GIOVANNI DI GRAZIADIO DA BOLOGNA

GIOVANNI DI GRAZIADIO DA BOLOGNA

orefice

Figlio di Graziadio da Bologna, G. detto anche Nanni o Nani, nel 1336 teneva laboratorio a Cividale, dove in quell’anno accoglieva a bottega per un quinquennio Nicolò di Sibello della stessa città. Una importante funzione pubblica gli è attribuita da un documento del 17 aprile 1338, dal quale risulta che era saggiatore, per quella tornata di 125 marchi di piccoli, nella zecca gestita in Aquileia dal 1° novembre dell’anno precedente dal fiorentino maestro della moneta Angelo di Bindo Vernaccia – è nota la preferenza accordata in quel settore dal patriarca Bertrando a finanziatori toscani. Il rogito lo identifica perfettamente come figlio di Graziadio da Bologna e lo indica come abitante in Cividale. Doveva essere considerato orefice di grande esperienza e abilità, come dimostrano almeno due commissioni prestigiose: nel 1340 il patriarca Bertrando lo incaricò di preparare un reliquiario per custodire una reliquia di Elisabetta d’Ungheria; nel 1347 fornì alla comunità di Udine le coppe che questa città intendeva offrire al re Lodovico d’Ungheria nel suo passaggio con le truppe per il Friuli. Si trattava di oggetti d’argento decorati a smalto. La sua intraprendenza emerse in particolare nel 1341, quando, stretta società con tale Sedillo da Pettau, allora abitante a Udine, ottenne dal patriarca la facoltà di cercare ed estrarre metalli nei monti del territorio a questo sottoposto, ricevendo altresì il permesso di risiedere con le “famiglie” sul luogo di attività. Non si conosce l’esito dell’impresa, ma è certo che G., ormai trasferitosi a Udine, continuava a impegnarsi nell’oreficeria. ... leggi Il 13 gennaio 1342 egli infatti veniva accolto nella fraterna di S. Nicolò dei fabbri di questa città, aperta a maestri di vari mestieri (oltre ai fabbri, proprio nello stesso anno vi si accettavano per esempio Matteo scalpellino da Pistoia, il maestro falegname Giacomo di Pietro da Firenze e il maestro chirurgo Bartolomeo da Treviso). Nella matricola si precisa che allora G. era proprio «habitator Utini». E Bertrando infatti nel 1343 lo investì del possesso di un orto in borgo Villalta, dietro il censo annuale di un cucchiaio d’argento del peso di un’oncia, impegno quanto mai adatto a un orefice. Forse per dimostrare pubblicamente la propria completa dissociazione dai congiurati che a Cividale in casa de Portis avevano attentato al patriarca, dal quale egli aveva ottenuto non lievi benefici, l’orefice il 10 settembre 1348 a Udine fu tra i testimoni al processo della loro condanna in contumacia con bando perpetuo e confisca dei beni. Due successivi episodi, in un periodo ormai posteriore alla morte di Bertrando, dimostrano che la sua situazione economica non aveva subito un tracollo: nel 1358 infatti fu in grado di sborsare 65 marche di denari per acquistare la muta di Udine per un anno; ma soprattutto l’anno successivo figurava tra i sette detentori udinesi di oggetti e preziosi del defunto patriarca Nicolò di Lussemburgo, che evidentemente aveva dovuto cederglieli in pegno dietro prestito. Il 3 maggio il capitano di Udine intimò ai sette di restituire tali depositi all’abate Geraldo del monastero di S. Giorgio Maggiore di Venezia, incaricato a tale scopo dalla Santa Sede; cosa che essi promisero di fare, a patto di essere prima saldati dei loro crediti. Tra le comparse in pubblico di G. al consiglio comunale si segnala quella del luglio 1362, quando prestò assicurazione per Onofrio fratello di Zilio Dalla Moneta. Tale elemento, oltre a ricollegarlo al gruppo dei monetari, lo riaccosta anche a quello di toscani finanzieri, come Sinibaldo dei Bardi, ugualmente interessato a proteggere Onofrio. Sembrerebbero, queste, buone premesse per comprendere come qualche studioso abbia unito il nome di G. con Zanano, pure ricordato come orefice, attestato come maestro della moneta del patriarca Marquardo al saggio del 9 novembre 1367 in Udine, quando custode ne era Bontado e saggiatore l’orefice Gabriele di Pietro Bianco da Venezia, operante in Cividale. Se si trattasse della stessa persona, bisognerebbe aggiungere alla lista delle sue opere note anche altri lavori di oreficeria: il restauro di un calice per ostie per Gemona (1356) e la fattura di una croce (1358). In realtà nei documenti udinesi maestro Zanano o Zananio si trova spesso senza riferimento a un “Iohannes”. Anche nello stesso anno, nello stesso rotolo degli Annales il 13 settembre 1361, il 18 marzo 1362 e il primo luglio dello stesso anno si cita un Zanano, mentre compare “Iohannes Nanni” il 30 maggio e l’8 luglio 1362, in quest’ultima data per l’assicurazione a Onofrio fratello di Zilio Dalla Moneta (lo stesso Zilio di Zanobi che era stato maestro della zecca nel 1351). Questa incertezza è complicata dal fatto che a Udine viveva contemporaneamente un notaio Giovanni da Bologna, assunto anche come scriba degli atti del consiglio comunale della città. È pertanto difficile stabilire, se il nome è privo dell’indicazione di professione, a quale dei due attribuire determinate notizie. Certo un “ser Nanni de Bononia” ebbe un figlio notaio, Pietro, cancelliere del capitano di Udine nel 1368. Se costui fosse figlio dell’orefice, come parrebbe da una segnalazione del 1359 (dove si ricorda tra i testimoni della relazione di un banditore Pietro notaio «filio Iohannis Nanni de Bononia») potremmo concludere che G. il 6 ottobre 1368 era ormai defunto, in quanto Pietro risulta «quondam Iohannis de Bononia».

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Bibliografia

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DI MANZANO, Annali, V, 1865, 161; V. JOPPI, Inventario delle cose preziose lasciate dal patriarca d’Aquileia Nicolò di Lussemburgo, «Archivio storico per Trieste, l’Istria e il Trentino», 1 (1881-1882), 95-106; LOSCHI, Documenti, 31-32; GRION, Guida, App., XI-XV; JOPPI, Contributo quarto, 165; M. BROZZI, Orafi e argentieri a Cividale del Friuli (XIII-XVIII), «Sot la nape», 30/2 (1978), 40; GOI - BERGAMINI, Ori, 162, 174-175; G. BRUNETTIN, Gubertino e i suoi rogiti di cancelleria patriarcale conservati presso la Guarneriana di San Daniele del Friuli (1335, 1337, 1340-1341-1342), Udine, Forum, 2004 (Quaderni guarneriani, n.s., 3); BRUNETTIN, Bertrando, 574, n° 32.

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