LEPRE BRUNO

LEPRE BRUNO (1920 - 2006)

politico, notaio

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Il senatore Bruno Lepre.

Nacque ad Ovaro, in Carnia, l’11 febbraio 1920. Laureato in lettere ed in giurisprudenza, risiedette a Tolmezzo dove esercitò la professione di notaio. Proveniente dal Partito d’azione, si iscrisse al Partito socialista italiano (PSI) nel 1946. Fu membro del Comitato di liberazione nazionale della Carnia e direttore del giornale della Liberazione «Carnia». In questa veste promosse sul giornale un ampio dibattito politico-culturale che sfociò in seguito nella costituzione della Comunità carnica, il consorzio dei comuni montani che fu la prima forma di autogoverno della montagna friulana e fu da modello per le comunità montane, istituite con la legge 1102 del 1971. L., membro della Commissione per lo statuto della Comunità carnica, avrebbe ricordato e fatto tesoro di questa esperienza quando, più tardi, partecipò ai lavori parlamentari per l’approvazione della legge. Consigliere comunale di Ovaro per il PSI nel 1946, nel 1947 era vicepresidente della Comunità carnica, carica che ricoprì fino al 1951; presidente dell’ospedale civile di Tolmezzo, nel 1960 venne eletto consigliere provinciale. Fu capogruppo del PSI a palazzo Belgrado e, nel gennaio 1965, vicepresidente ed assessore all’istruzione della provincia di Udine. Fu anche presidente del Consorzio provinciale dell’istruzione tecnica e rappresentante dell’amministrazione provinciale nel Consorzio universitario friulano. Nel 1968 venne eletto deputato nella circoscrizione di Udine e ricoprì la carica di vicepresidente della “Commissione dei Trenta” per i decreti delegati della riforma tributaria. Fece parte della Commissione lavori pubblici e della Giunta delle elezioni. Il 7 maggio 1972 fu rieletto deputato per il PSI nella circoscrizione di Udine e, contemporaneamente, senatore nel collegio di Tolmezzo, raggiungendo, con la cifra individuale del 19, 12 per cento, la terza più alta percentuale del partito in Italia. ... leggi Optò per il seggio al Senato. Divenne sottosegretario di Stato agli Interni nel IV e V governo Rumor; successivamente fece parte della Commissione affari costituzionali ed interni. Fu presentatore della legge che concesse la maggiore età ed il voto ai diciottenni; di quella che ridusse ad un anno il servizio di leva e di quella che istituì i consigli di quartiere e di frazione. Quello che oggi appare un dato scontato e del tutto normale – votare a diciotto anni – ebbe allora bisogno di una lunga battaglia. La prima proposta di legge per concedere il voto ai diciottenni risale al 1967 e portava la firma del sen. socialista Pellicani. Nel novembre 1968 L. presentò la sua proposta che era più ampia e che, senza bisogno di un iter di approvazione complesso (si trattava di cambiare gli articoli 48 e 58 della Costituzione), prevedeva una semplice modifica del Codice civile, in modo da spostare il limite della maggiore età al compimento del diciottesimo anno, con la conseguente acquisizione della capacità di agire. Fino al momento dell’approvazione della legge esisteva un’evidente contraddizione: in Italia a diciotto anni si poteva già fare testamento, si era penalmente imputabili, si potevano stipulare contratti di lavoro ed esercitare i diritti conseguenti. Alla stessa età si veniva arruolati, se abili, nell’esercito. Ad un’età ancora inferiore (sedici anni per l’uomo, quattordici per la donna) si poteva contrarre matrimonio e divenire genitori “naturali”, compiendo personalmente il riconoscimento della prole. Se un cittadino a diciotto anni poteva compiere autonomamente atti essenziali ai fini della sua presenza dinamica nella società, non si capiva perché non potesse concorrere col suo voto a determinare la linea politica generale da cui dipende proprio la sua presenza attiva nella società civile. Evidentemente i fatti succedutesi in quegli anni nel mondo giovanile, che avevano visto i giovani protagonisti di importanti battaglie democratiche nelle scuole e sul posto di lavoro, se da un lato testimoniavano il raggiungimento di una chiara maturità, dall’altro, soprattutto agli occhi delle forze conservatrici, costituivano sul piano elettorale un’incognita e un possibile pericolo per i rapporti di forza stabiliti tra i partiti. Di fronte agli ostacoli frapposti all’approvazione della legge, L. insistette nel riproporla anche all’inizio della seguente legislatura, fino a che, nella primavera del 1975, quasi tre milioni e mezzo di giovani riuscirono ad esercitare il diritto di voto attivo per la prima volta. Rieletto senatore sia nel 1976 (con la seconda cifra individuale del Partito socialista in Italia, 21, 13 per cento) che nel 1979, fece parte della Commissione affari costituzionali. Fu presentatore di varie leggi, tra le quali: la riforma delle servitù militari, l’esonero dal servizio militare e servizio civile sostitutivo per i giovani di leva del Friuli terremotato, provvidenze ed interventi per le popolazioni terremotate del Friuli. L’esonero dal servizio di leva dei giovani terremotati fu il primo esempio in Italia di un tale intervento in occasione di una calamità naturale. La legge di riforma delle servitù militari, approvata nel 1976, ebbe un particolare significato per la regione Friuli Venezia Giulia, dove era dislocato, fino all’inizio degli anni Novanta, un terzo dell’esercito italiano: furono liberati, infatti, gran parte dei terreni sottoposti a tali vincoli, che di fatto compromettevano lo sviluppo dei settori produttivi. Le decisioni in materia, un tempo arbitrariamente gestite dalle autorità militari, senza alcuna tutela delle comunità locali, furono da allora assegnate ad una Commissione regionale composta da militari e rappresentanti dell’amministrazione civile. Altro importante intervento fu il contributo dato per la ratifica del trattato di Osimo, con il quale, grazie agli emendamenti presentati da L., di fatto si anticipò la “legge per le aree di confine” e la incentivazione dei settori produttivi della fascia posta tra l’Italia e la Jugoslavia. Nelle vesti di vicepresidente della Commissione speciale per il terremoto in Friuli, L. si adoperò perché si provvedesse, oltre che alla ricostruzione degli edifici distrutti, anche allo sviluppo del territorio, prevedendo interventi concreti per eliminare le cause storiche del sottosviluppo e dell’isolamento dell’area friulana terremotata. Dopo aver fatto parte della Commissione difesa del Senato, ne divenne presidente per tutta la legislatura conclusasi nel luglio 1983, promuovendo, tra l’altro, la legge per il congedo dei giovani di leva che avevano chiesto di effettuare il servizio sostitutivo presso i vigili del fuoco e quella per il servizio civile sostitutivo di quello militare per gli obiettori di coscienza. Non fu ricandidato dal partito alle elezioni politiche del 1983. Nel 1988 venne eletto consigliere della Regione Friuli Venezia Giulia, portando il suo contributo di esperienza nella legislatura conclusasi nel 1993. In questo periodo fece parte dell’ufficio di presidenza e dedicò particolare impegno agli interventi per l’incremento dei settori produttivi della montagna. L. morì a Tolmezzo il 16 settembre 2006.

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Bibliografia

B. LEPRE, La Carnia e il Friuli in Parlamento nell’Italia degli anni difficili, s.l., Coordinamento dei circoli culturali della Carnia, 1996; ID., Memorie di un socialista della montagna, Udine, Campanotto, 1996. P. LENARDUZZI, È morto il senatore Bruno Lepre, «MV», 17 settembre 2006.

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