LAZZARINI GREGORIO (1656-1730)

LAZZARINI GREGORIO (1656-1730)

pittore

Immagine del soggetto

Lazzarini, Annunciazione (Concordia, cattedrale).

Nacque a Venezia nel 1656 da Santo e Caterina Pedrinelli. Allievo in laguna dapprima del genovese Francesco Rosa e in seguito di Pietro della Vecchia e Gerolamo Forabosco, fu a sua volta maestro di valenti artisti quali Gaspare Diziani e, soprattutto, del giovane Giambattista Tiepolo. Si spense, stanco e malato, nel 1730 a Villabona Veronese in casa del fratello Antonio arciprete di quel luogo. Autore di una pittura lucente e levigata, di salda struttura classicista, in questo discorde dall’impeto proprio della pittura veneta e piuttosto pertinente a quella bolognese, L. fu pittore estraneo a ogni ridondanza e alquanto compreso nell’idea del bello, tanto da essere definito dal Da Canal, suo biografo, il ‘Raffaele veneziano’. Ritenuto uno dei maggiori esponenti della pittura veneta compresa tra la fine del diciassettesimo secolo e i primi decenni del susseguente, L. licenziò un gran numero di opere per collezionisti europei, italiani e veneziani (Giustinian, Labia, Widmann…), per chiese e palazzi di Venezia (celebre è il ciclo di sei tele atteso nel 1694 a decoro dell’arco trionfale di Francesco Morosini in Palazzo Ducale) e in molte località d’Italia. Il pittore fu ben attivo anche in terra friulana ove le fonti enumerano un’ottantina di dipinti, dei quali circa settanta nel concordiese, qui espressamente realizzati. Siffatta nutrita attività è plausibilmente riconducibile ai legami parentali esistenti tra l’artista e la comunità di Cinto, luogo prossimo a Portogruaro e inclusa nella diocesi di Concordia. … leggi La famiglia di Caterina Pedrinelli, madre del pittore andata in sposa a Venezia al barbiere Santo Lazzarini, era originaria di Cinto. ... leggi I documenti attestano che Santo nel 1674 era proprietario di un terreno in quella località, verosimilmente parte della dote portata in laguna dalla consorte. Questo appezzamento venne in seguito venduto al ramo dei Tiepolo giurisdicenti del paese e quindi riacquistato da Gregorio tramite un «negotio di quadri». Sul finire del Seicento il pittore acquistò terreni, fabbricati e una casa domenicale tra i paesi di Cinto e Settimo, inoltre per circa vent’anni ebbe a rivestire la carica di procuratore della chiesa di Cinto per la quale, peraltro, realizzò vari dipinti. Tra i molti lavori espletati per il Friuli si rammentano quelli per il nobile Francesco Zamboni di Portogruaro, nella cui casa Gregorio e sua moglie furono ospiti per lungo tempo, per i Tiepolo a Cinto e per i Cattaneo di Pordenone. Molteplici furono i dipinti eseguiti per le chiese del Friuli concordiese, dalla cattedrale di Concordia alla chiesa dei francescani di Portogruaro, dall’abbazia di Sesto al Reghena ai conventi di San Vito al Tagliamento, a Cordovado. Giova altresì ricordare che proprio tale marcata presenza di L. in terra friulana, deve aver agevolato anche l’attività qui espressa dalla sorella Elisabetta, dal fratello Giacomo e dal nipote Santo. «Era molto versato nella storia e nella mitologia…», così ancora il Da Canal ci ragguaglia sulla notevole cultura che sorreggeva il L., artefice in grado di fissare magnificamente su tela, con pennellata levigata e lucente, storie e miti del passato.


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Bibliografia

Bibliografia riferita al Friuli: V. DA CANAL, Vita di Gregorio Lazzarini, Venezia 1809; M. ZAMPER, Dipinti inediti di Gregorio Lazzarini, «Arte in Friuli Arte a Trieste», 7 (1984), 75-86:78; ID, Il pittore Gregorio Lazzarini e Paolo Vallaresso vescovo di Concordia, in Studi su Portogruaro e Concordia, Udine, Arti Grafiche Friulane, 1984, 133-142:138; M. DE VECCHI, G.P. DEL GALLO, Gregorio, Elisabetta e Santo: tre artisti alle origini della famiglia Lazzarini, in Cinto Caomaggiore e la sua storia, Spoleto, Del Gallo, 2000, 217-251; P. GOI, F. DELL’AGNESE, Itinerari d’arte. Il Sei e Settecento nel Friuli occidentale, Pordenone, Provincia di Pordenone, 2008, 119; S. ALOISI, Dipinti di Gregorio Lazzarini et familia per il Friuli concordiese, «Atti del’Accademia di San Marco di Pordenone», 17 (2015), 527-543.

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