteva avere circa trent’anni. Al di là di tutte le interpretazioni relative a questa personalità, la data 1290, iscritta sopra il portale maggiore del duomo di Gemona con la firma di «magister Iohannes», che è dunque il primo artista del Friuli medioevale di cui si conosca, col nome, anche qualche lavoro di sicura attribuzione, rappresenta l’inizio di un periodo nuovo nell’arte del Friuli. Attorno a questo maestro e nell’ambito dei due cantieri paralleli e concorrenziali nel duomo di Gemona e in quello di Venzone si assisterebbe infatti alla progressiva affermazione di una bottega di lapicidi locali. Della bottega di maestro G., la cui produzione rivela ricchezza e varietà di fermenti artistici fin dagli esordi, nella quale si fondono idiomi arcaizzanti e innovatori, frutto di mediazioni tra arte veneto-bizantina, cultura antelamica, componenti campionesi, gotico oltremontano, certamente fecero parte maestranze di formazione e provenienza diversa. Partiti, nell’ambito di una cultura figurativa romanica, da una competenza operativa artigianalmente qualificata, nel giro di una sola generazione gli artefici operanti in questa bottega sarebbero riusciti ad elaborare un linguaggio autorevolmente caratterizzato sul fronte del gotico, maturo per inventiva e per abilità tecnica. Il nuovo linguaggio di questa scuola friulana di scultura, inserendosi con una partecipazione attiva nel contesto della civiltà gotica italiana, si sarebbe rivelato anche trainante rispetto alle aree finitime, come può dimostrare la statua di san Giusto, collocata sulla facciata meridionale del campanile (eretto nel 1337) della cattedrale di S. Giusto a Trieste, che rivela connessioni con le figure della lunetta del portale settentrionale del duomo di Venzone.

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Bibliografia

G. MARCHETTI, Il mito di Maestro Griglio, «Ce fastu?», 21, 1-2 (1943), 26-53; ID., Gemona e il suo mandamento, Udine, Tipografia G.B. Doretti, 1958, 47, 51-54, 85-88; ID., Storia del S. Cristoforo di Gemona, «Sot la nape», 16, 3-4 (1964), 55-59; MARCHETTI, Friuli, 129-139; D. GIOSEFFI, Skulptur und Architektur in Friaul vom 13.-16. Jahrhundert im europäischen Zusammenhang, in Friaul Lebt. 2000 Jahre Kultur im Herzen Europas, Wien, Herder & Co., 1978, 99-106, 101-102; ID., Momenti dell’arte in Friuli dal Duecento al Cinquecento, in Friuli 6 maggio 1976. Ciclo di conferenze sul Friuli devastato dal terremoto, Trieste, Museo civico di storia naturale - Pro natura carsica, 1977, 41-57, 45-50; M. WALCHER - F. SFORZA VATTOVANI, Scultura in Friuli. Il Gotico, Pordenone, Archivio artistico del Friuli, 1980, 7-15, 40-49, 52-59, 62-63, 66-67; C. GABERSCEK, Il Romanico, in La scultura in Friuli dall’epoca romana al gotico, a cura di M. BUORA, Pordenone, Grafiche editoriali artistiche pordenonesi, 1983, I, 261-310, 289-290, 296-298; BERGAMINI - TAVANO, Storia, 229-232; M. VALE, Da magister Johannes a maestro Griglio, in Il Duomo di Santa Maria Assunta di Gemona, Udine, Comune di Gemona del Friuli, 1987, 31-43; M. WALCHER, Le sculture della facciata, ivi, 17-29; M. GRATTONI D ’ARCANO, Il Gotico, in Arte in Friuli-Venezia Giulia, a cura di G. FIACCADORI, Udine, Magnus, 1999, 130-157, 140-149.

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