IANESI ANGELICA

IANESI ANGELICA (1728 - 1815)

verseggiatrice

Immagine del soggetto

Frontespizio del "Colloquio sopra gli studi delle donne" di Angelica Ianesi, Udine 1774.

A. Francisca, figlia di Giuseppe e di Cassandra Camozzini, fu battezzata a Tolmezzo il 26 gennaio 1728. Pur appartenendo ad una famiglia eminente della Tolmezzo settecentesca (il padre fu gastaldo di Tolmezzo dal 29 giugno 1724), la sua biografia è povera di dati. Sappiamo che fu iscritta alla fraterna di S. Ilario e benefattrice della fraglia della beata Vergine della Consolazione). Uno dei suoi fratelli, Francesco Antonio, chierico di S. Paolo, aveva pubblicato e discusso giovanissimo Propositiones philosophicae dedicate al patriarca Daniele Delfino pubblicato nel 1749 a Udine, per i tipi di Giovanni Battista Fongarino. Non risulta che A. abbia contratto matrimonio. Morì a Tolmezzo il 12 aprile 1815, a ottantasette anni, «singolari pietate ac doctrina praedita». Tra i suoi scritti a stampa, alcuni sonetti d’occasione: per le nozze di Giovanni Manin e Caterina Pesaro (1769); per il quaresimalista veneziano Angelo Rubelli (1771); per la monacazione di Caterina Galvani a Ceneda (1771). Un suo poemetto inedito, intitolato Il caffè, narra in terzine «com’ebbe origo del caffè l’usanza / in su l’inferne rive acherontee»: immagina che alle nozze di Proserpina con Plutone, i diavoli della corte ctonia offrano, quali doni nuziali allo sposo, chi la propaganda tra gli umani del deismo, chi la moltiplicazione all’eccesso delle pompe esteriori nei riti religiosi, con musiche e castrati, a scapito dell’«adesione interna», chi la diffusione del ballo e dell’effeminatezza. Infine Calunnioso propone di diffondere una bevanda adatta insieme al palato di Proserpina e a perdere gli umani: il caffè, che cresce sulle rive d’Acheronte da quando dei «grani di fave» perduti da Enea durante il suo viaggio nell’oltretomba, erano caduti sulla «riva impura», e si erano abbrustoliti. ... leggi Non più di uno scherzo, nel quale tuttavia la I. esercita il suo sarcasmo su obiettivi di non poco conto nel dibattito culturale. Ma l’opera più importante della I. – un libro coltissimo, erudito, ironico, appassionato – è il Colloquio sopra gli studi delle donne in cui si trattano tre questioni importanti. Primo: Se le donne debbano applicarsi a qualche studio; Secondo: Quali studi convengano alle medesime; Terzo: Come debbano essere acconciati i libri necessari alla loro istruzione, pubblicato ad Udine nel 1774. Strutturato come un dialogo tra Cristina di Svezia ed Arete, madre di Aristippo filosofo, cui si aggiunge in un secondo momento Vittoria Colonna, tre esempi illustri di donne colte, il libro è una puntigliosa perorazione della causa dell’istruzione femminile, ed una altrettanto puntigliosa demolizione dei pregiudizi avversi («Non lo studio corrompe le donne, ma l’ozio coll’ignoranza congiunto, il quale ha luogo certamente massime nelle donne nobili e agiate […]»; «Che altro è mai il negare ad una mente ragionevole quella coltura e que’ lumi ch’ella esige come sua natural perfezione e di cui ha bisogno per i movimenti ed azioni sue, se non un volerla, per quanto è in essi, ridotta ad una brutale stupidità?»). Ma l’opera è anche un attacco alla didattica dei tempi, a quel modo mnemonico, irto di regolette e di eccezioni, insipiente ed inefficace con cui si insegnavano allora logica, morfologia e sintassi («Altro è notare le maniere capriciose della lingua, altro è il distendere una grammatica tutta capriciosa, come quasi per intero le usate sono»); un attacco alla gerarchia delle discipline allora in voga, che trascurava l’agricoltura, la medicina, il commercio a favore delle più astruse figure della retorica; propone una sorta di proto-femminismo temperato e un temperato egualitarismo («Io so bene che tutti gli uomini sono eguali, e per condizione di natura niente s’innalza il re sopra il bifolco, ma dacché il peccato introdusse sulla terra l’ineguaglianza delle condizioni come un male necessario […]»); ed è pienamente illuminista nell’elogio della ragione e fiducioso dei benefici effetti che essa avrebbe potuto portare alla società. La I. dimostra una conoscenza non peregrina di autori discussi e di opere anche proibite: l’Emilio di Rousseau, lo Spirito delle leggi di Montesquieu, gli Avvertimenti al popolo per la sua salute di Tissot, e ancora Montaigne, Voltaire, Baretti, Genovesi, Parini, Muratori, Rollino. Infine, ella appare singolarmente attenta all’uso delle parlate locali nella scuola, come strumento didattico rilevante («Di codesti libri converrebbe del pari, come de’ latini antichi, farsene ridire il contenuto dagli scolari in lingua del paese e rilevare di mano in mano le proprietà di lingua […] sol che le maestre o maestri abbiano cura di farli ridire nella lingua del paese, quando fosse differente dalla toscana pura, e senza libro dianzi, le cose lette […]»). Insomma, un libro pionieristico e ingiustamente negletto; del quale non si può non avvertire la consonanza con la volontà di quelle donne che negli stessi anni in Carnia disponevano legati e lasciti per l’istituzione di scuole femminili: Zanetta de Giudici vedova Battirame di Cercivento (1783) oppure Maddalena De Crignis vedova Provino (1804).

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Bibliografia

Archivio parrocchiale di Tolmezzo, Registri canonici, Liber baptizatorum Tulmetij ab anno 1696 ad annum 1750, 116; Ibid., Liber mortuorum 1750-1821, 148; ASU, Gortani, 4, f. 62 (Gastaldi e conti della Carnia); ms BCU, Principale, 172, Il caffè, poema d’Angelica Janesi, 1769.

[A. JANESI], Poesie per le gloriose nozze dell’eccellenze loro il nobil uomo conte Giovanni Manin e la nobil donna Caterina Pesaro, Venezia, Zatta, 1769; ID., Raccolta di componimenti poetici in lode del sig. Abbate d. Angelo Rubelli viniziano mentre compie il di lui eloquente, e fruttuosissimo Quaresimale l’anno MDCCLXXI nella arcidiaconal chiesa di Tolmezzo, Udine, Gallici, 1771; ID., Poetici applausi alla signora Catterina Galvani che veste l’abito religioso di s. Agostino nel insigne monistero del Gesù in Ceneda col nome di Maria Agostina, Udine, Gallici, 1771; Colloquio sopra gli studi delle donne in cui si trattano tre questioni importanti. Primo: Se le donne debbano applicarsi a qualche studio; Secondo: Quali studi convengano alle medesime; Terzo: Come debbano essere acconciati i libri necessari alla loro istruzione, Udine, Gallici, 1774.

G. FERIGO - C. LORENZINI, Una premessa, in C. PUPPINI, Tolmezzo. Storia e cronache di una città murata e della Contrada di Cargna. Il Settecento, Udine, CO.EL., 2001, 32-34.

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